La storia di Lucera (Cap. VIII) – Lucera tra Caio Giulio Cesare e Gneo Magno Pompeo

La Repubblica Romana, con l-apparire sulla scena politica e militare di Cesare e Pompeo, ebbe i giorni contati perché questi due grandi e ambiziosi condottieri pur di impossessarsi, con mezzi illeciti o leciti, del potere, riuscirono ad imporre una guerra civile che portò morte e distruzioni in molti paesi.


Non tocca a noi parlarne delle cause e degli errori non solo dei due contendenti ma anche del Senato, in quanto intendiamo restringere l-attenzione al ruolo che ebbe la Città di Lucera in tale frangente.


Gneo Pompeo detto Magno (grande) per le sue imprese condotte da grande stratega rientrò a Roma e, visto il successo di Cesare nelle Gallie, cominciò a nutrire un certo rancore anche perché era suo intendimento essere l-unico a prendere in mano la conduzione della Città. Lo stesso pensiero percorreva la mente di Cesare che si trovava a Ravenna e si muoveva verso Roma per divenire il dominatore assoluto.


Il Senato elesse Pompeo Capitano Generale della Repubblica e questo suscitò non poche ire e perplessità nell-altro contendente Cesare che, tra l-altro, era il suocero di Pompeo, in quanto costui aveva sposato la figlia  Giulia. Ma Giulia, nel momento in cui questi avvenimenti accadevano, era già defunta, per cui Cesare non aveva più alcun vincolo di parentela con Pompeo che, nel frattempo, aveva sposato Cornelia, figlia di Lucio Scipione, nominato a sua volta Console da Pompeo all-atto della sua nomina a Capitano Generale.


Cesare, come detto, deluso dalle decisioni prese dal Senato, avendo a disposizione un  esercito molto agguerrito, marciò su Roma (49 a.C.), oltrepassando il Rubiconde in armi e non tenendo conto delle leggi che vietavano un simile abuso.


Pompeo, che avrebbe dovuto affrontare Cesare per ostacolare il suo cammino verso Roma, anziché attaccarlo, abbandonò la Città e si recò a Capua, da dove poi proseguirà per Lucera, perché ritenuta più sicura. (P. Orosio – Lib. 16 cap.15: ?. et ex Marcelli Consulis auctoritate ad Legiones, quae apud Luceriam erant, Pompejus cum imperio missus est).


Pompeo dichiarò Lucera sua piazza d-armi e chiese alla Città quattordici coorti di soldati (17.500 uomini, essendo ogni coorte composta da 50 manipoli e ogni manipolo di 25 soldati) per potenziare il suo esercito. Questa richiesta la dice lunga sulla grandezza e la potenza di Lucera a quel tempo. (Pompeo a Domizio – Neque ex omnibus oppidis contrahere copias expedit; ne susceptam amittam, itaque non amplius quatuordecim cohortes Luceriam coeggi). Inoltre ritenne opportuno riunire anche le milizie sparse nelle diverse colonie, per cui scrisse al Proconsole Domizio di abbandonare Corfinio, Città dei Peligni, e di portarsi immediatamente a Lucera. Lo stesso ordine venne dato ai Consoli che dimoravano a Capua. Invitò, poi, il suo amico Cicerone, che si trovava a Formia, a raggiungerlo a Lucera per essere tranquillo e sicuro da ogni pericolo. (Cicerone – A Pomponio Attico, lib. 8: Gneus Pompejus Proconsul. M. Ciceroni Imperatori suo. S. D. Quintus Fabius ad me venit ad IIII. quas Vibullius adduxit ad me iter habere. Habuisse in animo proficisci Corfinio, et ad V. Idus Februarii C. Hirum cum V cohortibus subsequi. Censo ad nos Luceriam venias, nam te hic tutissime puto fore. Vale.


Tu censo Luceriam venias nusquam erit tutius).


Mentre Cicerone era in viaggio per Lucera venne a sapere che Cesare era in marcia, non si sa bene, se verso Capua o verso Lucera, per cui preferì ritornare a Formia, dandone di questo notizia all-amico Pompeo. (Cicerone – A Pomponio Attico Lib. 8 Ep. 3: Eum si nunc sequor, quondam? Cum illo, non: ad quem cum essem profecturus, cognovi in his locis esse Caesarem, ut tuto Luceriam venire non possem? Ego autem, cum esset incertum iter Caesaris, quod vel ad Capuam, vel ad Luceriam iturus parabatur, Leptam ad Pompejum misi, et litteras: ipse ne quo inciderem reverti Formias).


Pompeo, intanto, dimorava in Lucera e, venuto a sapere che Domizio, tradito dai suoi amici più cari, era stato consegnato a Cesare insieme alla Città di Corfinio, sapendo che il suo esercito era numericamente inferiore a quello di Cesare, si spostò prima a Canosa e poi a Brindisi, lasciando il suocero Lucio Scipione, con il titolo di Prefetto, a presidiare la piazza d-armi di Lucera con quattro coorti. (Cesare – De Bello Civil. lib. 1: Pompejus iis rebus cognitis, quae erant ad Corfinium gestae, Luceria proficiscitur Canusium, atque deinde Brundusium).


Cesare, giunto a Corfinio, vi si fermò per qualche tempo per riposarsi, indi si portò in Puglia e, giunto nei pressi di Lucera, La intimò di arrendersi, altrimenti l-avrebbe punita in modo assai esemplare con la messa a ferro e fuoco. (Cicerone – A Pomponio Attico lib. 8 Ep. XI: Conculcari, inquam, miseram Italiam videbis proxima aestate ab utriusque Mancipiis ex omni genere collectis: nec tam proscritto pertinescenda, quae Luceriae multis sermonibus denuntiata est, quam universale interitus, tantas in confligendo utriusque vires video futuras).


Il Prefetto Lucio Scipione, intanto, aveva abbandonato Lucera con le sue quattro coorti, anche perché era a conoscenza di quale formidabile armata fosse a disposizione di Cesare. La paura si impossessò di lui, per cui fuggì da Lucera e si rifugiò ad Adria,  per poi ricongiungersi con il genero Pompeo. Anneo Lucano nel De Pharsalia lib. XI lo bollerà come vile e traditore: Tu quoque commisse nudatam defensis arcem Scipio Luceria quamque fortissima pubes. His sediat castris; iam pridem Caesaris Armis Parthorum seducta metu qua Gallica damma. Supplevis suocero Romani sanguinis usum.


Lucera, abbandonata a se stessa e priva del presidio militare, aprì le porte e Cesare che, non trovandovi ostacoli, entrò come trionfatore con le sue legioni. Dopo pochi giorni dall-arrivo, riprese ad inseguire Pompeo mettendosi in marcia con l-esercito verso Brindisi. Ma Pompeo, imbarcatosi su alcune navi con le sue truppe, veleggiava già verso la Grecia.


Pasquale Zolla  

























































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