La storia di Lucera (Cap. VII) LUCERA DURANTE LA SECONDA GUERRA PUNICA

Annibale, sconfitti in Toscana i Romani (217 a.C.) guidati dal console Caio Flaminio, che perse la vita in battaglia, non ritenne opportuno attaccare Roma e si portò nel Piceno. Quivi giunto, decise di portarsi in Puglia, fermandosi con l-esercito tra Arpi e Lucera, che, tra l-altro, si mostrarono ostili al nuovo venuto, tanto che, grazie ad una strenua resistenza, convinsero il terrore dei Romani ad allontanarsi.


Scarseggiando in vettovaglie, Annibale inviò in giro per la Puglia esploratori per sapere ove potersi approvvigionare. Informato che Lucera e Gerione avevano granai ben forniti e, sapendo che la prima era una città fortificata con un ingente contingente di soldati romani, decise di recarsi a svernare nella seconda località. (Polibio – Lib. 3: Annibal, cum per esploratores cognovisset maximam frumenti copiam esse Luceriae, ac Geryonae, propterea Geryonem optissimum stationi locum esse, eo traducere castra in hyberna decrevit).


Gerione si oppose con ogni mezzo all-armata cartaginese ma, vinta, venne messa a ferro e fuoco. Vennero lasciati indenni solo i granai pieni di frumento.


Il Senato, intanto, nominò Dittatore Quinto Fabio Massimo che, con un grande esercito, si portò immediatamente in Puglia nelle vicinanze dove alloggiava l-esercito nemico. Egli fu molto prudente, temporeggiò poiché riteneva non opportuno attaccare la potente armata cartaginese. In attesa di eventi propizi, il suddetto Dittatore fu costretto però a ritornare a Roma per i Comizi. Lasciò il comando al suo maestro dei cavalieri Quinto Minuzio Rufo, consigliandolo di evitare lo scontro con l-armata nemica. Ma il consiglio rimase tale, perché quest-ultimo, dopo alcune scaramucce favorevoli nei pressi di Gerione, decise di battagliare in campo aperto con il nemico. Fortunatamente Quinto Fabio Massimo, di ritorno da Roma, riuscì a soccorrere il suo maestro dei cavalieri, mutando le sorti del combattimento a favore dei Romani.


Terminata la dittatura di Quinto Fabio Massimo, l-esercito venne affidato ai consoli Gneo Servilio e Marco Attilio, i quali applicarono la stessa tattica del loro predecessore. Tale tattica innervosì Annibale che pensò di ritornare nella Gallia. Ma fu solo un-idea, perché restò quivi.


Nel 216 a.C. i consoli Paolo Emilio e Caio Terenzio Marrone si portarono con un grosso esercito in Puglia per attaccare Annibale il quale, essendo privo di vettovaglie e acqua, si portò a Canne, nei pressi del fiume Ofanto, ove c-era la raccolta delle messi. I suddetti consoli lo seguirono e ingaggiarono un combattimento che segnò la disfatta dell-esercito romano. Vi perirono 45.000 fanti e 2.700 cavalieri e altrettanti collegati, il console Lucio Emilio e due questori: Lucio Attilio e Lucio Furio Bibaculo; 21 tribuni militari e persone di notevole importanza consolare e pretoria, tra cui Gneo Servilio Germino e Minucio e 80 senatori. Vennero fatti, inoltre, prigionieri, 3.000 fanti e 300 cavalieri.


Gli Atellani, i Calatini, gli Irpini, gli Appuli, i Sanniti, i Bruzii, i Lucani, i Tarantini, i Metapontini, i Crotonesi, i Lo cresi e i Galli della Cispadania, venuti a conoscenza della disfatta, si ribellarono a Roma, ma Lucera Le rimase fedele.


La disfatta romana si diffuse anche tra i popoli sottomessi ai romani, i quali cercarono subito di approfittare della situazione unendosi ai vincitori per liberarsi una volta e per sempre dallo strapotere di Roma.


Filippo, re dei Macedoni, mandò subito ambasciatori ad Annibale per stipulare un trattato a danno dei Quiriti. Ma gli ambasciatori macedoni vennero presi e condotti dal pretore Marco Valerio Levino, che si trovava nei pressi di Lucera. (Tito Livio – Lib. 23 cap. 26   ? qui vitantes portus Brundusinum, Tarentinumque, quia custodiis navium Romanorum tenebantur: ad Laciniae Junonis templum in terram egressi sunt: inde per Apuliam petentes Capuam, media in presidia Romana illati sunt, deductique ad Marcum Valerium Laevinum Praetorem, circa Luceriam castra habentem. Ibi intrepide Xenophanes legationis princeps?).


Senofane, capo della legazione macedone, fece credere al detto Pretore che era diretto a Roma per trattare con i consoli Quinto Fabio Massimo e Tito Sempronio Gracco e con il Senato in quanto re Filippo intendeva stringere un nuovo patto di amicizia con Roma.


Marco Valerio Levino credette alle sue parole e mise a disposizione di detta legazione una scorta per recarsi a Roma, ma questi riuscirono ad eludere la sorveglianza della scorta e si recarono al campo di Annibale, con il quale stipularono un trattato di pace e di amicizia.


Sulla strada del ritorno, però, Senofane e l-intera delegazione vennero catturati e condotti prigionieri a Roma.


Annibale, intanto, oziava in Capua e diede ordine al suo generale Annone di devastare le terre dei Bruzii, perché aveva in mente di tornare ad Arpi.


Il console Quinto Fabio Massimo, venuto a conoscenza della partenza di Annone, si portò in Campania per distruggere quelle località che avevano ben accolto il Cartaginese. L-altro console Tito Sempronio Gracco, battuto Annone nei Bruzii, si portò a Lucera per frenare l-avanzata di Annibale che si era trincerato in Arpi. Inoltre spedì Marco Valerio Levino a vigilare le coste salentine, per impedire lo sbarco di eventuali aiuti da parte macedone.


Nel 213 a.C. vennero fatti consoli Quinto Fabio Massimo IV e Marco Claudio Marcello III che ebbero a comandare due legioni ciascuno. Altre legioni vennero inviate nella Gallia, in Sicilia e in Sardegna. Tiberio Gracco, invece, ebbe l-incarico di custodire Lucera con due legioni.


Annibale, intanto, ritornò a Capua, fermandosi a Tifato. Quinto Fabio Massimo lo seguì, dando ordine a Tiberio Gracco di lasciare Lucera e di portarsi contro Annone che si trovava nei pressi di Benevento. L-ordine venne eseguito e, colà giunto, battagliò con il nemico riportando una grande vittoria.


Quinto Fabio, figlio del console e dittatore Fabio Massimo, venne inviato come pretore in Lucera, ove compì diverse escursioni militari a lui favorevoli: espugnò Acua ed Erronea, che si erano mostrate benevoli verso Annibale. Fatto a sua volta console, ritornò a Lucera, assediò Arpi e la sottomise di nuovo a Roma.


Annibale, saputo della presa di Arpi da parte dei romani, per vendicarsi assediò e sottomise Taranto, grazie anche ad alcuni traditori che no vedevano di buon occhio lo strapotere romano. Quinto Fabio, però, a sua volta, incalzò l-esercito cartaginese senza dargli un momento di tregua. Battè di nuovo Annone nei pressi di Benevento, mentre il pretore Gneo Fulvio sottometteva molti popoli pugliesi che si erano messi dalla parte dei cartaginesi.


Nel 209 a,C., sotto i consoli Quinto Fabio Massimo V e Fulvio Flacco IV, Roma impose alle Colonie l-invio di soldati e nuove tasse. I rappresentanti in Roma delle Colonie di Ardea, Nepi, Sutri, Alba, Circelli, Carseolo, Sessa, Sora, Sezia, Cale, Narni e Interamna si rifiutaro di adempiere all-imposizione romana. Le rimanenti Colonie, compresa Lucera, aderirono alla richiesta. Anzi disposero di inviare un numero maggiore di soldati di quanto richiesto da Roma. Tito Livio nel lib. 27 cap. 12, così scrive: Ne nunc quidem post tot specula sileantur, fraudanturve laude sua, Signini fuere et Norbani, Siticulanique et Brundusini, et Fregellani et Lucherini, et Venusiani, et Ariani, et Frimani, et Ariminenses, et ab altero mari, Pontiani et Paesani et Cossani, et mediterranei, Beneventati et Aesernini et Spoletani, et Piacentini et Cremonenses. Harum Coloniarum subsidio, tum imperium Pop. Rom. stetti, iisque gratiae et in Senatu, et apud populum actae.


Queste Colonie, in seguito, chiesero gli stessi diritti e privilegi dei romani, ovverosia  lo -jus quiritium-, ma Roma non volle cedere a queste richieste e i Marsi per primi e molti altri popoli citati, tranne Lucera, si unirono e formarono un grande esercito per combattere contro Roma (90 a.C.).


Roma vedendosi minacciata dall-esercito delle Colonie ribelli guidato dai consoli Quinto Pompedio Silone dei Marsi e Papio Mutilo dei Sanniti, spedì il consoleRutilio contro i Marsi e Lucio Giulio Cesare nel Sannio, accompagnati da grandi condottieri, quali: Quinto Metello Pio, Apione, Mario, Silla, Gneo Pompeo Stradone, che sconfissero i ribelli arrecando gravi danni nei loro territori. Anche Lucera subì danni durante gli scontri.


La guerra, detta Marsica, durò fino a quando Giulio Cesare fece confermare dal Senato una legge nella quale veniva chiaramente esplicitato che a tutti i popoli alleati di Roma veniva consessa la cittadinanza romana (89 a.C.).


                              


PASQUALE ZOLLA


 


 


 





















































 CAPITOLO I


CAPITOLO II


CAPITOLO III


CAPITOLO IV


CAPITOLO V


CAPITOLO VI


CAPITOLO VII


CAPITOLO VIII


CAPITOLO IX


CAPITOLO X


CAPITOLO XI


CAPITOLO XII


CAPITOLO XIII


CAPITOLO XIV


CAPITOLO XV


CAPITOLO XVI


CAPITOLO XVII


CAPITOLO XVIII


CAPITOLO XIX


CAPITOLO XX


CAPITOLO XXI


CAPITOLO XXII


CAPITOLO XXIII

Facebook
WhatsApp
Email
Chi sceglieresti come sindaco per il futuro di Lucera?