Al termine l-XI edizione della Festa di Liberazione
Lucera, 6 agosto – Anche quest-anno la Festa di Liberazione, giunta a Lucera alla sua XI edizione, ha tenuto fede al suo impegno sociale nei confronti di temi scottanti e di estrema attualità. Oltre ai consueti appuntamenti con stand gastronomici, proiezione di film ed appuntamenti musicali, il programma di eventi stilato dalla locale sezione -Gramsci- del Partito della Rifondazione Comunista ha previsto uno spazio dedicato ad incontri e dibattiti: -Il centro sinistra a Lucera: quale programma per un futuro governo della città- (01/08), -Il disagio giovanile a Lucera- (04/08) ed, infine, -I centri di permanenza temporanea- (05/08).
L-appuntamento di ieri, 5 agosto, ha dunque affrontato il cruciale problema dei flussi migratori attraverso l-ottica di uno strumento, i centri di permanenza temporanea (CPT), che i governi di destra e di sinistra, appoggiati dai media di massa, hanno confermato come naturale soluzione all-accoglimento dei popoli migranti in fuga da guerre, carestie, povertà e fame.
Evidentemente così naturali non sono questi strumenti introdotti nel 1998 dalla Legge Turco-Napolitano, spesso al centro di polemiche e recentemente sotto i riflettori per un grosso scandalo dopo lo scoop di un coraggioso giornalista de -L-Espresso- che ha appurato dall-interno le condizioni in cui vengono gestiti questi luoghi, spacciandosi per un immigrato clandestino e vivendo sulla sua pelle l-esperienza dell–internamento-. Ci permettiamo di utilizzare questa parola dura, orrenda, evocatrice dei delitti più atroci contro l-umanità, proprio perché essa rende al meglio l-idea che trapela prepotentemente ed inequivocabilmente dal libro presentato ieri in occasione del dibattito sui CPT: -Lager italiani- di Marco Rovelli, edito da Rizzoli, con prefazione di Erri De Luca e postfazione di Moni Ovadia.
L-autore, presente al dibattito, ha inteso ripercorrere -storie di donne e di uomini segregati senza ragione-, documentate attraverso -le denunce di organizzazioni internazionali come Amnesty International e Medici Senza Frontiere, ma soprattutto, per la prima volta si dà voce ai reclusi senza colpa dei CPT-.
Scrive a proposito Moni Ovadia, studioso, musicista e scrittore di fama internazionale: -I CPT sono dei lager veri e propri. Leggendo questi racconti straordinari prendiamo coscienza di quanto la nostra pseudodemocrazia consumista conviva con l-eredità totalitaria nazifascista-.
Alla luce di queste premesse è, pertanto, un libro che consigliamo, prima di tutto per un informazione -diversa-, ma anche per arginare quella deriva xenofoba che molti media, allineati con i potenti di turno, insidiano con successo nei -consumatori di informazione di bassa qualità- per avallare politiche sull-immigrazione che non risolvono alcun problema, quanto piuttosto ne generano di nuovi, talvolta legati alla negazione dei più elementari diritti umani.
(Sergio Proculo)



















