In origine la Colonia indicava un agglomerato di cittadini che si trasferivano da una contrada ad un-altra, ai quali venivano assegnati terreni da coltivare. Il concetto, quindi, è quello di uno stanziamento di un popolo in un altro paese che conserva legami di amicizia e di sudditanza con la madrepatria. Per cui la Colonia non è un-emigrazione, la quale è semplicemente un allontanamento dal proprio paese, né l-occupazione di una terra con la violenza, ma un movimento di massa da un posto ad un altro. Bisogna dire, però, che nei tempi antichi le emigrazioni e le conquiste sono state la fonte per fondare Colonie, che, però, non costituivano Colonie. I primi a costituire Colonie lungo le coste del Mediterraneo furono i Fenici e, dopo la guerra di Troia, anche la Grecia. Roma, sotto di Romolo, adottò il sistema delle Colonie inviando suoi concittadini ad abitare in quelle Città che erano ritenute più opportune per il bene dell-impero. Si dice, tra l-altro, che Romolo promulgò una legge nella quale era scritto che i popoli conquistati non dovevano essere schiavizzati, ma dovevano solo dare ai romani parte del loro territorio. (Einnecio: Solebant enim Romani, ex Romuli istituto, non servitute muctare oppia bello capta, sed saepe in eo Colonos ex Urbe deducere, qui locis istis loco praesidii essent. – In add. ad lib. 1 Antiq. Rom. cap. 5 num. 124). Con l-avvento della Repubblica Roma inviò come coloni i popoli latini sottomessi, per cui le Colonie furono dette Latine, che qualche tempo dopo divennero Romane, in quanto gli stessi romani uscirono dalla Città e si stabilirono altrove. Le prime ebbero solo il -jus Latii-, ovverosia potevano partecipare al diritto del suffragio stando in Roma e, su invito del Senato, all-elezione dei magistrati. Le seconde, invece, avevano il diritto dei Quiriti -jus Quiritium-, con tutti i privilegi dei cittadini di Roma, ovverosia: essere iscritti nel libro del censore, essere ammessi nelle legioni, votare nelle diverse assemblee del popolo, nei comizi curiati, centuriati e tributi, di esercitare le cariche della repubblica e di osservare le cerimonie religiose. Avevano, inoltre, i diritti privati di libertà, di famiglia, di matrimonio, di legittima proprietà. Si governavano secondo le leggi della repubblica, avevano propri senatori detti decurioni, i duumviri, che erano i principali magistrati e godevano dello stesso potere dei consoli, i pretori, i censori, gli edili, i questori e i sacerdoti. Costruivano templi, terme ed altri edifici pubblici simili a quelli della madrepatria e avevano, altresì, la rocca, il circo e l-anfiteatro. La Colonia Romana era, quindi, una piccola immagine della grande e potente Roma e Lucera fece parte delle seconde con tutti i diritti e i privilegi suddetti. Lucera venne fatta Colonia togata da un Senato Consulto e furono inviati 2500 cittadini romani di origini illustri e nobili che si spostarono in questa Città con tutte le loro famiglie, come l-Aurelia, a cui appartenne Marco Aurelio che fu uno dei quatuorviri, questore, curatore dei pubblici giochi e patrono della Colonia Lucerina, come si evince dalla seguente iscrizione:
M.AURELIO.N.F.CLA.
?. LENHO.QUAEST.
IIII.VIROQQ.CVR.L.P.
MUNIFICO.PATRONO
COLONIAE.SECUNDAM
STATUAM.BEFICI
15.INNUMERABILI
BUS PROVOCATUS. V
NIVERSUS.POP.LUCERI
NUS. PONENDAM.D.;
la famiglia Basso; quella dei Lutazii, che diede i natali a Quinto Lutazio, che divenne principe del senato in Roma; quella dei Rufi, a cui appartennero M. Minuzio, divenuto pretore con Attilio Regolo, e Q. Minuzio che nel 240 a.C. divenne console riportando una bella vittoria nella Gallia Cisalpina; quella dei Vibieni; quella dei Sul pizi, dalla quale nacquero esimi eloquenti quali: C. Sulpizio, Gallo Serv. Sulpizio e P. Sulpizio, da cui discese l-imperatore Galba, il successore di Nerone; quella dei Vitellii, da cui discese l-imperatore Vitellio, successore di Ottone Silvio; e di tante altre.
P. ZOLLA



















