I Castelli Medievali, del professor Licinio, riacquistano la loro reale dimensione storica nella ‘Giornata del libro’ a Lucera

Si è tenuto sabato 12 febbraio 2011 alle 18.30, nella Sala Rosa del Convitto Nazionale -Ruggero Bonghi- di Lucera, il primo appuntamento  -Le Giornate del Libro- dedicato alla cultura ed ai libri, organizzato dall-Unesco di Lucera. Dopo una veloce lettura dedicata al Preambolo Unesco che ha regalato alla serata un-aurea di solennità, la professoressa Teresa Maria Rauzino ha introdotto il pubblico al piano storico nel quale si incentra il libro -Castelli Medievali di Puglia e Basilicata. Dai Normanni a Federico II e Carlo d-Angiò-, protagonista della serata, edito dalla Casa -Caratteri Mobili- di Bari  in seconda edizione, autore il professore Raffaele Licinio. Come ha precisato la dottoressa Teresa Maria Rauzino, prendendo spunto da alcune frasi tratte da Il nome della Rosa, –Il bene di un libro sta nell-essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto?-ed ancora –I libri non sono fatti per crederci, ma per essere sottoposti a indagine. Di fronte a un libro non dobbiamo chiederci cosa dica ma cosa vuole dire?-.
Cosa vuole dire il volume presentato, con l-intervento del giornalista Loris Castriota Skanderbegh, lo ha spiegato in modo frizzante, coinvolgente ed arguto proprio l-autore, il professor Licinio, che ha trascinato il pubblico nel mondo dei castelli medioevali, ricchi di simbolismi, ma purificato da quegli elementi fantastici, esoterici di cui si riempie l-immaginario collettivo quando si parla di castelli. Dame e principesse, fantasmi e trabocchetti, maghi ed incontri romantici, il tutto viene sdegnosamente allontanato dal professore per lasciare posto alla realtà storica del castello, un-analisi basata su documenti e studi approfonditi, per dare la giusta allocazione a queste strutture, senza gli infioramenti di cui sono stati oggetto nei romanzi, nelle trasmissioni televisive ed in molti siti web. Grande è, ad esempio, l-amarezza, malcelata da un velo di ironia, per la scoperta di un portale informativo, pugliaimperiale.it, finanziato da istituzioni pugliesi ed universitarie che riporta dati e date errate, errori grossolani agli occhi degli studiosi, ma che possono generare in visitatori imbattutisi nel sito, in studenti a caccia di ricerche o semplici curiosi della storia, false conoscenze. Un esempio evidente è la citazione di un ipotetico restauro del castello voluto da re Manfredi nel 1277, quando in realtà egli è morto nel 1266! Ed in questo modo accattivante, lontano dalla noia di una lezione accademica, ma che in modo palese espone l-accuratezza di uno studio certosino di documenti storici, il professore ha portato i presenti ad interrogarsi sui reali motivi della realizzazione dei castelli medievali, in particolare nel Mezzogiorno. E- tendenza comune pensare a queste strutture come a fortezze militari, circondate da fossati e pronte a respingere il nemico. Questo è sempre retaggio di quanto ci è giunto da romanzi e fantasie. In realtà ben altre funzioni svolgevano queste strutture, tra le quali quella di aggregazione sociale, di rivitalizzazione e sviluppo agricolo, perché in effetti i pascoli e le colture erano difese dagli attacchi dei briganti e dunque il pastore e l-agricoltore erano spinti a fare i loro lavori da una certa sicurezza di poterne cogliere i frutti ed una funzione di comunicazione, tramite segni, bandiere e fuochi.
Da un documento storico legato ad un piano di restauro dei castelli, lo Statuto di Riparazione, risulta che tra il 1241 ed il 1246, fossero censiti in Capitanata ben 28 Domus e 23 Casta, un numero elevato rispetto al resto d-Italia, perché legato proprio al progetto di Federico II di fare della Capitanata un laboratorio politico-sociale, di aggregazione di diverse religioni (con la deportazione in particolare dei saraceni a Lucera), di valorizzazione del territorio e, come fulcro principale proprio Lucera. Un richiamo in particolare del documento è stato spunto di un interessante interrogativo, che apre la strada ad un-affascinante ipotesi. Nella Statuto si fa riferimento, nel punto 49 riferito a Lucera, alla possibilità di riparare un castello -vetus-, vecchio, ad opera dei cristiani, e un castello nuovo, quello che era in costruzione, ad opera dei saraceni. Si presuppone quindi l-esistenza a Lucera di un altro Castello, probabilmente poi abbattuto e di cui oggi non si conservano tracce. La storia ci riserva sempre nuove possibilità, lo studio nel tempo rivela tracce in precedenza passate inosservate. E su questo concetto si basa l-opposizione del professor Licinio in merito alla ricostruzione dei castelli in epoca moderna. La ricostruzione potrebbe generare errori imperdonabili, poiché verrebbe realizzata secondo le conoscenze del momento, che in un-epoca successiva potrebbero risultare errate e produrre quindi effetti falsati della storia. Di certo più innovativa, più facilmente modificabile e meno onerosa, risulta la sua proposta di proiettare in modo informatizzato la ricostruzione del castello. Un modo per poter tornare indietro sui propri passi nel momento in cui nuove analisi storiche dovessero dimostrare discrepanze nella ricostruzione dell-edificio. Al termine di circa due ore di esempi, appunti storici ed attuali, battute perspicaci , il professor Licinio è riuscito a riportare i Castelli Medievali nella loro reale dimensione storica, senza che essi perdessero il fascino del contorno romantico collettivo, ma anzi acquisendone uno maggiore legato allo studio della storia e dei fatti, tramite documenti esistenti giunti fino a noi.


(p.r.)

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