Il commento – Dimore gentilizie e strutture pubbliche
Dionisio Morlacco ci ha fatto un altro bel regalo. Un regalo soprattutto alla città, che ora dispone di uno strumento di approfondimento e di consultazione prezioso, esaustivo e perfettamente integrato nella storia scritta del suo impareggiabile centro storico. Un dono alla cittadinanza, soprattutto alle nuove generazioni, che hanno l-occasione di tuffarsi direttamente nelle vicende di questi antichi palazzi, senza aver bisogno di ricorrere a filtri di storie più o meno raccontate fedelmente, più o meno romanzate. Un dono anche a se stesso, perché premia l-impegno profuso per un lungo lavoro, per un tipo di indagine defaticante, tante volte neppure gratificante sul piano della considerazione popolare. La notizia. Voi che seguite questo sito sapete già che Dionisio Morlacco ha dato alle stampe il secondo volume dei palazzi di Lucera, che questa volta porta il titolo di -Dimore gentilizie e strutture pubbliche-, edito da Claudio Grenzi, con la illustrazione delle immagini di quel grande della macchina fotografica che è Mario Carrozzino. La qualità dell-opera è fuori discussione, come dimostra l-avallo della presenza alla cerimonia di presentazione del rettore dell-Università di Foggia, professor Giuliano Volpe, dell-architetto Nunzio Tomaiuoli e del professor Paolo Emilio Trastulli. Tre avallanti di indiscussa competenza nel campo trattato da Morlacco.
In questa sede, però, non intendiamo soffermarci sulla bontà di questa iniziativa, bensì sulla sua utilità pratica. La storia del centro storico lucerino viene molto spesso raccontata in libertà. Riferimenti qua e là reperiti su libri di connotazione generale, stralci di giornali o di conferenze e via di seguito. Con Morlacco vi è la possibilità di avere a disposizione uno strumento finalmente organico, ben strutturato, documentato, integrato da quei particolari che ricostruiscono ab origine le vicende delle famiglie che nelle dimore gentilizie si sono susseguite. Insomma, è la storia di queste dimore, ma è soprattutto la storia sociale della città, della sua struttura economica e dei suoi riferimenti alla politica del tempo. Sono palazzi apparentemente muti, ma nella realtà essi ci dicono tutto del respiro che qui ha animato la vita dei protagonisti. Ogni residenza gentilizia è un pezzo della storia della città. Un esempio. Proprio in questi giorni, si racconta dei contatti che ebbe il Padre Maestro con i proprietari di queste case gentilizie, cioè con i tanti ricchi dell-epoca, palazzi che il santo lucerino ebbe modo di -scalare- per dare un sollievo alla miseria del suo tempo. E- l-anno fasaniano in corso che ce lo ricorda.
E non solo, se pensiamo che Lucera è ancorata a varie civiltà, la loro connotazione acquista ancora un valore superiore. Il lavoro di Morlacco ci sembra utile anche perché è una specie di censimento delle unità padronali presenti, per cui risulta essere uno strumento importante nel momento in cui si passerà al recupero del centro storico e soprattutto dei palazzi fatiscenti, abbandonati e sull-orlo della rovina definitiva. Come l-ex scuola elementare -Santa Caterina- o il palazzo dei -Sacramentini-, che hanno tante cose da raccontare. Si tratta di dimore che progressivamente hanno cambiato destinazione, che, però, non hanno mutato negli anni i loro connotati fondamentali. Il lavoro di Morlacco è ancora più benemerito perché ci ricorda anche l-urgenza di dotare Lucera di uno strumento che riconsideri la funzionalità e la fruibilità di tale grande patrimonio di antichità e di storia, senza del quale la città verrebbe mutilata di un retroterra di grande importanza ai fini della sua inconfondibile identità, della sua memoria storica. Il lavoro di Morlacco è un invito a chi ci governa a fare presto in questa direzione. Insomma, non è solo un libro da consultare e studiare, ma anche uno strumento innovativo di partecipazione alla vita operativa della città.
Antonio Di Muro



















