Lucera – La fondazione (Cap. III)
Molti storici ritengono che la fondazione della Città di Lucera avvenne per mano di Diomede, il guerriero greco che grande importanza ebbe per la conquista e la distruzione di Troia.
Il Manzella nella -Descrizione del Regno di Napoli- (1861), scrive in proposito: «Lasciato che si ha Foggia da dodici miglia camminando si vede sopra picciolo colle posta sopra la pianura la bella Città di Luceria, in cui nei tempi di Strabone vedevasi il superbo tempio di Minerva ove erano assai e ricchi doni, la qual Città fu antica sede dei Dauni, e fu medesimamente edificata da Diomede. Vero è che nei tempi di Strabone ella era roinata, le cui vestigia in fino ad oggi dimostrano di quanta grandezza, e di quanta possanza si fosse».
Non solo il citato Manzella, ma anche Bacco e Beltrano fanno riferimento a Diomede come fondatore della Città di Lucera, questo perché Claverio così scrisse in proposito: «Hinc in Tabula Itineraria Nucere Appule (dicta autem Appula ad discrimen Campaniae, Umbriae et Galliae Cispadanae) Nuceriis antiquissimam fuisse Urbem, ut cui conditor adscriberetur Diomedes, patet ex Strabone lib. VI.
La descrizione fatta da Strabone, in verità, non parla di una Lucera fondata da Diomede, ma del tempio di Minerva in cui vennero deposti armi e doni. Il che, secondo Domenico Lombardi nel suo: «Diatriba de Luceriae nomine ac conditore» (Neapoli – excudebat Joseph Raimundi ann. 1748), porta a pensare che Lucera fu un-antica città dei Dauni; all-arrivo dell-eroe greco decaduta dalla sua grandezza e, quindi, Diomede non fece altro che riedificarla e renderla più bella e splendente con superbi edifici e sontuosi palazzi, ponendovi quattro porte e propriamente: ad occidente la Porta Albana; a settentrione la Porta Sacra; a mezzogiorno la Porta Ecana (oggi: Troia); ad oriente la Porta Arga (oggi: Arpi).
Rocco Del Preite, nel citato manoscritto di cui al cap.I, inserisce un disegno, fatto di suo pugno, che riproduce una piantina di Lucera (riprodotta) al tempo di Diomede con le suddette Porte e con gli antichi monumenti che si trovavano in Essa.
Recentemente la Sezione di Lucera della Società di Storia Patria per la Puglia ha pubblicato, editi da Catapano Grafiche di Lucera, i testi citati di Del Preite e Colasanto, i quali cercano di spiegare l-origine della Città di Lucera avvenuta in tempi oscuri e favolosi, ma non riescono a determinare un-epoca precisa sulla sua fondazione.
Devo dire che condivido, invece, pienamente quanto riportato dal D-Amelj: «Non vi ha dubbio che dopo la famosa guerra di Troja ed anche parecchie generazioni prima di essa, per i mari diversi che bagnano l-Italia varie genti vennero a stabilirsi in questa terra sempre desiderata dagli estranei, e le molteplici occupazioni e i fatti di assalto e discacciamento degli indigeni ed Aborigini, furono alterati da corrette tradizioni miste con favole e miti che non è così facile districare. Tutto però ne accenna che i novelli venuti non trovarono come lande deserte queste nostre belle contrade. L-uomo indigeno si rinvenne, una razza primitiva è stata sempre scorta, Italica sempre, e fu propriamente quella generazione di uomini paesani robustissimi, che prima di ogni epoca da cui ebbero principio le memorie istoriche Italiane, tenevano questa penisola».
In agro lucerino vivevano gli Osci o Oschi che dir si voglia che praticavano una vita semplice, agreste e pastorale, i quali venivano spesso attaccati da gente proveniente da altri lidi che li scacciarono, facendoli rifugiare sulle colline appenniniche. E sono proprio questi Aborigeni di Tribù di Osci che fondarono Lucera e non Diomede e né i Dauni.
«Gente indigena o Aborigine, compresa sotto il vasto nome di Oschi, si fu quella che poi chiamata Dauna fondò Lucera». (D-Amelj: opera citata).
Diversi insediamenti di Aborigeni del periodo neolitico vennero trovati in agro lucerino grazie agli aerei spia americani durante l-ultima guerra mondiale. Nell-immagine riprodotta si vede chiaramente un grandioso villaggio difeso da quattro fossati concentrici, di cui sono evidenti quelli più interni, disposti ad un intervallo di circa venti metri.
Pasquale Zolla



















