Teatro Garibaldi, ricordi del passato

Tempo fa, in occasione della riapertura del teatro Garibaldi, scrissi un articolo nel quale il sentimento predominante era la soddisfazione.  Soddisfazione di vedere terminati dei lavori che sembravano infiniti, soddisfazione di poter dire che ai lucerini veniva finalmente restituito un pezzo della storia della città, soddisfazione per quello che avrebbe dovuto essere l-inizio di una rinascita culturale. Ma quasi subito si capì che effettivamente  non era così: non ci fu un vero programma teatrale , ma neppure vaghi  accenni di ciò ed, ironia delle sorte, il teatro dopo pochi giorni  dall-inaugurazione necessitava di lavori (assurdo, vero?). Tutto ciò preferisco non  commentarlo, al contrario vorrei ricordare ai lucerini cosa un tempo significava per la città il teatro perchè, come scrissi nel precedente articolo, spero sempre che si possa crescere e, questo lo si può fare meglio guardando al passato e cercare di trarre qualche lezione. Per ottenere delle informazioni su come un tempo veniva vissuto il teatro, sulle compagnie teatrali che vi giunsero e sulle feste organizzate che vi si tenevano, mi sono rivolta alla mia preziosa fonte di informazione: la sig. Maria Antonietta d-Argenzio, la cui famiglia ( discende dalla nobile famiglia Mozzagrugno e dai Gifuni ) si adoperò  attivamente per il teatro: infatti il sig. Emilio d-Argenzio, padre della signora, si occupava di contattare le compagnie teatrali. Il teatro Garibaldi visse anni di splendore: furono gli anni delle compagnie all-epoca famose in Italia che qui portarono tra le tante attrici anche la grande  Francesca Bertini . Furono gli anni della messa in scena delle grandi opere liriche  per le quali,a volte, le famiglie gentilizie del passato offrivano suppellettili per allestire le scene. A tale proposito la signora d-Argenzio mi raccontava di un episodio accaduto alla sua famiglia: per una rappresentazione della Traviata, la sua famiglia offrì il vasellame per imbandire la tavola  presente in scena al primo atto dell-opera, ma quando fu calato il sipario, quest-ultimo cadde proprio sopra la tavola, rompendo i cristalli e le porcellane  prestate. Un piccolo episodio che fa comprendere quanto la gente tenesse al teatro e alla ottima realizzazione dell-opera ma, soprattutto, erano segni della vitalità dei lucerini dell-epoca che amavano davvero la cultura. Che il  teatro fosse attivo è cosa nota, ma forse non tutti sanno che esso veniva  utilizzato anche per feste come il veglione di Capodanno e di Carnevale. Queste feste erano molto frequentate ma, si poteva accedere solo tramite invito ed esso era riservato alle famiglie più in vista della città; la particolarità di tali eventi era che le famiglie portavano da mangiare, come oggi avviene per un pic-nic, con la differenza che si portavano cibi sontuosi come:  galantine di pollo, ricchi timballi, etc. ed ogni famiglia mangiava nel proprio palco con molta naturalezza ciò che i loro cuochi preparavano. Il teatro, però, non era un luogo ad esclusivo appannaggio di tali famiglie, bensì esso era frequentato anche da gente meno abbiente che aveva un-identica passione per le opere. Il teatro, nella sua autentica funzione, era frequentato da tutti. Era questo il vero punto di forza della Lucera dell-epoca: un desiderio, diffuso in tutte le classi sociali , di conoscere, di partecipare  attivamente, per quanto possibile, alla vita culturale della città, arricchendo se stessi e di conseguenza la città. Quel punto di forza andrebbe recuperato.


 


m.c.

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