Alla riscoperta delle vecchie masserie di Lucera

Un patrimonio da salvare


Peppino Tedeschi ci riprova con le sue -Masserie- (una raccolta delle cosiddette masserie aristocratiche giunta  alla seconda edizione), che nella presentazione vengono considerate senza esitazioni un patrimonio di cultura, una specie di viaggio a ritroso che evidenzia tutto il censo della vecchia Lucera. Tedeschi lo fa mettendo a frutto la sua vecchia e indomabile passione di fotografo dilettante, ma professionale, fissando l-obiettivo sulla città, sui suoi monumenti, sugli angoli più nascosti e abbandonati del centro storico, sulle masserie che hanno rappresentato  un importante pezzo della vita sociale, politica, umana ed anche religiosa delle città.  In relazione a quest-ultimo aspetto, vanno segnalate le belle e ornate cappelle che ospitavano un tempo i momenti liturgici in questi posti. E- un patrimonio che si sta perdendo progressivamente e forse fra alcuni anni lo ricorderemo solo nei racconti.
Tedeschi lo salva immortalandolo con il flash della sua macchinetta di girovago e talvolta impertinente (tante volte è dovuto entrare nelle proprietà private!) e lo restituisce definitivamente alla storia della città, anzi della Puglia. Sì, proprio alla storia. Perché qui si sono consumati i -confronti- tra i latifondisti e i braccianti  del tempo (come ben ricorda Peppino Papa nel suo libro ), gli scontri tra due mondi che hanno connotato il contesto sociale. Ricchi e poveri a confronto, con i ricchi che dettavano i tempi e i modi della convivenza e i poveri che erano più sudditi che dipendenti, così come oggi li classificheremmo. I primi piani, le zumate di Tedeschi sono a valenza artistica e vanno a posarsi su facciate e contesti architettonici di notevole interesse, perché queste masserie erano delle regge, delle dimore a tutti gli effetti dei padroni, che qui sostavano pressoché ininterrottamente nei periodi dei raccolti, per poi tornare nei loro sontuosi palazzi per le rendicontazioni e l-assolvimento degli impegni burocratici.
Ma, Tedeschi non mette in fila questi masserie gentilizie solo per il gusto di fare vetrina. Egli propone anche il recupero di questo patrimonio immenso  o quantomeno messo in tutela prima che esso possa finire sotto l-incalzare delle intemperie. E che ciò sia possibile, è dimostrato che proprio una delle più belle masserie, la -Nocelli-, è stata recuperata e riconvertita in un centro di ristorazione e di accoglienza, con la sua facciata sfavillante che si affaccia sulla Lucera-Foggia. Una impresa difficile, ma non impossibile. A sostenere Tedeschi, sono scesi in campo Peppino Trincucci (storico e cultore delle tradizioni lucerine) e Michele Urrasio (poeta e scrittore), i quali attualmente sono tra i pochi custodi del patrimonio antico di Lucera, nel quale le masserie gentilizie o padronali hanno un rilievo nient-affatto secondario. E, anzi, integrano il resto che incarna il mondo delle pregresse  civiltà, che qui hanno avuto modo di vivere. Solo un innamorato di Lucera poteva portare in porto un volume del genere, che ha comportato tanto lavoro, tanta passione, migliaia di scatti tesi alla ricerca del meglio, anzi dell-ammirazione collettiva. Chi l-ha curato? L–Editore Catapano-. E chi sennò a Lucera?


Antonio Di Muro

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