La storia è ricca di eventi tragici, che spesso cadono nell-oblio. Ricordare è un dovere civile e morale ed è forse l-unico mezzo per sperare di non ripetere gli stessi errori. Questo è quanto è accaduto il 24 marzo 1944.
23 marzo 1944, anniversario dell- attentato di via Rasella, a Roma. Muoiono 32 soldati tedeschi.
Per rappresaglia il giorno seguente vengono massacrati 335 Italiani.
Un organizzazione clandestina il 23 marzo 1944 decide di agire contro i tedeschi, il giorno scelto è quello del 25° anniversario della nascita dei fasci combattenti, il gruppo si chiamava GAP. I fascisti vorrebbero ricordare solennemente la creazione dei fasci con una adunata di massa vecchio stile, il sostenitore di questa idea era il federale Pizzirani.
Vengono predisposte ingenti misure di protezione, visto che numerose voci su attentanti circolano in continuazione. Quel giorno durante la celebrazione si sentirono diverse esplosioni. Erano le bombe dei gappisti, precisamente dal gruppo formato da: Franco Calamandrei, Rosario Bentivegna, Carla Capponi, Alfio Marchini, la via dell-attentato era via Rasella, nel momento che veniva attraversata da un reparto di sussidiari delle SS provenienti da Bolzano, 32 di loro muoiono 10 vengono feriti, rimangono uccisi 2 civili che erano di passaggio, la strada disseminata di cadaveri e feriti che si lamentano, la milizia fascista spara all-impazzata verso le finestre aperte, fino al cessate il fuoco.
Compare sulla scena il generale Maeltzer ubriaco come spesso capitava, i militari e la polizia irrompono nelle abitazioni e cacciano fuori gli abitanti per suo ordine, in preda alla furia li vorrebbe far fucilare all-istante. La decisione sul da farsi viene presa da Hitler stesso, che dispone che sia compito delle SS di far giustizia, in quanto le vittime ne facevano parte. La sentenza fu che per ogni tedesco morto sarebbero stati uccisi 10 italiani.
Himmler era determinato oltre a punire i responsabili anche a eliminare tutti i sospettabili o comunisti, diede ordine di cominciare ad organizzare la deportazione di tutta la popolazione maschile dei quartieri più pericolosi, famiglie comprese, rastrellando le persone dai 18 ai 45 anni.
Poco prima dell-esecuzione muore un altro ferito di via Rasella, quindi non più 320 italiani dovranno morire, bensì 330, ma Kappler, per “errore” ne mandò a morte 335, dei quali neanche uno aveva avuto un qualche ruolo dell-attentato di via. Il 24 marzo all-incrocio di via Fosse Ardeatine e via delle sette chiese compare un plotone di soldati tedeschi che blocca l-accesso alla cava di arenaria, le fosse ardeatine, poco dopo arrivano 5 macchine delle SS armati di tutto punto, questi sorvegliano lo scarico di 4 camion e un furgone della croce rossa dal quale stanno uscendo trascinandosi i condannati, molti di loro erano stati appena torturati, i tedeschi li spingono nei cunicoli della cava, poco dopo i soldati iniziano a lanciare bombe a mano nella cava iniziando così la carneficina, si può pensare che non tutti i 335 uomini siano morti subito ma nessuno ebbe cura di controllare e per chiudere la fossa comune usarono delle cariche esplosive in due serie distanziate di un ora.
I tedeschi, dopo aver compiuto il massacro, infierendo sulle vittime, fecero esplodere numerose mine, per far crollare le cave ove si svolse il massacro e nascondere o meglio rendere più difficoltosa la scoperta di tale eccidio.
L-esecuzione iniziò dopo sole 23 ore dall-attacco di Via Rasella, e venne resa pubblica a massacro avvenuto.



















