Intervista a F.Di Giacomo e R.Maltese

Una serata di straordinaria suggestione. Sul palco di Orsara Jazz è passato  un bel pezzo della storia del pop rock italiano. Francesco di Giacomo e Rodolfo Maltese, rispettivamente voce e chitarra del Banco del Mutuo Soccorso, hanno voluto mettersi in discussione, accettando una sfida lanciata al mito che rappresentano: riproporre alcuni brani del loro repertorio con gli arrangiamenti in chiave jazz dell-Orchestra del Branco di Marco Omicini. Una big band con fiati , vibrafono, chitarra, contrabbasso ecc.. Tutto in piena regola, e lui, la voce più bella del progressive italiano, a dare nuovo respiro a brani immortali come -R.I.P.-, -750000 anni fa l-amore-, -Non mi rompete-, -La conquista della posizione eretta-, gli strumentali -La danza dei grandi rettili- e -Traccia-: mattoni coi quali si è edificata una stagione memorabile della musica italiana. C-è stato anche il tempo di ammaliare il pubblico con una stupenda versione acustica, voce e chitarra, di -Imagine- di John Lennon. Da brivido. A fine concerto, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Francesco e Rodolfo; ed è stata una sensazione bellissima. Due autentici monumenti, disponibilissimi con tutti, senza odiosi atteggiamenti da star.


 


D.Francesco, cosa significa questa esperienza jazz. E- un modo per conoscere meglio i brani del Banco o la vivi come un gioco?


R.Io lo faccio per imparare. Non c-entra nulla quello che ho fatto in passato; voglio conoscere le mie possibilità. E, quest-avventura  mi aiuta a capire un sacco di cose. Ma non è facile.


D. Perché non è facile?


R. Guarda, è come muoversi sul limite di un baratro, perché lui, Omicini, non ti da appoggio. Sei sempre lì, pronto per cadere. Ma qui è il fascino di questa esperienza: cucire addosso alla musica del Banco qualcosa di nuovo, correndo tanti rischi.


D. Francesco, ritengo che R.I.P. sia stato il brano che meglio si sia giovato di questa rilettura jazz, concordi?


R. Si, hai ragione. E- quello che più di ogni altro ha conservato la sua energia.


D. Che fa il Banco?


R. Il Banco -sona-; è vivo e vegeto e andiamo avanti.   


 


Rodolfo Maltese non faceva parte del nucleo originario del Banco. Arrivò nella band laziale dopo qualche anno, proveniente dagli Homo Sapiens, un gruppo che negli anni 70 conobbe il successo con canzoncine estive da hit parade.


 


D. Rodolfo, un tempo con gli Homo Sapiens, poi il Banco e, oggi, ancora Banco?


R. Si, è così. Però anche l-esperienza con gli Homo Sapiens mi è servita tantissimo. Comunque oggi sono impegnato anche in altre cose molto importanti per la mia vita, per quello che sono adesso.


D. Come è nata questa collaborazione con l-Orchestra del Branco?


R. Sai, il Banco ha prodotto cose memorabili; ed è musica viva che piace tanto a Marco Omicini. Quando ci ha proposto questo esperimento abbastanza difficile ma, al tempo stesso, affascinante, non ci siamo tirati indietro.


D. Il jazz ha solo sfiorato, in qualche occasione, la musica del Banco?


R. Si, direi che c-è qualcosa di jazz, ma un accenno, nell-album Capolinea, che è un disco dal vivo. Per cui, l-esperienza di oggi è da considerarsi per noi del tutto nuova.


 


D.A. (SUNDAYRADIO)

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