Peperoni ripieni di riso

Ingredienti


2 peperoni di medie dimensioni, bassi e larghi
2 pomodori maturi (200 g circa)
2-3 rametti di prezzemolo
½ litro di brodo vegetale
1 scalogno
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
160 g di riso
pepe


PREPARAZIONE


Lavare i peperoni sotto acqua corrente e tagliare le calotte con un coltello affilato, tenendole da parte. Rimuovere dall-interno i semi ed eventuali filamenti. Riporli su un tagliere capovolti.
Lavare i pomodori, tagliarli a metà e privarli dei semi. Ridurli a cubetti.
Lavare il prezzemolo, selezionarne le foglie e tritarle finemente con la mezzaluna su un tagliere.
Scaldare il brodo.
In una pentola da minestra far soffriggere a fiamma bassa lo scalogno tritato molto finemente con metà olio.
Aggiungere il pomodoro e lasciar insaporire 2 minuti.
Aggiungere il riso e farlo tostare un minuto.
Unire un mestolo di brodo bollente e impostare il timer secondo i minuti di cottura del tipo di riso che si sta usando (solitamente 15-18 minuti).
Continuare unendo il brodo man mano che viene assorbito, mescolando di tanto in tanto, senza lasciare che il composto si asciughi troppo, altrimenti cuocerebbe male ed in modo discontinuo.
2 minuti prima della fine del tempo di cottura del riso, unire un cucchiaino di prezzemolo tritato.
Mescolare continuamente e portare a fine cottura.
Spegnere il fuoco, unire una grattugiata di pepe e lasciar riposare.
Ungere una pirofila da forno abbastanza grande da contenere tutti i peperoni in piedi.
Spennellare l-interno dei peperoni con un filo d-olio, cospargerli con un pizzico di sale e riempirli con il riso.
Coprire ciascuno con la propria calotta, condire con un filo d-olio, una grattugiata di pepe ed infornare per 45 minuti a 180° C. Togliere le calottine negli ultimi 10 minuti di cottura.
Servire tiepidi decorando con foglie di prezzemolo.


Buono a sapersi


Il peperone è originario dell-America centro-meridionale, dove esiste allo stato selvatico ed è conosciuto
e coltivato da migliaia di anni. Gli Aztechi ne producevano decine e decine di varietà diverse quando arrivarono nel Nuovo Mondo gli spagnoli, che ne furono subito attratti.
L-importazione in Europa del peperone comincia addirittura con il ritorno di Cristoforo Colombo dal suo primo viaggio. Non bisogna dimenticare che il navigatore genovese credeva di aver raggiunto l-India da Occidente ed era soprattutto a caccia di spezie pregiate: restò quindi molto colpito dal sapore piccante del peperoncino e lo scambiò per una varietà rossa di pepe. Di qui il nome di peperone.

Sono note fino dall-antichità le proprietà terapeutiche dei peperoni dolci. Per esempio, anni fa, fu scoperto che questi sono più ricchi in vitamina C, di tutti gli altri ortaggi, verdure e, non solo, ma anche del limone, dell-arancia e dei mirtilli neri. Ma questo non è tutto: infatti non molto tempo fa, medici e scienziati, dopo ricerche e studi hanno scoperto che un regolare consumo di peperoni dolci è un-eccellente profilassi contro l-aterosclerosi.
Nel peperone dolce vi è, anche, molta vitamina P e, questa, insieme alla vitamina C rafforza del 46% tutto il sistema cardiovascolare; infatti la vitamina P rende più robusti ed elastici i vasi sanguigni e la vitamina C elimina da essi il colesterolo. La deduzione è che consumando giornalmente uno o due peperoni dolci l-organismo potrà ricevere la giusta dose di queste vitamine. Inoltre nel peperone dolce vi sono anche: vitamina A, E, e vitamine del gruppo B; molti sali minerali tra i quali: iodio, ferro, fluoro, zinco.
Per ottenere la massima utilità terapeutica dai peperoni dolci, preferibilmente bisogna consumarli crudi oppure in insalata. In quanto la cottura o, la conservazione in barattoli per l-inverno, ne riducono le proprietà del 50%.

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