Lucera, 24 Giugno 2024

Club UNESCO Federico II: conferenza sulla cultura della Pace

Il club UNESCO Federico II ha tenuto una conferenza sulla cultura della Pace sottolineando come l-organizzazione nasca proprio per promuovere questo ideale non solo come -momento di non guerra- ma soprattutto come conquista mentale e culturale fondata sul dialogo, il rispetto reciproco, la conoscenza e l-apertura verso -l-altro-.
Il concetto della cultura della pace nasce nel 1989 in Costa d-Avorio dopo che, nel 1984, era stato riconosciuto il diritto alla pace.
Nella corte del Palazzo Cavalli in Piazza Duomo le due relatrici Katia Ricci e Anna Potito, socie del circolo -La Merlettaia- di Foggia, hanno esposto pensieri e riflessioni sul tema supportati da filmati e letture.
La Potito ha sottolineato come la definizione di Pace sui libri di storia sia semplicemente una pausa tra un conflitto e un altro, di come il Trattato di Pace ponga già in sé le basi per un nuovo scontro poiché i vincitori tendono ad umiliare i vinti; il discorso ha poi preso un taglio per certi versi discutibile generalizzando nella distinzione tra gli uomini, provenienti da Marte e caratterialmente bellicosi e le donne per le quali è innata la funzione di mediazione, comunicazione, cura degli altri membri della famiglia e che in quanto madri, non tendono a reagire alla violenza sui loro figli uccidendo i figli di altre madri. Il discorso però risulta ovviamente semplicistico perché nella storia gli uomini sono quelli che hanno fatto tutto, nel bene e nel male, perché la donna era in effetti relegata soltanto alla funzione di custode della casa, loro stesse hanno smentito questa distinzione tra i sessi citando poi degli uomini che hanno fatto la storia ponendosi come garanti dei diritti di alcuni gruppi quali per esempio Nelson Mandela o Gandhi simbolo universalmente riconosciuto della non violenza, una strada alternativa a quelle conosciute,  quella più istintiva che porta a rispondere alla violenza con altra violenza e quella della rassegnazione che nega la dignità umana, Gandhi proclamò la non violenza opponendo alla forza fisica del governo inglese una straordinaria forza morale dal profondo valore simbolico.
Nella cultura della pace è fondamentale combattere l-odio dentro di sè e riconoscere le proprie fragilità, è importante dunque agire sull-educazione e sul linguaggio, sulla forma mentale per eliminare le catalogazioni che spingono ad individuare costantemente -nell-altro-  il nemico da combattere; toccante a riguardo è stato l-intervento di una ragazza curda, ormai in Italia da diversi anni, che ha spiegato come nel corso della sua vita siano spesso cambiati i suoi nemici, ogni guerra aveva un nuovo nemico fino a portarla a chiedersi chi erano davvero i suoi nemici, perché quelli erano suoi nemici se erano esattamente come lei, a pensare a quanto fosse malato combattere e uccidersi per qualche metro di terra.
Esperienze forti come quelle vissute da questa ragazza possono e anzi devono aiutarci a capire come siamo noi stessi a creare i nostri nemici a temere il -diverso- per ignoranza, a puntare il dito contro qualcosa che non conosciamo solo perché, per facilità ma soprattutto per povertà culturale, non vogliamo cogliere l-opportunità di conoscere; qualcosa che sembra assurdo in una società multiculturale come quella attuale ma che purtroppo, fomentata anche dai media, tende a sottolineare e stigmatizzare -gli altri- che quindi vengono allontanati.


La cultura della guerra purtroppo è presente e radicata nella quotidianità, incitata da tutti quei capifamiglia che erroneamente fanno dell-odio e della violenza la chiave per il rispetto, un discorso che, in una prospettiva molto più ampia trova applicazione anche nella gestione degli stati, pensiamo ad esempio all-America.
Il concetto di Pace è un concetto difficile ma è comunque un- inclinazione che si può inculcare grazie all-educazione, al rispetto per l-altro, abituandoci non alla tolleranza che, come spiegava una scena tratta dal film -La luce nell-ombra- di un regista foggiano,  implica un essere superiore che ne sopporta uno considerato inferiore, ma all-uguaglianza che giustamente pone tutti gli esseri umani sullo stesso piano.
Le parole sono piene di speranza, i concetti affascinanti ma noi siamo realmente capaci di metterli in pratica? siamo veramente pronti ad aprirci all-altro, immigrato o omosessuale che sia, e ad apprendere la cultura della Pace? 


Berenice Di Matto (berenicedm@libero.it)

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