Dopo tante curve siamo finalmente giunti a San Marco dei Cavoti dove si è tenuto il tanto agognato concerto del professore.
Alle 22 è uscito sul palco accompagnato dal Nu ? Ork String Quintet. Ha iniziato con un suo pezzo storico -Blumun-, raffinatamente riarrangiato, come tutti gli altri suoi brani, per lo spettacolo -In ? Cantus. Suoni dell-anima tra poesia e musica-.
Lo spettacolo può essere definito -sperimentale- in quanto Vecchioni con il maestro Beppe D-Onghia alterna brani storici dello stesso a sinfonie, pezzi di musica classica da lui stesso parolati, a ottimi monologhi, poesie, storielle e barzellette su Dio.
Roberto Vecchioni ci ha deliziato con -La stazione di Zima-; -Viola d-inverno-,- L-uomo che si gioca il cielo ai dadi- e -Le rose blu- le più emozionanti; le immancabili -Samarcanda-, -Luci a san Siro-, -Milady-, -Sogna ragazzo sogna- preceduta dalla lettura della poesia -Alla Vita- di Nazim Hikmet.
Coinvolgente la psico-storia sulla vera pazzia di un uomo che ammazzò la moglie e poi impazzì tornando bambino sintetizzata sul ritmo de -Le Quattro Stagioni- di Vivaldi e la famosa poesia -Istanti- di Borges recitata e interpretata sulle meravigliose note del -Concerto per piano n. 2- di Rachmaninov.
Il professore ci ha informato, inoltre, che questo concerto veniva registrato per inserirlo nel disco live che uscirà a Natale. Per cui abbiamo dovuto immaginare la neve, il freddo, il gelo mentre ci donava una rivisitazione molto originale del brano -Jingle bells-.
Ancora una volta partecipare ad un concerto di Roberto Vecchioni ha voluto dire fare una riserva di emozioni, di intense interpretazioni, di belle musiche e di ricordi in attesa di un successivo ritrovamento con il prof.
Valentina Antonio Giulia Ciro Francesca Sara Giulio
ALLA VITA di NAZIM HIKMET
La vita non e- uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell-aldilà.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non e- uno scherzo.
prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla e- più bello, più vero della vita.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant-anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.
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