Un-altra perla si aggiunge alle opere dialettali lucerine, ovverosia, come si evince dalla copertina, l-Odissea, un capolavoro della letteratura greca che tanti giovani ha appassionato per le descrizioni avventurose in cui veniva a trovarsi Ulisse. Pasquale Zolla, però, non ha voluto fare di Ulisse l-eroe a tutti i costi, bensì lo ha fatto scendere dal piedistallo dorato su cui l-aveva posto Omero per farlo diventare un uomo come noi, con i problemi di tutti i giorni e, soprattutto, attirato dall-universo donna. La trama omerica non viene falsata, però il nostro eroe viene paragonato ad un dongiovanni che pensa solo ed esclusivamente a se stesso, fregandosene di coloro che gli sono d-intorno. È un po- la storia odierna di qualche politico nostrano che dice di operare per gli altri e poi pensa solo a come riempire di belle signorine il suo talamo. Comunque è meglio lasciare la parola ad un dotto, mons. Del Gaudio, il quale ha scritto: -Un lavoro originale e, per certi versi, sconvolgente: ecco in sintesi questa nuova opera di Zolla. Chi avrebbe mai immaginato un Ulisse come a noi è offerto dal nostro poeta? Un piccolo poema che fa la rima alla grande poesia, qual è l-Odissea. Dissacrazione? No! Piuttosto una rivisitazione, una specie di umanizzazione di un eroe che ci ha fatto incantare negli anni della nostra fanciullezza. L-Odissea rimane di certo immortale, nell-olimpo della poesia di ogni tempo. Ma Zolla si -diverte-, direi si trastulla con un mito, portandolo ad un livello umano, reale, direi quotidiano. Scopriamo l-uomo-Ulisse, diventato simbolo, prototipo dell-uomo -comune-. E la sua avventura, le sue vicende, ascendono al livello della metafora della vita umana. Zolla mostra una conoscenza profonda del mondo mitologico: così può manipolarlo, plasmarlo, adattarlo a finalità etiche ed antropologiche. L-epos si fa dialetto, dialetto lucerino. Incanta l-abilità di usare una sottile ironia per ridere insieme col lettore.Una ironia intelligente! Una ironia foriera di tanta umanità! Il sorrisetto ironico del filosofo che con distacco volge uno sguardo sulla storia di ogni uomo. Il filosofo che prende Ulisse e lo depone dal piedistallo sul quale è rimasto per secoli. Perché? Per farne un uomo, per metterlo a fianco di ogni uomo, di ognuno di noi. Non è forse vero che nell-Ulisse di Zolla ognuno può vedere, può rispecchiare se stesso? Ma qui la filosofia è superata dalla poesia. Che incanto! Quel dialetto lucerino divenuto poesia. Quei versi della nostra lingua materna pregni di lirismo, di vita, di brio, di vivacità lucerina! Di dolce nostalgia! A me piace questo Ulisse -zollano-! Ed a voi? Penso di sì! Ci fa tanto ridere! Ci fa tanto pensare!”



















