25 Aprile, intervista a Peppino Papa

Il 25 Aprile giorno del riscatto e della rinascita. Nel 60° anniversario della Liberazione dal giogo nazifascista, abbiamo voluto rievocare quei giorni con un protagonista della storia politica e amministrativa della nostra città: Peppino Papa.


-Io sono stato un Combattente per la Libertà. Dopo l-8 settembre, come quasi tutti i reparti delle forze armate italiane, anche la mia unità paracadutisti era senza ordini. Così prendemmo la via di casa, mentre le forze AngloAmericane risalivano la Penisola, facendo arretrare verso il Nord i tedeschi e gli italiani che decisero di confluire nella Repubblica Sociale. Molti miei compagni si unirono ai partigiani; io mi arruolai nei reparti istituiti dal Governo di Brindisi, per continuare la lotta a fianco degli Alleati.- Peppino Papa è un uomo di 85, classe 1920, memoria di ferro, grande vecchio della Sinistra lucerina, sindaco in anni difficili del Dopoguerra.-Quando la guerra finì, c-era un Paese da ricostruire ed erano forti le tensioni sociali. Il 25 Aprile 1945, qui a Lucera, si organizzò una manifestazione per festeggiare la Liberazione, in modo, però,molto composto: le regioni Meridionali erano state liberate già da mesi I Lucerini, come la quasi totalità degli Italiani, avevano patito notevoli disagi a causa della guerra: qui la povertà era tanta. Si avvertiva, con l-istituzione dello Stato Democratico, la speranza e la voglia di contare, di costruire il futuro con le nostre mani. E non ci fù, come in altre zone dell-Italia, accanimento contro coloro che erano stati fascisti. Nelle campagne, comunque, la vita era dura, i salari bassissimi. E gli agrari poco propensi ad ascoltare le richieste dei braccianti. Noi sindacalisti guardavamo con ammirazione a colui che avrebbe fatto grande il sindacato che allora era unitario: Giuseppe Di Vittorio, bracciante anch-egli, la sua storia simile a quella di tanti di noi.-Gli anni dell-immediato Dopoguerra furono segnati da forti tensioni sociali anche qui a Lucera, ma si trovò quasi sempre il modo per far prevalere il buonsenso, come ha sottolineato Peppino Papa. Buonsenso che venne meno il 14 giugno 1949, quando a porta Foggia ci furono tafferugli tra braccianti, che manifestavano per il contratto di lavoro, e polizia. Gli agenti spararono lacrimogeni e alcuni colpi di arma da fuoco. Un poliziotto rimase ferito ad una gamba. Il 25 Aprile, dicevamo, giorno del riscatto e della rinascita: un processo non ancora ultimato, se consideriamo le divisioni che puntualmente emergono quando analizziamo quel periodo storico fondamentale. Il nostro, è un Paese che deve, evidentemente, fare pace con il suo passato. Ma deve farlo senza intaccare i valori assoluti della Resistenza e del movimento antifascista, che si affermarono proprio quel 25 aprile di 60 anni fa.


 


D.A.

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