Enrico Pieranunzi al teatro Giordano, giovedì 17 febbraio. E- un Pieranunzi insolitamente ciarliero, addirittura istrionico, quello che si è esibito al Giordano nella consueta formazione a tre, lirico e intenso come sempre, accompagnato da un ispirato Luca Bulgarelli al contrabbasso e dalla rivelazione del 26enne Nicola Angelucci alla batteria. Si comincia con un paio di composizioni personali, due valzer in ¾, Don-t forget the poet di circa vent-anni fa e Je ne sais quai, che risulteranno le cose migliori. Si continua con uno standard di Cole Porter, Everything I love, in un più rituale tempo in 4/4, per tornare al ¾ di From E to C, brano scritto per Chet Baker ma che per varie traversie il noto trombettista non eseguì mai. Dopo aver dato il meglio di sé nella prima parte, l-esibizione mostra però la corda nella parte centrale, tra ballad soporifere come My foolish heart di Victor Young e soprattutto quando il leader propone alcune sue composizioni più recenti, quali Winter Moon e I think of you, dal ruffiano sapore new age, che poco hanno a che fare col jazz e che finiscono per far immancabilmente rimpiangere gli standard e i brani meno recenti. Si chiude col ritorno al ¾, alla composizione più antica, Very Early, scritta da Bill Evans con un tempo che i critici musicali dell-epoca ritenevano inadeguato al jazz e che la storia seguente ha poi clamorosamente smentito. Organizzazione impeccabile a cura della benemerita associazione Amici della Musica. M.C.



















