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Vangelo della Domenica: il verbo venne ad abitare in mezzo a noi




(commento di E. Bianchi – Priore di Bose)

 

Nella nostra contemplazione dell’incarnazione, la liturgia della II domenica dopo Natale ci fa sostare sul mistero della Parola. “In principio era la Parola, tutto è stato fatto per mezzo di essa”. Il Dio che parla è il Dio che si comunica all’uomo. Il prologo del IV Vangelo esprime il mistero del Dio che cerca comunione con l’uomo ed entra in relazione con lui, con il linguaggio evocativo, simbolico e sintetico della poesia, della narrazione poetica. Dietro quel mistero teologico, infatti, vi è il mistero dell’amore.

Dicendo che la Parola si è fatta carne, si afferma che: la gloria di Dio appare nella carne umana, nel corpo di Gesù di Nazaret. La luce della gloria di Dio non è la luce abbagliante di una verità che acceca, ma la luce “visibile”, che può essere vista dagli umani proprio grazie al corpo umano che la protegge e la manifesta. Il corpo e la parola di Gesù sono i luoghi privilegiati della manifestazione di Dio. Il corpo e la parola umani sono i luoghi in cui l’uomo risponde alla comunicazione di Dio.  “La Parola era luce e vita”. Ecco la Parola che si è resa visibile e che ha assunto il volto di Gesù di Nazaret: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12); “Io sono la vita” (Gv 14,6), dirà Gesù. 

Mettersi alla sequela di Gesù significa rinascere dell’alto, e chi nasce deve imparare a parlare. Ci vuole l’umiltà di imparare a parlare. Di imparare a bene-dire, a fare del nostro dire una fonte di luce e di vita. A fare del nostro dire la fonte del bene dell’altro, del suo bene, non sempre e solo della nostra gratificazione. Gesù, Parola fatta carne, ha posto la propria carne, la propria vita a servizio della Parola, e ne ha pagato il prezzo. 

Scaturita dall’amore di Dio, l’incarnazione è movimento generante e datore di vita che suscita la figliolanza divina di coloro che accolgono con fede la Parola fatta carne (“A quanti l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”: Gv 1,12). Di fronte al Dio che è “Colui che parla”, che manifesta il suo volto in Gesù Cristo, Parola definitiva di Dio, e che accompagna il suo rivelarsi con il Soffio che abita la Parola stessa, l’uomo è situato nella postura di “colui che ascolta”.

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