NEWS ON LINE Città         Pubblicata il

Mosaici di S. Giusto: c’è chi li vuol vicini al luogo del ritrovamento


Una sezione del mosaico tardoantico di San Giusto (ph: beniculturali.it)
Il sito oggetto del ritrovamento e dello scavo (ph: beniculturali.it)
Parte della trama di cui si compone il manufatto musivo (ph: beniculturali.it)


LUCERA– Nuovo intervento, sui mosaici di Borgo San Giusto, quando si registra la presa di posizione del FAI, con la lettera della struttura nazionale del Fondo Ambientale Italiano alla Sovrintendenza Regionale ai Beni Artistici e Architettonici, sul progetto ‘Terre e Torri del Puer Apuliae’.
Si tratta, nell’ultimo caso, dell’iniziativa progettuale ideata dall’architetto Stefano Serpenti e del collega Paolo Marconi docente all’Università Roma Tre, che vorrebbe esposti quei reperti musivi, in uno degli eventuali ‘casoni angioini’ da realizzarsi all’interno della Fortezza Svevo-Angioina con un contributo regionale di 750.000 euro.

Come mai non si pensa ad una soluzione per ‘musealizzare’ i mosaici, cercandone una definitiva per collocarli in un sito neutro, non distante da quello in cui furono rinvenuti? La proposta arriva da un privato cittadino, Walter Di Pierro, che l’ha girata al Sindaco Pasquale Dotoli.

Quella di Di Pierro sembra essere una strada parallela a quella battuta, nella primavera scorsa, dal Rettore dell’Università di Foggia Giuliano Volpe. Si richiama, infatti, all’esperienza degli scavi sul sito di Faragola, nel territorio di Ascoli Satriano, dove nel 2003 è stata riportata in luce parte di una villa romana del IV e V secolo dopo Cristo.
Per la sua ‘musealizzazione’, dunque per la fase conservativa e quella espositiva, si è ricorsi ad involucro in legno e ferro, che vuol riproporre le volumetrie degli ambienti, realizzato con tecniche compatibili con le strutture antiche e con il paesaggio al costo iniziale di 513mila euro. È nato, così, il ‘Parco Archeologico’ inaugurato nell’aprile 2009.

Quelle di Faragola e di San Giusto, per molti versi, sembrano storie consimili. “Il complesso paleocristiano rinvenuto nell’agro lucerino”, si legge sul sito Web del Ministero per i Beni Culturali, “è stato riportato alla luce nel corso di scavi degli anni Novanta, in un’area interessata dal progetto dell’invaso di una diga. Il pavimento musivo rinvenuto all’interno della chiesa ‘A’ del complesso - che rappresenta una rara attestazione del modello della doppia basilica nel territorio dell’Italia Meridionale - è stato asportato dalla collocazione originaria, destinata ad essere sommersa.” E, in qualche caso, ad essere smarrita, come fu per una tessera, scomparsa cinque anni fa dalla depositeria comunale di via Magellano.

Siamo di fronte, eventi alla mano, a qualcosa di unico che un po’ tutti: lucerini, forestieri, turisti, visitatori potrebbero e dovrebbero ammirare. A fine estate, in considerazione del buon avanzamento dei lavori nella nuova sede della Biblioteca Comunale del Santissimo Salvatore, o San Pasquale, fu il primo cittadino di Lucera a ritenere plausibile una collocazione dei reperti musivi, rinvenuti in contrada ‘Pavoni’, nello spiazzo antistante il convento-biblioteca in Villa.
Lo spunto per il Sindaco venne da un’idea dell’architetto milanese Italo Rota, quella di amalgamare l’ingresso principale della struttura bibliotecaria con viale della Libertà e con la Villa stessa. Anche questo resterà un proposito ideale senza riscontri fattuali? Il quesito vale per tutti: Istituzioni, Politica, associazionismo, cittadinanza attiva. Qualcuno, prima o poi, dovrà rispondere.

Costantino Montuori


 

Torna indietro
Stampa
© Lucerabynight.it e una realizzazione mediaweb-grafic