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Perchè è in crisi lo sport a Lucera




Abbiamo seguito con molta attenzione il dibattito recente sulla crisi dello sport a Lucera. Con attenzione perché eravamo curiosi di intravedere nello stesso soluzioni (a noi sconosciute) veramente in grado di portar fuori dalle difficoltà le varie discipline sportive operanti nella nostra città. Insomma, idee nuove, se non originali. Invece, abbiamo registrato le solite lamentele a carico delle Istituzioni che non farebbero molto per aiutare tutti i volenterosi che si cimentano coraggiosamente nell’organizzare i vari tornei a livello dilettantistico. Il maggiore imputato, al solito, è il Comune che non destinerebbe risorse sufficienti per lo sport, come non gestirebbe al meglio quegli impianti disponibili per rendere più agevoli e meno costosa la disputa delle gare, se non addirittura la fase di preparazione. Premesso che il Comune cronicamente è inadempiente sotto l’aspetto lamentato, ma non per questo può ritenersi il solo responsabile della situazione in atto. La verità è che da qualche tempo si sta inculcando l’idea che senza il Comune non si può fare attività sportiva. Si va inculcando il concetto che, poiché lo sport ha una valenza sociale, gli amministratori comunali devono farsi carico anche del relativo peso finanziario o di gran parte di esso. Sbagliato. Intanto, bisogna fare i conti con l’attuale momento economico, che vede i Comuni in grave difficoltà per i tagli delle disponibilità statali e per l’aumento dei servizi richiesti dai  cittadini, anche a seguito dell’ampliamento della città in periferia, circostanza quest’ultima difficilmente considerata.
Vi era un tempo, in periodi di vacche grasse, che il Comune era pressoché assente in tema di elargizione di contributi. Fu il vulcanico Franco Apollo a diventare una spinta nel fianco degli amministratori in questo senso, strappando di anno in anno interventi sempre più sostanziosi. Organizzava addirittura marce di tifosi sul Municipio per indurre gli amministratori ad allargare i cordoni della borsa. Fu un crescendo, anche perché il calcio andava benissimo e questo era di per sé motivo importante per i politici per mettere le mani sul bacino elettorale degli sportivi. Lo stesso Apollo veniva coccolato nella speranza di una sua discesa in campo. E’ chiaro che le cose non potevano protrarsi all’infinito. L’economia prima o poi presenta il conto. Diciamo tali cose per ribadire in questa sede che è il momento di mutare strategia. Gli ingredienti per fare attività sportiva sono semplicemente quattro: il contributo diretto dei soci, la sottoscrizione degli abbonamenti, le sponsorizzazioni  ed, infine, l’incasso  ai botteghini del campo sportivo.
Il Comune può e deve intervenire in maniera molto marginale. Intanto, assistiamo all’assenza dei tifosi attorno al terreno di gioco, oltre a quella degli sponsor che praticamente, quando ci sono, non hanno la cultura per intervenire in questo settore a sfondo pubblicitario. Ovviamente, occorre che anche i privati benestanti ci mettano qualcosa di proprio a perdere, come hanno fatto tanti altri e per ultimo Gianni Pitta, il quale spesso ha messo mano al proprio portafoglio. Quello che il Comune deve fare assolutamente è rendere agibili e meglio funzionali gli impianti di cui dispone. Il riferimento al Palasport è significativo in questa chiave, un impianto voluto con tutte le sue forze da Mimmo Bonghi e lasciato vivere alla merce degli incompetenti e dei vandali. Bisogna tornare all’antico per superare questo momento. I dirigenti devono tenere sotto’occhio i terreni di gioco rionali, gli oratori da cui attingere le energie fresche da mandare in campo, salvo poi valorizzarle e piazzarle al miglior richiedente. Non si può ancora pensare di fare attività sportiva stipendiando gli atleti in maniera diretta o indiretta. Al di fuori di questo schema, lo sport a Lucera è destinato a chiudere bottega. Saremo tacciati anche questa volta di catastrofismo, ma questo non cambia l’obiettivo posizionamento in campo. Degli elementi di valutazione. Per dirla brevemente, bisogna autofinanziarsi. Ovviamente, come al solito, saremo lieti di essere smentiti clamorosamente.

Antonio Di Muro

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