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Il Silenzio che Parla:   La Storia di Giada e la Lingua dei Segni

Nella frenesia di un pronto soccorso, tra sirene che ululano e il profumo di disinfettante che permea l’aria Giada si trova immersa in un’esperienza che avrebbe cambiato per sempre la sua vita.
Era il suo tirocinio, un momento cruciale per la sua formazione, ma anche un periodo di scoperta e introspezione.
Un giorno, durante una normale giornata di lavoro, si trovò di fronte ad una situazione che la colpì profondamente.
Una paziente, una donna adulta, viene curata amabilmente sulla sua barrella e poi congedata senza alcuna spiegazione riguardo le procedure mediche che le furono effettuate.
Gli sguardi confusi della paziente e l’assenza di comunicazione fecero affiorare in lei degli interrogativi che si placarono solo nel momento in cui venne a sapere che la donna era sorda ecco perché condannata al silenzio.
Quell’incontro rimase nel cuore di Giada accendendo in lei una scintilla di curiosità e di commozione che la spinsero dopo l’epidemia da Covid ad iscriversi ad un’accademia per sordi, un luogo in cui la LIS non appariva come un mucchio di gesti indecisi, privi di senso e di memoria ma una vera e propria espressione di piccoli, lenti, chiari SEGNI.
Quella scelta rappresentava un’ulteriore forma d’arte, un modo per abbracciare un mondo che spesso rimaneva invisibile ai più.
Dopo cinque anni di intenso impegno Giada si ritrovò completamente immersa nella cultura e nella comunità sorda e decise di fondere ogni segno ad un’altra bellissima e potentissima forma d’arte, per cui lei nutriva sin da bambina un grande interesse: la danza.
Decise di condividere la sua passione sui social network ed è proprio tramite i media che ho avuto l’onore di conoscerla e di ammirarla, per la sua sensibilità e bellezza.
Le sue giornate scandite da prove di danza e studio della Lis diventano, in tal modo, inesorabilmente più piene, più ricche e il suo corpo si trasfoma ben presto in un mezzo di comunicazione universale.
Ogni movimento è un modo per raccontare storie, per creare un ponte tra mondi diversi.
Giada ormai interpetre e performer porta sul palco non solo il suo talento ma anche un messaggio di amore, accettazione e inclusione.
Giada è un faro di luce per molti e sicuramente non solo per i non vedenti e il mio invito è quello di sostenerla per far sì che la sua carriera e la sua missione arrivino lontano, ben oltre le nostre capacità sensoriali ma molto più vicino a quelle amatoriali, come il senso di solidarietà, la voglia di darsi, il bisogno di sentirci simili, tutte quelle sensazioni che probabilmente abbiamo perso o probabilmente non riusciamo a vedere più.

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Maria Colagrossi

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