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Joseph Beuys: l’arte e la vita

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Un momento della conferenza La mostra Il video di presentazione

Una rassegna per ripercorrere i giorni foggiani dell’artista tedesco

 

Fino al 31 ottobre la Fondazione Banca del Monte ospiterà le opere di un importante artista tedesco Joseph Beuys.

Non è presente il Beuys che tutti i libri di storia dell’arte contemporanea riportano, le azioni, le sculture sociali, le performances per cui è famoso, ma più che altro questo evento è una rassegna, come ha sottolineato il Presidente della Fondazione Francesco Andretta, che testimonia il profondo sentimento che legava l’artista a questi luoghi del mezzogiorno. Colpito dalla serenità di questi popoli, dalla coesione delle persone trovò qui la giusta risposta agli orrori della guerra. Foggia in particolare è stata nel suo cuore fino alla fine dei suoi giorni, fino all’ultima mostra a Capodimonte in cui espose l’opera “Prendi sul serio Foggia”.

L’evento, risultato di una stretta sinergia tra Università degli Studi di Foggia, la Regione Puglia, la Provincia, il Comune di Foggia, Art’infabrica, Spazio55, l’editore Claudio Grenzi con il patrocinio del Goethe Institut Napoli e il Consolato Generale di Germania, è stato letto dal Prof. Nienhaus, curatore insieme a Guido Pensato, come una scultura sociale alla Beuys per via della collaborazione e dell’impegno di tante persone per il conseguimento di uno scopo unico.

“Joseph Beuys. Nascita di un artista. Beuys a Foggia e sul Gargano” è la meta di un lungo percorso cominciato nel 2004 con un’altra mostra e vari convegni tutti dedicati alla figura di questo noto artista concettuale.

Beuys ha sempre affermato il suo legame con l’Italia, con Napoli ma, i primi luoghi che lo hanno colpito e spinto verso al sua vocazione artistica sembrano essere stati proprio quelli pugliesi, il Gargano e Foggia in particolare.

 

Radiotelegrafista dell’Aereonautica nel’42 è sugli aerei d’assalto Stukas famosi per la crudeltà degli attacchi che mettevano in pericolo anche la vita dei piloti. Foggia rappresenta una parentesi di serenità per Beuys in questi anni, ci arriva nel ’43 perché c’era il secondo aeroporto della Luftwaffe in Italia dopo Roma, qui si effettuavano ricambi e si sperimentavano nuove mitragliatrici, dunque Beuys vive una pausa dalle atrocità della guerra ogni volta che mette piede a Foggia. Incontra poi la gente del posto che lo colpisce per la sua impostazione “preistorica”, nella sua visione questi luoghi rappresentano delle “isole” in cui il tempo si è fermato conservando tutta l’integrità del rapporto uomo - natura che Beuys poi cercherà di ristabilire per tutta la sua carriera artistica attraverso le sue opere. Colpito dalla gente ma anche dai luoghi ricorderà sempre le montagne del Gargano per il loro essere a stretto contatto con il mare.

Studente di Scienze Naturali parte militare ma già qualcosa dentro lo aveva indirizzato verso l’arte, nel ’43 decide poi di dedicarsi ad essa completamente iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti: qui le prime opere sono rielaborazioni degli schizzi aerei dei paesaggi del Gargano e di Foggia.

Questa città lo accompagnerà sempre nel corso della sua esistenza tanto che affermava “Ho amato molto Foggia; è il luogo che ricordo di più nella mia vita”.

Quando nel ’71 tornò in Italia da artista ormai affermato volle portare il gallerista e suo amico Lucio Amelio nei luoghi che lo avevano accolto serenamente durante gli anni del conflitto; nel 1973 pubblica un libro di serigrafie intitolato “ La gente di Foggia è meravigliosa”. Bisognoso di un “contatto” con la Puglia, nel ’78 fece trasportare polvere di pietra calcarea dalle cave di Apricena per la sua casa – atelier a Dusseldorf.

Il ricordo di Foggia lo accompagnò fino alla fine tanto che nell’85 espresse anche il desiderio di donare tutta la sua collezione alla città di Foggia.

 

Una esposizione dal profondo valore culturale, perché ci fa conoscere da vicino un artista universalmente noto, ed emotivo perché collega un icona dell’arte contemporanea ai nostri luoghi rendendolo dunque più familiare.

 

Berenice Di Matto

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