NEWS ON LINE Spazio aperto         Pubblicata il

Consapevolezza o teorie qualunquiste?

condividi


La scienza si sta impegnando per dare una definizione, per stabilire delle cause e trovare delle cure a sostegno delle persone affette dallo spettro autistico.
Ma il restante delle popolazione ha idea di cosa sia lo spettro autistico? 
 
Potrei riportarvi grafici e numeri. 
Potrei indicarvi definizioni testuali copiate da Internet. 
Per me sarebbe meno rischioso, ma ciò che né verrebbe fuori non sarebbe altrettanto chiaro e diretto. 
 
C'è un motivo per cui non esiste la giornata a sostegno delle persone autistiche ma "la giornata della consapevolezza sull'autismo". 
Questa differenza sottile è indice del fatto che riguardo questo disturbo la maggior parte della popolazione ne ignora l' esistenza. 
 
Premetto che preferisco chi la ignora a chi si fa portavoce di teorie non comprovate, come quella che l' autismo deriverebbe dai vaccini.
Credo anche che è una realtà che sta prendendo sempre più piede nella nostra società e non possiamo non preoccuparcene. 
 
Io non so esattamente da cosa sia generato lo spettro autistico, né in che età si manifesta ma posso dirvi quali sono i suoi tratti tipici e quale può essere l' approccio giusto per supportare una persona affetta d'autismo. 
 
Pare che la persona autistica viva in un mondo tutto suo, che pensi continuamente a ciò che gli piace e ciò che lo fa stare bene senza interessarsi particolarmente dei suoi obblighi. 
Pare che debba essere costantemente stimolato per aprirsi al mondo esterno e solo dopo molto tempo mostra curiosità. 
 
Chi è affetto d' autismo agli altri appare taciturno ma in realtà con sé stesso parla un sacco e questo legame speciale che ha con la sua mente lo porta ad isolarsi a tal punto che perfino il contatto fisico con gli altri lo intimidisce. 
 
L' autistico ha la sua ruotine giornaliera e un cambiamento improvviso per lui non è solo motivo di fastidio ma anche di sofferenza perciò si presenta schematico, preciso, rigido nei suoi pensieri. 
 
Il suo corpo invece è in confusione. 
La persona autistica spesso si presenta goffa, incerta nel passo, piuttosto pigra. 
 
Il suo mondo interno non è mai oggetto di discussione. Lui non ti renderà subito partecipe di ciò che prova perché è un tipo diffidente pur non avendo scelto di esserlo. 
 
Io penso che l' autismo rappresenti una lotta eterna tra mente e corpo, tra stare nella società e vivere nella società. 
 
A meno che il paziente non sia affetto da una forma di autismo grave è molto probabile che le persone che lo circondino non si accorgono di questo dualismo e questo è ciò che mi fa maggiormente riflettere. 
 
Mi rendo conto, con grande dispiacere, che le disabilità non esattamente evidenti non vengono trattate con la stessa importanza e con la stessa sensibilità di quelle palesi. 
È molto più probabile che si mostri gentilezza e disponibilità nei confronti di una persona affetta dalla sindrome di Down piuttosto che per un autistico.
E sapete perché? 
Semplicemente perché non c'è ne accorgiamo ed è più semplice segnalare come "strano" un soggetto che sta nel suo, che è silenzioso e rigoroso piuttosto che ammettere che ha una difficoltà che da solo non può gestire e che anche se sembra paradossale ha bisogno del supporto di tutti per poter vivere al meglio con tutte le sue lotte interiori, i suoi bisogni e le sue paure. 
 
Io ho provato a guardare dentro al mondo di un autistico. 
Ci ho visto dentro il bisogno di rassicurazione. 
Ci ho visto dentro la consapevolezza di non essere "completamente in sé" ma nemmeno di "essere fuori di sé". 
Ci ho letto tanta paura nel genere umano ma anche tanta fiducia. 
Ho sentito la voglia di uscire dal guscio e la sua fatica nel provarci. 
Ho percepito nel suo bisogno di "mettere ordine" un "dare un senso" a quel che sente e non sa spiegare. 
 
E sai cosa vi dico?
Che a me in fondo non serve sapere tutto. 
Nessuno può sapere esattamente cosa passa nella mente di un altra persona e cosa percepisce fino in fondo nel suo cuore. 
Mi sta bene l' ignoto e non mi faccio spaventare perché so che non scegliamo come nascere.
Succede e basta e nessuno di noi ha il potere poi di limare più di tanto i propri difetti, le proprie manie e le proprie ansie.
 
Facendo un parallelismo tra il suo mondo e il mio mondo ho capito che poi non siamo così diversi e che la lotta per capire noi stessi per molti dura una vita intera. 
 
Ma se c'è una cosa di cui sono fermamente convinta è che l' autistico non sappia applicare nessun tipo di filtro alle sue idee e ai suoi giudizi. 
È di un' onestà disarmante e di una purezza invidiabile.
Lui nel mondo condiviso ci vuole stare e si batte con tutte le sue energie per entrarci al punto che le sue reazioni istintive e forti non trovano scuse, giustificazioni e mezze misure di cui solitamente si servono i normodotati.
 
Ho scoperto che essere amico di un autistico, già solo per questa sincerità è un enorme vantaggio, soprattutto al giorno
 d' oggi.
 
Ho compreso che la chiave per andare d'accordo con le persone a prescindere dal proprio handicap sia l' empatia, la capacità cioè di ascoltare e di "mettersi nei panni dell' altro" prima di giudicare qualcuno. 
Mettersi cioè in discussione e rifletterere maggiormente sulle proprie azioni e sulle loro conseguenze. 
 
Ho capito che ci vuole anche tanta pazienza, un pizzico di fiducia e molta curiosità per vedere l' altro come fonte di arricchimento personale in ogni circostanza.
 
Aver letto e studiato dell' autismo mi spinge ora a formulare anche una tesi tutta personale ed egocentrica: per tutto ciò che sente dentro e fuori di sé, per tutto ciò che vede lontano e vicino, l'autistico  ha un cuore più grande. 
Probabilmente due volte più grande rispetto a quello di chi non si sforza di vedere mai oltre sé stesso e i propri interessi. 
 
A Daniele. 
 
Colagrossi Maria.

Fotogallery n.
Torna indietro
Stampa
© Lucerabynight.it e una realizzazione mediaweb-grafic