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Paesaggio, Ambiente, Salute, Sviluppo economico locale: quale futuro per i Monti Dauni ?

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L’associazione “Lucera Non Tace” ne parla con l’avv. Maria Difino, esperta in diritto amministrativo,  dell’ambiente e dell’urbanistica.

LUCERA NON TACE, associazione di cittadini operante da anni sul territorio dauno  per la tutela dell’Ambiente e della salute pubblica nonché del paesaggio e dei monumenti locali, ha avuto il piacere di incontrare l’avv. Maria Difino, amministrativista molto impegnata, per motivi professionali ma anche per propensione etica, in recenti battaglie a tutela del territorio e della salute pubblica.

Ricordiamo, in primis, gli importanti risultati ottenuti a fianco del Comune di Volturino, nella annosa vicenda delle antenne televisive. In quell’ambito, l’avv. Difino ha difeso a spada tratta i provvedimenti adottati dall’allora Sindaco di Volturino, avv. Antonio Santacroce, supportato dall’indefesso impegno del Comitato civico guidato dal sig. Gagliardi.

E sempre nell’interesse del Comune di Volturino, è stato inanellato un altro risultato positivo davanti al Tar di Bari, questa volta sul fronte degli impianti eolici.

 

Avv. Maria Difino, ci può sintetizzare cosa è accaduto sul fronte eolico, a Volturino?

In quest’ultima vertenza giudiziaria il Tar Bari ha messo un altro punto fermo sulla lettura, non sempre semplice, delle norme in tema di procedura autorizzativa in materia di energie rinnovabili. In particolare, nel caso di specie, il giudice amministrativo, accogliendo la nostra tesi difensiva, ha ritenuto che si trattasse di una ipotesi di frazionamento fittizio dell’impianto eolico (composto da otto pale per un totale di 200 mw) e che quindi non era possibile ricorrere alla procedura abilitativa semplificata, c.d. PAS, sia sotto il profilo soggettivo sia sotto quello oggettivo. Ciò in quanto le otto istanze di PAS non solo erano state presentate, quasi contestualmente, dallo stesso soggetto imprenditoriale, ma erano previste in aree adianti e contigue e avevano lo stesso punto di connessione, ovvero la medesima cabina primaria (per intenderci, quella di alta tensione). Oltre al fatto che le otto pale eoliche sarebbero state istallate a 300 metri dal nucleo rurale della contrada di Serritella, quindi non solo troppo vicine al centro abitato, ma in ogni caso, in un territorio di particolare rilievo paesistico-ambientale, qual è quello dei Monti della Daunia.

Avvocato, ci spiega meglio questa storia della procedura semplificata ?

Il ricorso alla PAS è chiaramente “interessante”, sotto il profilo procedurale, per le imprese che vogliono investire in questo settore, poiché oltre ad un iter amministrativo semplificato, e quindi più veloce, contempla l’applicazione del c.d. silenzio assenso. In altri termini, se l’amministrazione non riscontra l’istanza entro trenta giorni, la realizzazione dell’impianto è assentita. Questa ultima sentenza del Tar Bari, però, ha chiarito anche un altro profilo. Offrendo una lettura sistematica della complessa normativa di settore, ha affermato - accogliendo pienamente anche qui la nostra tesi - che la disposizione regionale sul c.d. “minieolico” non deroga affatto alle speciali norme antielusive nazionali e regionali, e che il cumulo di potenza non vale soltanto per gli impianti di media ed alta tensione, come invece una interpretazione letterale delle norme potrebbe portare a concludere. In questo caso si trattava di otto pale eoliche ciascuna della potenza di 60 Kw per un totale di 200 Kw.

Quindi, in conclusione, possiamo trarre un insegnamento che possa valere anche per le altre aree della Daunia: non basta spacchettare gli impianti alimentati da fonti rinnovabili per aggirare i limiti imposti dalla legge a tutela dell'ambiente, del patrimonio culturale, della salute e della pubblica incolumità. In altri termini, a certe condizioni, dieci impianti di potenza pari ad 1, sono l’esatto equivalente di un unico impianto di potenza pari a 10, è corretto?

Sembra un concetto semplice, persino per i non addetti ai lavori. Semplice ma evidentemente difficile da digerire per alcuni.

Già. Invero la normativa, in un settore come quello delle energie rinnovabili, che intercetta interessi non solo urbanistici ma pure di rilevanza paesaggistica, ambientale e sanitaria, è particolarmente articolata e, per questo, spesso si presta a letture “partigiane”, ovvero strumentalmente orientate al perseguimento dell’esclusivo profitto economico. Io comprendo gli interessi dell’impresa, ma certi valori, come il paesaggio e l’ambiente, oltre a quello, a mio sommesso avviso assoluto della salute, non sono negoziabili. E devo dire che su questo fronte l’amministrazione Santacroce si era dimostrata particolarmente attenta, dal momento che ha sempre cercato di fare muro ad operazioni imprenditoriali che sarebbero andate a discapito dell’interesse di questo territorio, ottenendo diversi successi anche sul fronte giudiziario. Voglio sottolineare che pure nel contenzioso sulle antenne televisive, una delle argomentazioni forti che le controparti hanno cercato di addurre a sostegno delle rispettive tesi, è stato il fatto che quello dei Monti Dauni è un territorio già ampiamente “compromesso” sotto il profilo paesaggistico e ambientale. Una ferita che, però, proprie questa vittorie giudiziarie, fin’ ora, hanno contribuito a contenere.

Avvocato, ma quali sono i paletti posti dalla normativa in materia, a tutela degli interessi pubblici come la salute e l’ambiente?

In questa zona dei Monti della Daunia abbiamo la Torre medioevale di Montecorvino che costituisce un importante sito di nidificazione del Lanario, il quale è una specie protetta, un “cugino” del Falco pellegrino. Ma non solo. Nell’ IBA IT 126 “Monti della Daunia” sono presenti altre specie di uccelli protetti individuate dalla direttiva europea, come il Falco Picchiaiolo, il Nibbio reale, la Poiana, senza contare la presenza di altre specie di fauna protetta, quali il Lupo e il Gatto selvatico. Inoltre i Monti dauni rappresentano un ambiente a mosaico, formato da boschi (il bosco Riconi) e aree agricole e dove corre la Fiumara di Motta Montecorvino. E poi c’è il Castello svevo-angioino di Lucera, che riveste un altissimo valore, non soltanto come patrimonio culturale e archeologico ma anche di contesto. In sostanza questo è un territorio dall’alto pregio anche sotto il profilo paesaggistico e, come ha più volte rimarcato la giurisprudenza amministrativa, la normativa di settore va letta ed interpretata tenendo ferma la indeclinabilità della funzione pubblica di tutela del paesaggio che l’art. 9) della Costituzione pone tra i principi fondamentali della Repubblica. Credo che questa sia la vera risorsa del nostro territorio. Per me, che ogni settimana attraverso il sub-appenino dauno, le posso assicurare che l’impatto visivo provocato dagli impianti eolici che sembrano squarciare con violenza il meraviglioso “quadro naturale” che è il paesaggio collinare della daunia, è devastante. Sta alla politica difendere e valorizzare questo paesaggio e farlo diventare volano dell’economia. Nell’interesse di tutti e, in particolare, nell’interesse di questo territorio che si sta dolorosamente spopolando.  

Ecco. A questo proposito non possiamo non fare un cenno al piano nazionale di ripresa e resilienza, meglio noto come PNRR. Come è facile immaginare, con i miliardi del PNRR che verranno destinati alla c.d. transizione ecologica, la materia delle energie rinnovabili sarà ancora più appetibile che in passato. 

Si, è vero. Per restare in metafora, direi che questo è un terreno molto “paludoso” ed io sono molto preoccupata. Il rischio reale, a mio avviso, è che la corsa alla necessità di dimostrare la capacità amministrativa di spendere le straordinarie risorse economiche che il PNRR ha messo sul piatto, possa davvero portare ad una gerarchizzazione degli interessi, ma questa volta inesorabilmente a discapito di quelli che sono definiti “interessi sensibili” come il paesaggio, l’ambiente, il patrimonio storico-culturale, la salute ecc.. Interessi che rischiano di diventare recessivi al cospetto di quelli economici. 

Mi scusi, avvocato. Ma questo non si è già verificato nella legislazione italiana ?

Si, è vero. Già con la legge Madia del 2015 ed oggi con i decreti semplificazione, in nome della accelerazione dei procedimenti amministrativi, gli interessi “sensibili” quali quelli ambientali - intesi in senso lato - che prima ricevevano una tutela per così dire “rafforzata”, sono sempre più posti sullo stesso livello degli altri, ovvero di quelli “ordinari”. Ormai la variabile “tempo” sembra surclassare ogni valore. E non trascuriamo il fatto che la tutela dell’ambiente è spesso imprescindibilmente legata al diritto ad un ambiente salubre, quindi alla salute. Ora, a me pare che il problema della semplificazione amministrativa non si risolva estendendo l’istituito del silenzio assenso anche al caso degli interessi sensibili o con poteri di avocazione da parte di soggetti che sono affatto vicini agli interessi da tutelare, come sembrerebbe sancire l’ultimo decreto semplificazione.

In che senso ?

Mi spiego. Fin’ ora il sistema della tutela del territorio, sotto il profilo paesaggistico-ambientale, ha in qualche maniera tenuto perché le Soprintendenze periferiche hanno opposto resistenza, laddove era necessario, alla depredazione del territorio da parte di interessi meramente speculativi.  Adesso, nel capo del Decreto semplificazione n. 77/2021 dedicato alle disposizioni sul paesaggio, leggo di questa Soprintendenza “speciale” che in sostanza sembrerebbe esautorare le funzioni delle Soprintendenze periferiche nel caso in cui beni culturali e paesaggistici siano interessati da interventi previsti dal PNRR sottoposti a valutazione di impatto ambientale in sede statale (VIA). Non solo. La legge ora prevede che in caso di necessità e per assicurare la tempestiva attuazione del PNRR, questo stesso organo centrale, unico, speciale e straordinario, con riguardo ad ulteriori interventi strategici del PNRR, possa “avocare” a sé i poteri delle Soprintendenze archeologiche, delle belle arti e del paesaggio (ovvero quelle periferiche), e sostituirsi ad esse. A mio avviso siffatte disposizioni possono essere davvero pericolose. Non è questa la sede per riflessioni più profonde, ma una simile previsione, in materia di tutela del paesaggio, non può non far riflettere sui i rischi cui si può andare incontro, ed in particolare a quello che i giuristi più attenti chiamano “ambientalismo industriale della transizione ecologica”. In sostanza, un infingimento. E quel che è peggio, con la conseguente banalizzazione del principio costituzionale della tutela del paesaggio.

E’ chiaro a tutti che l’eolico, il solare, e tutte le altre fonti rinnovabili di produzione dell’energia, sono importanti per il nostro futuro, ma deve essere altresì chiaro a tutti che in nessun caso si può abdicare alla tutela del territorio. 

Certo. Il pericolo che ad essere sacrificati sull’altare dello “sviluppo economico” industriale sia lo sviluppo economico da agricoltura e turismo è dietro l’angolo, soprattutto se si tiene conto che questi impianti sono destinati ad essere realizzati proprio là dove la proprietà privata è più debole e più aggredibile, ossia i terreni agricoli e le aree interne. 

Ha sentito parlare dei consorzi di comunità energetica ? Cosa ne pensa ? 

Si. Ho letto della ipotesi di un accordo tra sindaci delle aree interne dei Comuni dei Monti dauni per la costituzione di una zona franca, “Oil Free Zone”, il cui scopo sarebbe quello ci avviare delle azioni a garanzia del corretto utilizzo delle risorse energetiche. Mi auguro davvero che, come è stato dichiarato e scritto, le strategie economiche, amministrative e politiche che verranno pensate e messe in campo, viaggino effettivamente nel rispetto delle esigenze paesaggistiche ed ambientali. Anche se, vorrei ricordare, “ambiente” e “paesaggio” rispondono in realtà a filosofie e ragioni diverse, quindi bisogna fare attenzione a non fagocitare, o meglio annullare, un valore (il paesaggio) nell’altro (ambiente). Io penso che, in questa meravigliosa terra di Puglia bisogna guardare con interesse anche alle altre mission del PNRR le quali possono portare, seppure indirettamente, a positive ricadute sul paesaggio e, con esso, allo sviluppo economico di tutta l’economia del posto. Mi riferisco agli interventi in materia di turismo, di rivoluzione verde e di inclusione e coesione. Non bisogna perdere di vista il fatto che la ”bellezza” è la risorsa naturale principale di questa terra, ed è su questa che bisognerebbe principalmente puntare per lo sviluppo economico locale. 

Grazie avvocato Difino. L’associazione “Lucera Non Tace” vigilerà affinché gli impianti eolici futuri, se installati, rispettino integralmente la normativa vigente anche in tema di tutela paesaggistica. Per scongiurare l’ulteriore devastazione di un territorio, specialmente quello lucerino, già  sfregiato da una miriade di impianti di trattamento rifiuti sorti negli ultimi decenni e gestiti spesso in maniera selvaggia e  ancor peggio manutenuti. Alcuni di questi impianti, terminato il loro ciclo lavorativo, sono diventati enormi discariche di rifiuti pericolosi (Giardinetto, Alghisa, Ex ILCA,…). 

L’associazione “Lucera Non Tace” si augura che almeno i consorzi di comunità energetica possano diventare in breve tempo una realtà politica operativa sul territorio dauno, per attuare un obiettivo da sempre perseguito da LNT:  fare rete tra le comunità locali per individuare e perseguire una linea di azione politica comune e di più ampio respiro per lo sviluppo locale sostenibile, sia economico che sociale. Una rete sinergica per dare finalmente una voce autorevole e rappresentativa ad un Territorio da sempre SILENZIOSO, RASSEGNATO e soprattutto  DIMENTICATO negli ambiti politici dove si decide il futuro di tutti NOI.

 

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