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Ricordando Emanuele Tetta a sedici anni dalla scomparsa

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di Costantino Montuori 
 
Emanuele Tetta ci ha lasciati il 7 gennaio 2006. Era nato a Lucera il 23 aprile 1963. Dal 1995 viveva e lavorava a Milano nel ramo bancario. 
 
Fin da giovanissimo aveva collaborato con Sunday Radio ed altre testate del territorio. Tra il 1989 ed il 1995 aveva portato avanti una quotidiana corrispondenza con 'La Gazzetta del Mezzogiorno'. 
 
IL MEMORIAL DI CALCIO A 5 
 
Era un autentico appassionato di scrittura giornalistica, in ogni sua sfumatura, nonché di vicende calcistiche. Negli anni la sua parrocchia, quella di San Giacomo, lo ha commemorato con un 'memorial' calcettistico. 
 
QUEI FITTI LEGAMI CON IL LUCERA CALCIO 
 
Dall'esilio meneghino non mancava di seguire le gesta dell'allora Usd Lucera Calcio. Emanuele, persona di garbo non comune e penna tra le più apprezzate, era tifoso sfegatato del club calcistico svevo. Tanto da esserne divenuto quotidiano osservatore sul sito della Società dell'allora patron Gianni Pitta. 
 
Aveva pensato anche ad uno pseudonimo con cui levare la propria voce. Sul 'Forum' dei tifosi svevi si faceva chiamare Nero Wolfe. Un richiamo alla natura di attento indagatore della realtà. Un redivivo Tino Buazzelli del Web. 
 
IL PREMIO GIORNALISTICO A SUO NOME 
 
Per onorarne la memoria, a partire dal 2006 e sino al 2010, Antonella Tetta e Ciro D'Aries avevano disposto l'indizione di un premio giornalistico a lui intitolato. 
 
Nella prima edizione è stato dato alle stampe il volume dal titolo 'La mia Lucera' edito da Graphmedia. Un lavoro editoriale contenente cronache di politica, cultura e sport risalenti al 1992. Erano tutte opera del suo impegno, della sua passione per l'informazione libera ed indipendente. Non sono espressioni di circostanza le nostre. 
 
Sedici anni sono trascorsi dalla sua troppo precoce dipartita. Eppure il ricordo del giornalista lucerino, scomparso poco più che quarantenne, si conserva vivido sia in noi, sia in chi lo ha conosciuto. E dovrebbe trovare cittadinanza anche tra le nuove generazioni. Sarebbe giusto a dir poco.

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