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Chi vuole essere decapitato? Tra satira e libertà, non può esserci di mezzo il mare

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Riceviamo e pubblichiamo un commento di Nicola Bernardi :

 

 

 

Il 16 ottobre 2020, un professore della banlieue di Parigi «colpevole» agli occhi della Jihad di aver mostrato le caricature di Maometto di Charlie Hebdo durante una lezione sulla libertà di espressione del pensiero, è stato decapitato davanti alla sua scuola.

La notizia in Italia non ha suscitato reazioni.

Eppure è un fatto gravissimo e allarmante, che colpisce al cuore non solo la libertà di espressione del pensiero, ma la libertà di insegnamento e la laicità della scuola, che ne sono declinazioni fondamentali.  

Chissà se c’entra il fatto che Charlie Hebdo ebbe l’ardire di dedicare spietate vignette anche all’Italia: ricordiamo quelle su Amatrice, sul Ponte Morandi, su Rigopiano, che indignarono parecchio.

L’obiezione è sempre la stessa: la satira deve essere libera, entro certi limiti.

Il solito, ingombrante “però”.

Ma chi stabilisce i limiti alla libertà di espressione del pensiero?

Luttazzi mangiava cacca (cioccolato fondente) e annusava le mutandine di Anna Falchi sulla Rai. E Berlusconi cavalcò l’indignazione dei moralisti e bigotti per far fuori le voci critiche: ordinò le epurazioni di Luttazzi e Guzzanti, ma anche di Enzo Biagi, Serena Dandini, Michele Santoro, e tanti altri.

Ognuno vuole arrogarsi il diritto di stabilire il confine tra lecito e illecito.  

Per Amatrice è inaccettabile la vignetta di Charlie Hebdo che associa la mafia ai morti per il terremoto, tanto da aver intentato una causa per diffamazione davanti all’autorità giudiziaria francese.

Per il puritano cattolico è blasfemo “Brian di Nazareth” e “Il vangelo secondo Matteo”.

Per l’estremista islamico è inaccettabile che Maometto venga rappresentato con una bomba al posto del turbante. (Un piccolo inciso: le vignette che provocarono la strage a danno di Charlie Hebdo erano state precedentemente pubblicate da un giornale norvese di ispirazione protestante, quindi cristiana).

C’è una differenza, tra gli esempi citati: solo i poveri vignettisti di Charlie Hebdo furono uccisi barbaramente, ed ora un professore è stato decapitato perché voleva parlare di libertà di satira portando ad esempio i medesimi disegni.  

In Europa nessuno ha paura di fare satira su Gesù, perché non ci sono fondamentalisti cristiani pronti a decapitarlo. Al più, si evita di sfottere la Chiesa per convenienza e non rischiare di essere censurati dalle tv e dai giornali. E’ una forma di (auto)limitazione della libertà, incomparabile rispetto ad un attentato terroristico.

L’attentato terroristico è il non plus ultra del divieto: niente processo, decisione immediata di infliggere la pena capitale a discrezione di chi si sente vilipeso.

Allora dobbiamo chiederci: è giusto porre dei limiti alla satira?

Molti ritengono che fare satira sull’Islam sia inopportuno, proprio per l’estremismo di alcune frange di “fedeli” che si dovrebbe evitare di provocare. Ma se la satira non può colpire una forma di potere abietta come il terrorismo di stampo religioso, vuol dire che è altro, non è satira.

Cos’è la satira?

Forse l’unica definizione in grado di contenerle tutte è quella di “attacco al potere”.

A definire la satira è il suo bersaglio: il potere economico, sociale, politico, religioso. E il potere non ha certo bisogno di qualcuno che lo protegga dal dileggio.  

Immaginiamo ora due scenari.

Nel primo, la satira è totalmente libera: se qualcosa ci indigna, siamo liberi di ignorarla e anche di criticarla dicendo che è di cattivo gusto. La soluzione è semplice. Nessun divieto.

Nel secondo, la satira ha limiti e qualcuno decide cosa deve essere vietato: finiremmo su un terreno minato per la semplice ragione che nessuno è in grado di tracciare limiti oggettivi. Qualcuno vieta Luttazzi (come hanno fatto, in concreto); qualcun altro il giorno dopo, vieta la Litizzetto. Io vieteri la D’Urso, perché la trova più offensiva di qualsiasi vignetta. Il potente di turno eserciterebbe il proprio arbitrio.

E’ evidente che le limitazioni alla satira sono molto più pericolose della mancanza di limitazioni.  

In definitiva: la libertà di satira non può che essere assoluta. A patto che il bersaglio sia il Potere.

Più un Popolo (e i Poteri che lo governano) è in grado di sopportare il dileggio, più può definirsi maturo e democratico.

 

“La satira è nobile perché il suo bersaglio (il potere e le sue declinazioni oppressive) merita di essere attaccato”(Daniele Luttazzi).

 

Un’opinione di Nicola Ivan Bernardi, soggetta a future revisioni e ripensamenti.

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