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IL CENTRODESTRA A LUCERA: UN'ANALISI DEL VOTO A BOCCE FERME

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IL CENTRODESTRA A LUCERA: UN'ANALISI DEL VOTO A BOCCE FERME

Sinora ho evitato di esprimere giudizi sulle compagini lucerine di Fratelli d'Italia e del Centrodestra per evitare danni in campagna elettorale.

Sbollita la rabbia per alcuni comportamenti autolesionistici di sedicenti amici e del "coordinatore unico" di Fratelli d'Italia (il lessico da rivoluzione cubana è probabilmente un'eredità del suo passato nel centrosinistra e nella Margherita di Rutelli) resta la delusione per i modesti risultati. Percentuali da prefisso telefonico (cit.) che, non solo, vedono escluso dal ballottaggio il Centrodestra ma che potrebbero vedere escluso il partito di Fratelli d'Italia dal consiglio comunale. Detto ciò ritengo si possa fare un'analisi a freddo, quindi maggiormente attendibile.

Ebbene se la Lega ha rifiutato i soliti diktat foggiani ed ha corso in solitaria con la candidatura quale sindaco di Lilian Brescia, gli interlocutori -foggiani e lucerini-  evidentemente devono fare un "mea culpa" e chiedersi se i costanti insuccessi elettorali non dipendano dalla refrattarietà ai concetti di "rinnovamento" e di "autonomia territoriale". 

Candidature e alleanze nel centrodestra di Lucera difatti, vengono da sempre decise, anzi imposte, pescando nel manuale Cencelli e nella nomenklatura della prima Repubblica da un tessitore foggiano ultrasettuagenario che risponde al nome di Franco di Giuseppe. 

Retaggio anch'egli della prima Repubblica. 

I lucerini più servili e servizievoli si adattano.

Gli altri assistono inermi. 

Se poi i tre contendenti delle primarie dello scorso anno, vale a dire oltre al sottoscritto, Michele Consalvo e Giuseppe Bizzarri decidono di non ricandidarsi, forse il centrodestra dovrebbe fare una "severa autocritica, farsi qualche domanda e trovare qualche risposta" per citare il mio amico editorialista Luigi Iannone, la cui fedeltà ai valori della destra non può essere revocata in dubbio.

Invece si va alla ricerca del capro espiatorio da individuarsi in chi doveva candidarsi e non lo ha fatto (sic dicitur).

Il problema è un altro, evidentemente, perché la crisi del centrodestra lucerino appare dettata da logiche stantie, funzionali ad interessi foggiani cui si adatta l'opera di "utili idioti" prestati alla causa forestiera con il compito di distruggere ciò che i vari Consalvo, Orlando etc. altri avevano faticosamente creato.

In definitiva, pur condividendo l'idea sposata da Giorgia Meloni, mi dichiaro lontano anni luce dalle scelte e dai comportamenti del novello Fidel Castro cittadino e dei due coordinatori provinciali, l'anzidetto "grande vecchio" e il suo degno allievo e fedele esecutore, giovane soltanto all'anagrafe.

Non basta fregiarsi di un simbolo per dichiararsi di destra. Men che meno per ottenere il consenso elettorale come i recenti, disastrosi rovesci stanno a dimostrare.

Alla stregua di tanto mi autosospendo dal partito di Fratelli d'Italia del quale condivido l'idea ma non le disastrose applicazioni e gli interpreti nostrani. 

Di qui la mia decisione, risalente ad alcune settimane orsono, di non ricandidarmi.

                                         Ettore Orlando

                                   Capogruppo uscente 

                                   Fratelli d'Italia Lucera

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