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Vangelo della Domenica: L’Amore che si dona




SS.mo CORPO E SANGUE DI GESU’   – L’amore che si dona
Domenica del Corpus Domini. Domenica della grande festa di Gesù Eucaristia. 
Oggi è la domenica che ci ricorda il grande mistero della presenza reale e salvifica di Gesù nei segni eucaristici. La pagina del Vangelo  - il grande discorso del capitolo VI di Giovanni dopo la moltiplicazione dei pani -  ci ricorda le parole di Gesù: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo…chi mangia la mia carne e beve il mio sangue vivrà!”. Forse tanti cristiani, come i Giudei del tempo di Gesù, non credono nella verità di queste parole! 
Infatti tanti fanno a meno della Santa Messa e della Santa Comunione. Tanti, invece, si accostano a questo grande mistero d’amore anche senza essere confessati, ma dicendo in cuore loro “ne sento il desiderio…” oppure “beh, la faccio pure io la comunione, così mi faccio vedere che sono presente al funerale….o al matrimonio”, “ora mi dico l’atto di dolore e sono pronto per fare la comunione….”! 
Quanta superficialità….quanta poca fede….quanta ignoranza! Tutto questo è davvero grave! Che non ci succeda mai di cadere in questo modo di agire o di pensare. Andiamo a Gesù con la viva fede che noi abbiamo bisogno di Lui, abbiamo bisogno del suo Corpo e del Suo Sangue. Egli è rimasto con  noi non solo perché la nostra debolezza è grande, ma è rimasto con noi soprattutto per aiutarci ad essere come Lui. L’Eucaristia vuole essere l’occasione quotidiana o domenicale per imparare ad amare, per imparare ad offrirci come Gesù, per imparare che la vita è dono gratuito e generoso. Egli vuole diventare carne della nostra carne, non vuole solo essere adorato, contemplato e pregato. Allora come afferma san Leone Magno: diventiamo quello che riceviamo! La nostra vita si incontra con la sua Vita, la nostra povertà con la sua ricchezza di grazie, la nostra miseria con la sua misericordia.
Accostiamoci all’altare  - con l’animo in pace e riconciliato attraverso la confessione -  e realizziamo questo “mistico sposalizio”  tra la nostra vita e la vita di Dio. Egli entra in noi e noi sprofondiamo gioiosamente in Lui; Egli viene a noi e noi siamo presi dal suo amore. E dopo aver sperimentato la forza della sua presenza, andiamo verso i fratelli con generosa dedizione, e serviamo e amiamo ancora Gesù perché sempre Lui è presente nel fratello povero, solo, ammalato e bisognoso. La “messa non finisce” con l’ultima parola dell’andate in pace che chiude ogni celebrazione Eucaristica. Quell’invio invece è il l’invito ad iniziare la “nostra messa”, siamo inviati a celebrare nel mondo, a casa nostra, sul posto di lavoro, nello svago, nell’impegno ecclesiale la bellezza della nostra vita trasformata dal Signore risorto.
Don Luigi Tommasone

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