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Riapertura Chiesa Santa Lucia in Lucera




Il 10 agosto 2019, alle ore 19.30, Sua Ecc.za mons. Giuseppe Giuliano, vescovo della dioce-si di Lucera-Troia, al termine dei lavori di recupero e di restauro, restituisce alla Città di Lucera e all’intera comunità diocesana la rinnovata chiesa di Santa Lucia, sita in via Spagnoletti Zeuli. Il recupero della chiesa è stato cofinanziato dalla CEI e diretto dall’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici e dall’Ufficio tecnico diocesano.
In tale occasione, alla presenza delle autorità religiose, civili e militari, nonché dei tecnici incaricati, delle maestranze e del popolo di Dio, l’insieme dei lavori, curati da mons. Luigi Tommasone (Delegato Vescovile dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici) e dal geom. Arturo Monaco (Direttore dell’Ufficio tecnico) viene presentato alla cittadinanza.
Al termini della cerimonia di apertura ci sarà un concerto di ringraziamento de l’Ensemble bandistica “S. Mancini”.

LA CHIESA DI SANTA LUCIA
Origini e vicende storiche a cura di Massimiliano Monaco

L’unico riferimento certo sull’epoca di costruzione della chiesa di Santa Lucia di Lucera è un’iscrizione scolpita sull’architrave della porta di accesso, che ci ricorda come nel 1571, sotto l’episcopato di Pietro de Petris, essa fu rinnovata dalle fondamenta a spese del suo beneficiario: l’illustre ecclesiastico Giulio Monaco Carafa, abate delle chiese di San Samuele di Barletta e Santa Lucia di Lucera, nonché canonico della Cattedrale di Lucera e, successivamente, della Basilica romana di San Giovanni in Laterano, il quale riaprì e benedisse il tempio dedicandolo a Santa Maria e ai martiri Lorenzo e Lucia.
Dalle poche notizie a disposizione, sappiamo che Giulio Monaco nacque a Martirano, in Calabria, da Giovanni Berardino Monaco e Cornelia Carafa ma fu cresciuto ed educato a Roma; che servì, con singolare affetto di fede e meravigliosa diligenza il cardinale Alfonso Carafa, nipote di Paolo III, passando, dopo la morte del suo signore, ai servigi del cardinale Alessandrino (il domenicano Michele Bonelli), nipote di Pio V, guadagnandosi, insieme a non mediocri rendite, certa e costante opinione di bontà. Al suo nome la Città di Lucera ha intitolato, nel 1981, il terzo vico alle Mura.
Nove anni dopo la ricostruzione della chiesa di Santa Lucia, con bolla del 4.11.1580, il nobile prelato fu da Gregorio XIII prescelto Vescovo dell’antica diocesi di Lucera, venendo a risiedere in città insieme ad alcuni suoi famigliari, tra i quali Francesco Carafa, che nel 1581 è governatore della Provincia di Capitanata. Il suo episcopato fu tuttavia di breve durata: l’insigne ecclesiastico morì infatti nel 1582 e fu sepolto nella Cattedrale lucerina.

La citata testimonianza epigrafica ci dà conferma di come le origini della piccola chiesa abbaziale dedicata alla vergine siracusana del IV secolo sono antecedenti alla riedificazione del 1571 e che questa data segna solo una fase della plurisecolare esistenza del tempio. Invero, una lunga e ininterrotta tradizione vuole la chiesa già riedificata in età angioina sulle rovine di un precedente tempio romano e un diploma di Roberto d’Angiò la annovera tra le dodici chiese non conventuali presenti in Lucera.
Nelle vicinanze della chiesa la tradizione colloca la cosiddetta Grotta dei Giudei, cioè il luogo di dimora della colonia giudaica presente in Lucera a partire dal XIII secolo3. A questo luogo, distrutto nel secondo dopoguerra per dar spazio a moderne abitazioni, accenna, tra gli altri, il sacerdote Vincenzo Di Sabato, ricordando che la grotta e un gran numero di fosse granarie erano dietro le mura di cinta della chiesa nel 1699. Ancora nel 1755, data di compilazione del Catasto onciario della città, la Sepoltura detta degli Ebrei è censita nei pressi della Porta di San Severo. Non è da escludere che la presenza di queste cavità furono all’origine dei gravi danni causati all’edificio dal sisma del 1627.
Infatti, a distanza di appena 56 anni dalla sua riapertura, la chiesa crollò rovinosamente a seguito del moto tellurico del 30 luglio 1627. La cronache ci tramandano che nella sola Lucera in quel giorno crollarono molti edifici e, in particolare, i cori delle chiese francescane della Pietà e del SS.mo Salvatore, nonché l’intera chiesa di Santa Lucia, “Abbadia dell’arcivescovo di Benevento”, l’unica costruzione lucerina ad essere descritta come interamente distrutta. Una relazione più dettagliata dei danni subiti dalla chiesaci fornisce maggiori elementi anche sulle modalità costruttive dell’edificio:
“Caddero non di meno molte ciminiere, e la chiesa di S. Lucia, che era fabbricata a volte vicino alle ruine del Tempio di Minerva, ruinò in modo che la volta si spaccò da una parte e andò a terra quasi rivolta sottosopra, cadendovi sopra de’ fondamenti l’altro muro”.
Nel Catasto onciario del 1755 la Venerabile Cappella di S. Lucia possiede un terreno di 892/5 versure di mezzana per uso d’erba e un altro coltivabile di 36 versure. Suo Abate Beneficiato è Donna Giancatarina Mosca. Nella visita pastorale dell’aprile 1798 la Cappella dei Santi Lorenzo e Lucia è ritenuta non adatta alla celebrazioni eucaristiche e in quella dell’ottobre 1803 la chiesa ospita la parrocchia di San Matteo Apostolo ed Evangelista, dove sono in corso lavori di riparazione.
Per lunghi anni la chiesa rimase abbandonata e affidata alla cura di un eremita, finché il 28 marzo 1874, sotto l’episcopato di Mons. Giuseppe Maria Cotellessa, in essa fu istituita la Pia Unione del SS. Salvatore e di Santa Lucia Vergine e Martire, una confraternita che aveva tra le proprie finalità, accanto all’esercizio di opere di culto, di pietà e di suffragio, la cura del proprio edificio sacro. Infatti qualche anno dopo (1894), la chiesa fu restaurata a cura della Pia Unione.
A partire dal 1872, in alcuni ambienti attigui alla chiesa, la munificenza della nobildonna Rosa D’Amelj, vedova del marchese Pasquale De Nicastri, legava per testamento il suo nome alla fondazione di una Casa di carità per donne povere (1883), successivamente trasformata in ospizio e, in seguito, nella rinomata clinica oculistica “De Nicastri” (1961), che fu per molto tempo l’unica in provincia e una delle poche nella regione.
Ancora oggi, all’interno dell’ampia struttura – retta dalle suore Figlie di S. Anna, giunte a Lucera nell’ottobre 1898 – operano la Libera Associazione di Volontariato “Croce Blu” (dal 1990), il Centro di Solidarietà “Padre
Maestro” (dal 1991), la Fondazione di Carità “Rosa De Nicastri d’Amelj” (1999) e la Caritas diocesana (2005).
Con il terremoto di San Giuliano di Puglia del 31 ottobre e 1° novembre 2002, in seguito ai danni riportati dalla chiesa parrocchiale di San Matteo al Carmine, tra il 2002 e il 2003 la chiesa ha svolto le funzioni della suddetta parrocchia.
La facciata della chiesa, semplice e squadrata, è gemmata da un piccolo rosone raffigurante un ruota ad otto raggi e da un portale in pietra che reca, sotto la citata epigrafe, lo stemma gentilizio a rilievo del Vescovo Monaco Carafa. Sono questi gli unici elementi rimasti inalterati dopo la realizzazione del rivestimento in travertino, eseguito nei primi anni Settanta del XX secolo, e oggi eliminato.
Sulla sommità spicca una vela campanaria provvista di due campane in bronzo: una, più grande, del 1886 e una, più piccola, del 1919.
L’edificio, a navata unica, si presenta a pianta rettangolare e termina con il presbiterio rialzato di un gradino rispetto all’aula. Su di esso è disposto il coro ligneo, fatto realizzare dalla Pia Unione del SS. Salvatore e della Vergine Lucia agli inizi degli anni Venti del secolo scorso.

Al suo interno (anch’esso restaurato negli anni Settanta del ‘900 per l’adeguamento liturgico e la trasformazione del tavolato) si ammirano dipinti di non scarso valore artistico, tra i quali una mezzaluna raffigurante la Deposizione dalla croce, una tela, posta al centro del presbiterio, raffigurante la Vergine degli Angeli, Gesù Bambino e i Santi Lorenzo e Lucia (sec. XVI), un’altra di Santa Rita e, sul lato sinistro, quella di San Nicola di Bari (sec. XVIII), di ottima fattura, proveniente, con ogni probabilità, dalla chiesetta di San Nicola, un tempo adiacente alla Rampa Cassitto.
Sui due altari laterali in marmo e finto marmo troneggiano, inoltre, le sculture lignee di Santa Lucia (sec. XVIII) e di San Sebastiano (sec. XIX), mentre nelle due nicchiette in fondo alla chiesa vi sono una statua in pietra decorata di Sant’Antonio da Padova (XV sec.) e una statua in cartapesta di San Donato vescovo e martire (XIX sec.), proveniente dalla chiesa di San Matteo Apostolo. Sulla cantoria è presente, infine, una statua di Gesù risorto in cartapesta (XIX sec.) e un artistico organo a mantice, firmato Raffaele De Leo - 1849.
Lungo la parete a sinistra dell’ingresso, due lastre di marmo di diversa forma ed epoca, entrambe apposte nel 1891, individuano il sacello del Vescovo Giulio Monaco Carafa. La prima, più in alto, di forma quadrata,
ci ricorda che con licenza del Vescovo Ludovico Maggi, nel 1612 la Confraternita di S. Maria della Misericordia sotto il titolo della Morte, avendo eretto il proprio oratorio in una cappella esterna alla Cattedrale, giusta autorizzazione del 1603, provvide a ricollocare, all’interno della propria cappella, il sacello del munifico vescovo lucerino, insigne per pietà e carità.

Più in basso, una seconda e più recente lastra rettangolare, apposta dalla Pia Unione di S. Lucia, individua il luogo dove, dopo l’abbattimento della predetta cappella della Morte, i resti del Vescovo Carafa furono solennemente riposti il 14 febbraio 1891, in segno di ricongiungimento, anche fisico, tra la chiesa e colui che tre secoli prima, accogliendo il desiderio dei fedeli, si era interessato con ogni spesa e diligenza, della ricostruzione dell’edificio.
Nel 2015, riscontrato lo stato di pericolosità generale dell’edificio, con la finalità di scongiurare il verifi carsi di eventi imprevedibili di cedimento strutturale delle capriate di copertura, degli appoggi delle campane e della muratura di sommità della vela campanaria, su impulso dell’Ufficio tecnico diocesano e per l’edilizia di culto e dell’Ufficio beni culturali ecclesiastici, S.E. Mons. Domenico Cornacchia presentava domanda di
finanziamento alla Conferenza Episcopale Italiana. All’esito positivo della richiesta, su progetto dell’ing. Michele De Rosa e all’arch. Antonio Cordella, a partire dal 19.11.2015 era avviato un primo intervento di riqualificazione delle coperture e di restauro dei fronti prospettici dell’immobile.

Un secondo e più radicale intervento di riqualificazione e di restauro trovava realizzazione, a seguito di un finanziamento della C.E.I. – Ufficio Nazionale Beni Culturali Ecclesiastici – Fondi 8 x 1000, grazie al quale, in data 21.10.2016, l’Amministratore diocesano Mons. Ciro Fanelli dava inizio ad un più impegnativo programma di lavori, affidati ad una tra le imprese edili più accreditate per competenza e livello tecnico nel campo
del restauro conservativo: la società Ing. Antonio Resta e C. Srl di Bari.
I lavori proseguivano con l’arrivo del nuovo Vescovo, Mons. Giuseppe Giuliano, che confermava la volontà di far tornare la piccola chiesa all’originario splendore e che, insieme alla Pia Unione del SS. Salvatore e Santa Lucia, ne sosteneva le spese.
Terminati i lavori di restauro e di riqualificazione, il 10 agosto 2019, festa liturgica del santo martire Lorenzo, dopo circa tre anni di lavori, Mons. Giuliano restituisce alla comunità cittadina e diocesana il rinnovato edificio di culto.

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