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8 Marzo: il mondo dice DONNA. Nota e poesia sulla festa della Donna da Pasquale Zolla




L’8 marzo, giornata internazionale della donna, serve a ricordare le conquiste politihe, sociali ed economiche della donna e le violenze che hanno subito nella storia e che continuano ancora oggi a subire.

Sono molti gli avvenimenti che hanno dato origine all’istituzione della Giornata internazionale delle donne. Il primo evento importante fu il VII Congresso della II Internazionale socialista svoltosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907, in cui si discusse della questione femminile e del voto alle donne e che, con la Conferenza internazionale delle donne (26/27 agosto), portò ad istituire l’Ufficio di informazione delle donne socialiste, alla cui segreteria fu eletta Clara Zetkin.

Alla fine del 1908 il Partito socialista americano decise di dedicare l’ultima domenica di febbraio del 1909 (23 febbraio) all’organizzazione di una manifestazione per il voto alle donne.

Il 26 e 27 agosto 1910 si decise di seguire l’iniziativa istituendo una giornata internazionale dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.

L’8 marzo 1917, a San pietroburgo, le donne manifestarono per chiedere la fine della guerra e, per ricordare questo evento, durante la Seconda Conferenza delle donne comuniste, svoltasi a Mosca nel 1921, fu stabilito che l’8 marzo fosse la Giornata internazionale dell’operaia.

In Italia la prima giornata della donna si svolse nel 1922, il 12 marzo.

Oggi la festa della donna ha un po’ perso il suo valore iniziale, anche se molte organizzazioni femminili continuano a sensibilizzare l’opinione pubblica su problemi di varia natura che riguardano le donne: dalle violenze subite al divario salariale rispetto agli uomini.

L’8 marzo, comunque, è una festa della donna che serve a farci riflettere sulla condizione sociale delle donne che continuano ad essere usate come oggetto dagli uomini.

E io, come sempre, voglio dedicare alle donne, specchi che possiedono il potere magico e delizioso di riflettere la figura di un uomo a due volte la sua grandezza naturale, un’ode in vernacolo lucerino:

A tè ka lakreme kume brellòkke ngulle tine

Dònne, dóce è senzibbele kumbagne
de nu kambà ka sckitte tu rènne saje
akkussì uneke è speciale; munne
de bbellizze, de ‘murèvele durcèzze,
u tutte nghjuse nda cinghe maravegghjòse
lèttre: D-ò-n-n-e, k’annande mannene
u munne è sustènnene ‘a metà d’u cile.
Tu sì u pirne andò tutte arróte,
u circhje kumbléte. Dind’a tè ce stace
u putére de krjà, dà da magnà è kagnà.
U kòre tuje sekréte ne ndéne,
ma sckitte kammarèlle ammakande
k’aspèttene d’èsse spalazzate
è skuvèrte. Kuanne de tè se skrive
besugna bbagnà ‘a pènne nd’u ‘rkuvaléne
è ‘a pagene asciukà k’a pòvele
d’i scille d’i fraffralle. A tè ka
ngulle tine lakreme akkume
brellòkke, p’a fèsta tuje i gurje
te vògghje fà pe nu kambà ka pòzza
sèmbe ghèsse chjìne chjìne d’allerìje,
akkume ò’ jalligne d’i memòse
è dóce è ndinze kum’a ‘ddòre suje!

A te che indossi lacrime come gioielli

Donna, dolce e sensibile compagna
di una vita che solo tu sai rendere
così unica e speciale; universo
di bellezza, di amorevole dolcezza,
il tutto racchiuso in cinque meravigliose
lettere: D-o-n-n-a, che muovono
il mondo e sostengono la metà del cielo.
Tu sei la vite su cui tutto gira,
il cerchio completo. Dentro di te c’è
il potere di creare, nutrire e trasformare.
Il tuo cuore non ha segreti,
ma solo stanze vuote
che aspettano di essere spalancate
e scoperte. Quando si scrive di te
bisogna intingere la penna nell’arcobaleno
e asciugare la pagina con la polvere
delle ali delle farfalle. A te che
indossi lacrime come
gioielli, per la tua festa gli auguri
voglio farti per una vita che possa
sempre essere colma d’allegria,
come il giallo delle mimose
e dolce e intensa come il suo profumo!

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