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Il Mercoledì delle Ceneri. Nota e poesia sulle Sacre Ceneri da Pasquale Zolla




Il Mercoledì delle Ceneri dà inizio alla Quaresima ed è il giorno in cui si entra nel periodo penitenziale.
Le Ceneri sono una ricorrenza mobile e la data cambia di anno in anno in base al calcolo della Pasqua, ricorrenza che cade la domenica successiva all’equinozio di primavera. Esse sottolineano la precarietà della vita umana e i limiti degli uomini rispetto alla grandezza di Dio.
Sono ricavate bruciando gli ulivi benedetti, ormai secchi, della domenica della Palme. Di anno in anno vengono bruciati i rametti per ricavare le Ceneri benedette da imporre sulla testa dei fedeli.

Il Mercoledì delle Ceneri si osserva il digiuno per pregare per la Pace. Non si tratta di un digiuno totale, è ammesso consumare un pasto leggero e non consumare carne.
Spargersi il capo di cenere è, nella Bibbia, un gesto di umiliazione e di pentimento di fronte al Signore per i peccati commessi.
In un antico testo delle luturgia morava si trova un altro gesto legato alle ceneri. Esse non sono poste sul capo come segno di pentimento, ma nelle mani del penitente per ricordare a lui ciò che Dio fa dei suoi peccati quando egli invoca il perdono, e come essi sono purificati dal fuoco della sua misericordia.


… È pòvele arreturnarraje

… È pòvele arreturnarraje!
Arrepènze a kuilli paròle
d’u prèvete kuanne ngape me mettéve
’a cènere è acchjare, mò ka
vècchje sònghe, u sinze m’arrive
d’u kagnamminde d’u jì mìje;
‘a kunzapevulèzze me danne
k’a presunzjòne, i seduzjune,
i magaggìje sònne kum’a kacchje
d’agarde. Sckitte abbruscianne
i kòse malamènde d’u spirde mìje,
‘a dubbulèzze mìje, ‘a nulletà mìje,
u kaòsse ka s’éje ammundunate
dind’u kambà mìje, arresblennarrà
u lustrekòre d’u ghèsse mìje.
Me rènne kunde ka l’ucchje mìje
ne mbònne uardà u sóle è l’abbete
mìje sònne tutte skarabbucchjate
è strazzate, pekkuje necessarje éje
k’abbrusce tutte i kacchjetille
p’arrevà ke l’alme addulurate
è kòre sengére ò’ Segnòre Gesù,
‘mminze bbellizze è bbunnà, ka me
aspètte p’arredà fòrze è ajì ò’ spirde m’ìje!

… E polvere ritornerai

… E polvere ritornerai!
Ripenso a quelle parole
del sacerdote quando m’imponeva sul capo
la cenere e chiaro, adesso che
sono vecchio, mi giunge il senso
del cambiamento di direzione;
mi danno la consapevolezza
che la vanità, le seduzioni,
gli incanti sono come scorie
da ardere. Solo bruciando
le negatività del mio spirito,
la mia debolezza, la mia nullità,
il disordine accumulati
nella mia vita, risplenderà
la luminosità del mio essere.
Constato che i miei occhi
non possono guardare il sole e gli abiti
miei sono tutti macchiati
e laceri, per cui è necessario
che bruci tutte le scorie
per giungere con animo contrito
e cuore sincero al Signore Gesù,
immensa bellezza e bontà, che mi
aspetta per ridare forza e slancio al mio spirito.

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