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Lucera di una volta. Sguardo al passato per capire il presente.




 

Lucera di una volta, una nuova rubrica  “retrò” che ha  l’obiettivo di raccontare aneddoti, curiosità ed eventi storici legati al passato e alla tradizione della nostra città.


Forse solo i più anziani ricorderanno che tutte le ragazze di Lucera in età da marito o in procinto di diventarlo, dovevano necessariamente fare un corso di cucito e ricamo per portare "in dote" anche questa capacità. Dovevano andare da una maestra (maiestre) che era una sarta esperta e di lungo corso e uscirne capaci di attaccare un bottone, rinacciare, accorciare un vestito, saper usare una Singer o una Necchi. Le più esperte riuscivano a diventare provette sarte, capaci di cucirsi un vestito o altri indumenti. Era necessario saperlo fare in una società che dava peso e valore all'economia domestica . Se poi riuscivano a prepararsi il corredo ancora meglio: corredo ricchissimo che doveva durare un arco di tempo molto vasto, sicuramente per l'intera durata del matrimonio cui si dava peraltro una speranza anzi la certezza della indissolubilità. Per il corredo si ricorreva anche all'acquisto diretto, negozi ad alta specializzazione come quelli accorsatissimi di Napolitano, Lusuriello, Bondanese, Lamorgese per citare solo i più antichi di Lucera. Le trattative avvenivano nei negozi ovvero direttamente a domicilio dove solerti commessi portavano le loro mercanzie dei prodotti. Era d'obbligo un pezzo forte, ricamato rigorosamente a mano (fatto quasi sempre da manifatture di Firenze) che poi non si usava mai e si teneva seminascosto. Alla fine si faceva u nutamente, una sorta di rassegna del corredo in dote. 

Sempre in tema di vestiti ricorderete che un vestito doveva durare molti anni fino alla totale consunzione, venivano rivoltati i cappotti, allargati i pantaloni, riciclate le giacche, le camicie avevano polsini e colletti di ricambio per farle durare a lungo. D'obbligo era la consuetudine che i vestiti dei bambini venissero usati più volte per generazioni diverse e potevano passare poi a cugini e nipoti, ora il vintage è una moda, allora era una necessità. Le famiglie avevano regole economiche che diventavano regole morali. Oggi i vestiti non superano una stagione, e si cerca un effimero cedendo alle lusinghe dei grandi marchi, delle multinazionali, della catena di distribuzione di un benessere che porta solo a una deriva morale e civile.

 

Giuseppe Trincucci - 

 

foto di Marco Biscotti

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