CULTURA Lucera         Pubblicata il

La Bell’époque lucerina raccontata dal prof. Trastulli. Incontro venerdì 6 maggio 2016 al Circolo Unione




Nei primi del Novecento, anni di grandi trasformazioni politiche, sociali ed economiche, Lucera conserva ancora un indiscusso primato culturale in Capitanata. Un ceto borghese ricco e colto, incline al dibattito e alla ricerca, si riunisce nei salotti delle famiglie gentilizie e nel Circolo “Unione”, un vero e proprio cenacolo che alimenta la dialettica tra professionisti eruditi e studiosi, indigeni e forestieri. In quelle eleganti sale in stile liberty si parla di politica, arte, letteratura, diritto, anche se non mancano le chiacchiere e i pettegolezzi sulle questioni giornaliere.
La crescita dell’attività editoriale e giornalistica, testimoniata da numerosi periodici locali, accentra sulla città l’interesse dell’intera provincia, mentre la puntuale informazione del prestigioso bisettimanale “il Foglietto”, che spazia dai temi culturali a quelli politici, economici e sociali, primeggiando tra le testate nazionali, focalizza, attraverso una cronaca vivace, argomenti di primaria importanza nell’intensa vita quotidiana e divulga ideali democratici e progressisti, spesso appoggiando le rivendicazioni delle classi subalterne. In quegli anni il Foglietto non è mai un giornale di partito, ma un osservatorio super partes. Tra le sue pagine, il rosso e il nero, le anime sacre e profane della città si uniscono in una prossimità di ceti che è sintomo di democrazia e di libertà.

Il foro e la scuola sono l’“arena” che danno la possibilità agli spiriti migliori di esercitare, in cooperazione con personalità della borghesia provinciale e nazionale, le proprie capacità intellettuali e culturali, nel complesso magistero giudiziario e pedagogico; funzioni parimenti delicata svolgono membri di essa nelle file del clero e nell’attività filantropica.
Grandi nomi rifulgono nelle aule del Palazzo di Giustizia, tutti insigni per cultura giuridica e dignità professionale, sicché si può dire che non solo il Tribunale, unico in tutta la provincia, vive la sua stagione migliore, ma l’intera città, modellata su questa tradizione giuridica, è partecipe delle vicende giudiziarie del foro. E così avvocati, scrittori, poeti, artisti, artigiani, funzionarii, operano inconsapevolmente su una matrice comune di equilibrio, di senso del dovere, di ossequio alla verità ed alla libertà dello spirito che nasce dal connaturato e radicato senso del diritto.
In questo ambiente vitale e articolato cresce l’educazione scolastica, compresa la scolarizzazione dei ragazzi provenienti da famiglie indigenti, si accresce il numero degli alunni delle scuole elementari comunali, ancora ospitate in locali di fortuna, e degli studenti delle scuole medie, molti dei quali sono accolti e assistiti nel Convitto Nazionale. Grazie al sostegno logistico di questo Istituto, che ospita molti ragazzi forestieri, la scuola più importante di Lucera, il Liceo ginnasio “Ruggero Bonghi”, intensifica la sua attività, estendendo nell’intera provincia la sua azione didattica e formativa classica, ancora riservata ai figli delle famiglie abbienti della città e dei paesi limitrofi.

La preminenza dell’educazione classica, resa ormai tradizionale, nella città, dall’esistenza pluridecennale di serii istituti laici e religiosi d’istruzione, rende possibile l’esercizio delle più svariate attività dello spirito.
Altri strumenti di istruzione e di formazione culturale sono offerti dall’attività musicale, bandistica, corale e orchestrale, con le numerose occasioni di svago e di divertimento all’aperto, soprattutto durante la stagione estiva, e con la stagione teatrale. Lo storico Teatro Garibaldi, rinnovato e ampliato di cento posti, giunge a contenere, nel 1908, fino a 500 spettatori.
Ma non solo la scuola contribuisce all’emancipazione culturale della città. I giovani universitari lucerini seguono il dibattito tra Idealismo e Positivismo, si appassionano alla revisione critica della cultura e del gusto letterario, subiscono il fascino di una vita vissuta come inimitabile opera d’arte.
La Grande Guerra, modificando per sempre quella società, distruggerà presto tutta questa significativa vitalità, inaugurando un’altra epoca, assai distante dai “bei tempi” ormai passati.

Scopo di questa conversazione con il professor Paolo Emilio Trastulli, cittadino insigne ed equilibrato, non è quello di ripercorrere stancamente i fasti di una gloria ormai passata, ma – richiamando il passato che vive nel presente – ricostruire le motivazioni che furono alla base di una straordinaria e sotto molti aspetti irripetibile stagione sociale, politica, economica, artistica e culturale vissuta dalla città di Lucera nel primo decennio del XX secolo. A molti questi “ricordi nostalgici” potranno sembrare romantici sentimentalismi, ma a ben vedere, anche queste “affezioni dello spirito” sono i delicati motori della nostra storia!

 
Massimiliano Monaco

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