Lucera, 18 Luglio 2024

La storia infinita degli aiuti europei

L’angolo di Antonio Di Muro

Il discorso del mancato o parziale utilizzo degli aiuti europei non va proprio a genio all’uomo della strada. Si fa un gran parlare dell’urgenza e della necessità di dare una sterzata alla politica della UE, ma, di contro, le risorse messe a disposizione restano in cassaforte. Tutto questo mentre soprattutto i nostri enti locali piangono miseria ogni giorno, con il rituale lamento di non poter realizzare opere infrastrutturali proprio per mancanza di fondi. Va subito detto che noi contribuiamo direttamente alla formazione del fondo comunitario, sottraendo preziosi apporti al bilancio nazionale, per cui non è da pensare che i quattrini arrivino da Bruxelles per opera dello Spirito Santo. Ma, si chiede sempre l’uomo della strada, perché è tanto complicato spendere queste risorse? Va detto che molte volte è proprio difficile intercettarle, perché la media dei Comuni, ad esempio, non ha una struttura tale da seguire i bandi e le procedure europee. Anche quando vi sarebbero le condizioni per farlo, gli amministratori locali spesso sono distratti da beghe politiche, che impediscono di programmare in modo articolato, serio e soprattutto in aderenza alle necessità della collettività amministrata. Ma, anche quando si dovesse giungere finalmente a far sorgere un progetto, spesso le linee tecniche dello stesso sono carenti. Non solo. Spesso alla programmazione manca il grande respiro infrastrutturale, il che significa che molto spesso c’è uno spezzettamento di risorse che va nella direzione di realizzare solo modeste opere pubbliche, talvolta a sfondo clientelare, giusto per far gonfiare il petto al politico di turno in campagna elettorale.

Resta il dato grave ed inconfutabile che parte dei fondi 2007-2013 sono ancora da spendere e sotto pericolo perenzione, mentre quelli del periodo 2014-2020 sono tutti da definire sul piano progettuale. In questo contesto, non va sottovalutato il fatto che le amministrazioni locali spesso sono per lunghi periodi in crisi, per cui ai sindaci, assessori e alla tecnostruttura spesso non viene data la opportunità di avviare un serio discorso progettuale. E all’interno di questa situazione si innestano dubbi e perplessità circa l’utilizzo delle risorse, che molto spesso vengono politicamente viste come una occasione di affari per alcuni e occasione di sprechi per altri. E dalle nostre parti questo è uno spettacolo piuttosto ricorrente, simile a quello che si determina quando bisogna approvare un piano regolare che, per essere strumento di destinazione del suolo pubblico, alimenta molti appetiti e dubbi. Insomma un incrocio di posizioni che finiscono col paralizzare ogni iniziativa progettuale seria. E, intanto, i fondi europei stanno lì a guardarci, mentre ci lamentiamo non solo di non avere il companatico, ma addirittura il pane per sfamarci!

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