CULTURA Lucera         Pubblicata il

Storia di Lucera- Le occupazioni dei saraceni parte 2




Continuiamo il viaggio nella storia di Lucera e delle sue origini ad opera di Nando Carrescia.

Per farlo al meglio leggi tutti gli interventi correlati alla Storia di Lucera.  

 
Poiché gran parte del territorio concesso era adatto al pascolo, ciò permise di fare su di esso masserie per l’allevamento del bestiame. Numerose stazioni di allevamento vennero stabilite in tutto il territorio di Lucera e della provincia. Nel 1240 furono inviate da Messina, per ordine del sovrano, seimila pecore con i relativi montoni e cinquecento vacche con tori. In cambio i saraceni ogni anno consegnavano alla corte un certo numero di capi di bestiame. In Lucera, secondo Inveges, Federico diede impulso agli allevamenti al ritorno dalla crociata radunando anche animali esotici: cammelli, elefanti, leopardi, provenienti dall’allevamento dell’isola di Malta,  pantere, leoni, falchi bianchi,allocchi, iene ed orsi.
Pur con tantissime testimonianze sull’allevamento di tali animali, non è stato ancora localizzato il sito del giardino zoologico a Lucera. Esisteva anche un zoo viaggiante  perché, secondo il Kantorowicz, l’imperatore era sempre seguito, in ogni suon spostamento, da un serraglio  che comprendeva anche scimmie. Si ipotizza che oltre a Lucera ci fosse un altro zoo all’Incoronata. Lo Spinelli ricorda che il re Manfredi, nel 1256, si rilassasse all’Incoronata, organizzando una caccia per circa 1400 persone. I documenti accennano anche ad uno zoo acquatico a Sud di Foggia, nella zona di San Lorenzo in Carmignano, presso l’Incoronata. In questo  luogo, l’imperatore amava dedicarsi all’ossservazione  scientifica del comportamento degli uccelli e degli altri animali. Nel 1929, l’Haseloff iniziò la ricerca delle tracce  della domus Pantani Sancti Laurentii divenuta poi, sotto gli Angioini, una importante masseria regia.
E’ nota anche la grande passione di Federico II per la falconeria e per la caccia con il falcone,. La cattura degli uccelli veniva effettuata, in particolare a Monte S.Angelo, il personale era scelto tra i cristiani ed i musulmani, Noto il testo De arte venandi cum avibus

1) Agostino Ingeves, Annali di Palermo (Palermo, Pietro dell’Isola,1650), vol. 3, pag. 170;

2) Kantorowicz, op.cit., pag. 281;

3) Matteo Spinelli, Annali a cura di G. Vigo e G. Dura (Napoli, Giuseppe Dura, 1872), pag. 30.

Nella colonia saracena di Lucera fiorirono anche mercati; l’lmperatore li favori, nel 1230 esonerò da ogni peso di piazzatico, dogana e pedaggio le merci che vendevano o acquistavano in Calabria, in Puglia, nel Principato, nella terra del lavoro e nella terra beneventana. Strano che nella lista risulti esclusa la Basilicata; meno strano che non si parli della Sicilia. L’imperatore non aveva alcun desiderio che gli esuli tomassero alla loro antica terra, anzi temeva che potessero fomentare malcontento nei compatrioti superstiti e sempre inquieti, o accordare con essi movimenti comuni. Quindi, cercò sempre di tenerli lontani da quella zona e, più tardi, esplicitamente proibì anche che vi passassero, ordinando che tutti fossero costretti a prendere dimora entro Lucera. Invece, per rendere proficua e più agevole la vendita delle derrate, vendita che in gran parte interessava anche la camera regia, nel 1234 concesse che una delle sette grandi fiere del regno fosse tenuta a Lucera dal 24 giugno al 1° luglio: nel periodo cioè che le messi erano pronte ad essere caricate e portate a Manfredonia, Barletta ed a Brindisi per riempire le stive delle navi, o a Benevento, Salerno e Napoli secondo che il bisogno lo richiedeva. Lo stesso imperatore ordinò che in ogni singola provincia, beneficiata dalla fiera, non fosse consentito ad alcun  mercante o trafficante, per tutta la durata della fiera stessa, di vendere le proprie mercanzie in una città diversa da quella stabilita. Favoriti da queste disposizioni ed agevolati da particolari esenzioni fiscali, i mercanti si spostavano da un punto all’altro per seguire il turno delle fiere le quali, mentre favorivano gli scambi, apportavano notevoli e nuovi influssi artistici nelle locali attività artigiane. In quest’ondata di traffici si può riconoscere quale posto prominente abbia avuto la colonia musulmana di Lucera, ubicata nel centro del regno peninsulare e particolarmente favorita dall’imperatore; i mercanti saraceni/lucerini poterono liberamente vendere e comprare in tutti i territori peninsulari della corona. Le fiere erano la vita del commercio medievale. L’importanza che esse avevano, allora, dipendeva dal fatto che erano degli autentici empori dove si vendeva qualsivoglia genere di mercanzie e prodotti artigianali. Gli artigiani trassero da esse massimo impulso; quindi prosperavano con grande facilita nei luoghi prescelti per i mercati. Tra gli artigiani saraceni, erano famosi i ceramisti la cui presenza si rileva da documenti lucerini riguardanti l’appalto delle gabelle regie; in esse si fa menzione del "ius quartarariorum" che i saraceni di Lucera pagavano all’erario per la produzione di ceramica.

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