CULTURA Lucera         Pubblicata il

Storia di Lucera - I Millennio: l’età dell’oro


Porta di Micene


Continuiamo il viaggio nella storia di Lucera e delle sue origini ad opera di Nando Carrescia.
Per farlo al meglio leggi anche:
 
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Abbiamo detto che quattro di quegli Dei assegnarono alla città quattro millenni di vita, esaminiamo ora cosa è accaduto nei millenni sino al terzo:
Il I Millennio e l’età dell’oro. La prima città era la città madre, la città del sogno, dei primordi, della conquista della civiltà. I primi mille anni di storia di Lucera, passati e dimenticati, furono l’illusione dell’età dell’oro, il tempo degli Dei ed il tempo degli eroi, dell’isola felice che in terra daunia primeggiava di luce e di ricchezza (fu la città senza mura, senza difese e senza confini, la città dei quattro colli della vita e del progresso); il tempo senza storia che la violenza di guerre e conquiste successive ha cancellato e distrutto in ogni forma tranne che nella memoria dei sogni. Sono, per fortuna, i mille anni di un’eternità ricorrente, la voglia di ricominciare dopo ogni disastro, il desiderio ancestrale della pace e della felicità dell’utero materno, l’augurio che anche gli Dei fanno a se stessi.

La Micene della Daunia antica

[“ Si tramanda che in luogo rinomato della Daunia vi è un tempio dedicato  ad Atena Achea , nel quale sono consacrate le scuri di bronzo e le armi dei compagni di Diomede e di Diomede  stesso. In questo luogo dicono che ci siano dei cani che, quando si avvicinano dei Greci, non li molestano, anzi li accolgono festosamente come se fossero loro molto familiari”].
(Aristotele, De Mirabilibus Auscultationibus, 109)

In Grecia, nella Penisola del Peloponneso, dal XV al XII secolo a.C., fiorì la cultura micenea  che rifulse soprattutto a Micene ma, anche, ad Argo, Pilo, Tebe.
Dopo la guerra di Troia (XII sec.a.C.) ed il ritorno in patria dei Re Achei-Micenei, che vi avevano preso parte, si verificò la disgregazione di questa società: i Re ed i loro seguiti furono costretti ad allontanarsi, i loro palazzi distrutti ed incendiati. Alcuni di loro si trasferirono a Cipro ed altri in diverse località, tra cui la Puglia.
Gli antichi scrittori, da Aristotele a Strabome, ci raccontano che, in coincidenza con questo esodo, Diomede, Re di Argo, giunse sul sito dell’antica Lucera per deporre doni nel tempio di Minerva, tra cui il famoso Palladio sottratto alla città di Troia.
L’eroe greco fu accolto benevolmente dal Re del posto, Dauno, che gli diede in sposa una sua figlia.
L’ubicazione di Lucera, le sue caratteristiche geomorfologiche, la sua storia, i suoi monumenti presentano analogie con la potente e famosa Micene.
Cominciamo dalle origini: Micene era stata fondata da Perseo che, secondo la tradizione, aveva legami di sangue con il Re Dauno, entrambi discendenti da Danae, principessa di Argo, secondo le leggende raccontate anche da Giovanni Boccaccio  (Genealogia degli dei pagani). Era posta su una collina che dominava la piana di Argo ed a breve distanza dal mare di Corinto a nord e dal golfo dell’Argolide a sud. Lucera, sita su tre colline, domina la pianura circostante e dista, in linea d’aria, circa 15 km  dall’antica Argos Ippium (Arpi), fondata da Diomede dopo il soggiorno presso il Re Dauno.  Da questa località, il golfo di Manfredonia è a breve distanza ma, a nord, è raggiungibile, in breve, il mare Adriatico. Sia la Argo greca che quella Dauna costituirono le punte avanzate rispettivamente di Micene e Lucera verso il mare dove micenei e dauni, navigatori e mercanti, svolgevano i loro traffici.
La cittadella di Micene culminava nel palazzo con la grande sala con quattro colonne, detta “megaton”.
Anche a Lucera, all’interno della cinta muraria della Fortezza, esistono i resti di  una costruzione chiamata, nelle diverse epoche, palazzo, rocca, cavalleria. 
Non ci sarebbe da sorprendersi se si identificasse come palazzo, la residenza dei Re dauni; come rocca, l’arce dove il triumviro romano Pompeo Magno organizzò l’estrema difesa contro Giulio Cesare; come cavalleria, quando ospitò Federico II e gli Angioini. Queste identificazioni ricorrono negli scritti di storici locali quali: Colasanto, Corrado, d’Amely, Gifuni e di archeologi quali: Hoseloff e Lenormant.

 
Ps. prossimo appuntamento venerdì 6 aprile 2012

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