CULTURA Lucera         Pubblicata il

Storia di Lucera - Storia della nostra città (Introduzione)




La pubblicazione di questo lavoro nasce su una idea della Redazione che ha ritenuto opportuno dare corso ad una serie di articoli che hanno come oggetto la storia della nostra Città.
Si potrebbe obiettare che, sulla materia, sono stati pubblicati molti saggi anche di autorevoli rappresentanti facenti parte della Società di Storia Patria. Ciò è vero, ma è altresì inconfutabile, che non tutti  (purtroppo) acquistano e leggono questi libri e che sulla storia della nostra Città circolano tante notizie che, spesso, non hanno alcun fondamento storico.
Gli articoli, che ci accompagneranno nelle prossime settimane, sono tratti da una ricerca svolta per un tirocinio universitario da Nando Carrescia che spesso, con i suoi scritti, ha solcato le nostre colonne.
Il lavoro non è certamente esaustivo di tutta la materia ma, comunque, ha il merito di rendersi interessante agli occhi del profano e, in qualche caso, forse, di svelare piccoli e non noti retroscena, aneddoti, veri o falsi che siano.
Non è un caso, inoltre, che il titolo comprenda le parole “mito e storia”; i miti sono storie trasmesse oralmente da una generazione all’altra, prive di verità reale ma che attraggono, affascinano fino a diventare, trasmettendole nel tempo, la “storia”.
 

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“Luceria > Lùgàrah > Civitas Sanctae Mariae”
Tra mito e storia sino alla origine della Colonia Saracena ed alla sua distruzione

“ORIGINE DELLA COLONIA SARACENA DI LUCERA, LA SUA VITA DURANTE IL PERIODO SVEVO E LA SUA DISTRUZIONE

Quando ti apparirà da lontano l’arco ogivale di Porta Troiae vedrai in un volgersi immenso di solitudine Lucera, dal chiarore infinito del grano, balzata sui suoi tre poggi, potrà succederti che alcuni fra i più avventurosi fantasmi della storia vengano a mettersi allato”.

                                                                        (Giuseppe Ungaretti, 1934)

INTRODUZIONE

Distesa su tre colli (Albano, Belvedere e Sacro), Lucera, fiorente città della provincia di Foggia, é situata nella zona nord-occidentale della Capitanata, a circa 235 metri di altezza, con una vista sul Tavoliere delle Puglie (a sud-est), sul semicerchio dei monti Subappenninici (ad ovest) e sul promontorio del Gargano (a nord-est).
Di origini antichissime, la città è ricca di tradizioni, storia, cultura, arte e civiltà. Del suo splendore parlano nei loro scritti Strabone, Polibio, Plinio, Orazio, Tacito, Aristotele, Cicerone, Cesare, Livio ed altri ancora. Di origine osca, il suo nome deriverebbe dalle radici etrusche, luc (bosco) eri (sacro), per la presenza nei tempi arcaici di un bosco sacro, la cui contaminazione era vietata da una "lex de luco sacro" o "lex lucerna".
Edificata molto probabilmente su un territorio più vasto di quello attuale, fu prospera capitale della Daunia. La leggenda la dice cara a Diomede che la rese famosa e potente quando, come racconta Omero, dopo la distruzione della sua patria (V sec. prima della nascita di Roma), l’eroe troiano approdò sul promontorio del Gargano e, portandosi tra i dauni per affermare il suo potere, venne da questi accolto nella città di Lucera e qui, nel tempio di Minerva, depose le armi, i doni ed il famoso Palladio (la statua di Atena iliaca trafugata durante la distruzione di Troia).

L’origine del mondo ed il ciclo della vita
LUCERA: tra mito e storia

I Miti della Creazione

Etimologicamente il termine “mito” deriva dalla parola greca , il cui significato originario è quello di “parola efficace”, “discorso”, “narrazione”.
I miti sono storie che fondano e narrano l’origine di vari aspetti della realtà naturale ed umana, compongono un sistema di racconti tra loro interralati (una Mitologia) che costituisce parte consistente della Tradizione Orale di ciascun popolo, trasmessa da una generazione all’altra e strettamente connessa con il rito, il culto, il pensiero religioso.
Spesso, consideriamo i miti come congetture fantasiose, storie prive di una verità reale e dimostrabile; tuttavia, i miti contengono la verità di un’idea o di un principio.
Malinowski, in chiave funzionalista, giunse alla conclusione che “il mito assolve alla funzione di spiegare l’origine del mondo per come lo concepiscono gli individui che vivono in una cultura”, ne comprese l’efficacia comunicativa e la funzione ordinatrice e lo definì come “la carta di fondazione che ogni società appronta per se stessa”

Secondo Mircea Eliade, nella sua Storia delle Religioni, il mito, vissuto all’interno di una determinata esperienza religiosa, si configura come Ierofania, come manifestazione nel mondo del Sacro. In particolare, i miti cosmogonici, di creazione o di fondazione di una determinata realtà, costituiscono modelli archetipi su cui si fonda ogni attività rituale ed ogni comportamento umano significativo (mito eziologico – ad esempio, l’alternarsi del giorno e  della notte).
Una rivoluzione radicale, negli studi mitologici, è stata apportata da Levi-Strauss e dal suo approccio strutturalista. Secondo questa prospettiva, il significato di un racconto mitico non deve essere ricercato nel mito stesso o in qualche suo aspetto particolare ma, bensì, nel sistema delle relazioni che collega un mito ad altri miti. L’analisi strutturale è quindi un Metodo Comparativo in cui si tenta di isolare alcuni elementi costitutivi del racconto mitico (mitema) e di rintracciare le trasformazioni che questi subiscono nel passare da un mito all’altro e da una cultura all’altra.

Dal Libro della Genesi:
La parola Genesi vuol dire “origini” ed ogni mito della Genesi inizia con un concetto temporale. Nella tradizione Giudaico-Cristiana del Vecchio Testamento, le storie della creazione, che compaiono nella Genesi, sembrano voler dimostrare che tutte le cose erano state create per essere buone e la Genesi biblica soddisfa tale bisogno dell’uomo asserendo che Dio creò un mondo buono:
         “in principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta
          e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
          Dio disse: . E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona
          e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte.
          E fu sera e fu mattina: primo giorno.
          Dio disse: . Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il   firmamento, dalle acque che sono sotto il firmamento. E così avvenne.
          Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
           Dio disse: E così avvenne.
In questa creazione ordinata, Dio crea prima il cielo, poi la terra, quindi il giorno e la notte sono separati dal caos. Infine, Dio crea la vegetazione, i corpi celesti, gli animali e, per ultimo, l’uomo:
            “E Dio disse… .

Lo stesso concetto di tempo circolare  lo troviamo nella Teogonia di Esiodo, antica cosmogonia creata e strutturata come una fiaba. Il tempo inizia con l’unione di Urano (il cielo) con Gaia (la terra) nata da Caos, la potenza prima, una sorta di abisso scuro. Come nella Genesi il mito della successione diventerà un elenco genealogico di divinità buone e cattive.

Nando Carrescia

...Continua venerdì 16 marzo 2012

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