CULTURA Lucera         Pubblicata il

Don Antonio Del Gaudio a due anni dalla morte




Ricordi – A due anni dalla morte

Sono esattamente due anni (6 gennaio 2009)  che Mons. Antonio Del Gaudio - don Antonio come veniva affettuosamente chiamato dai lucerini - non è più con noi e tra noi. Lo vogliono ricordare con particolare affetto i figli spirituali di Rosa Lamparelli, che in lui hanno sempre visto una sapiente e saggia guida spirituale. Non va dimenticato che è stato il primo autorevole sacerdote a schierarsi a fianco di zia Rosinella, anche quando  i marosi sembravano volessero travolgere tutto e tutti. Don Antonio ha firmato senza pensarci la prima biografia, non ci pensato quando gli è stato proposto di essere uno dei relatori al primo convegno di studi. Lo vogliono ricordare con questo intervento significativo (pubblicato sul giornale ufficiale “La mistica rosa”) che sembra preludere alla fine della sua esistenza terrena. Godiamoci la profondità del pensiero contenuta nella liricità di un fondo di vera sinfonia di note poetiche, che erano il piatto forte di don Antonio.
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Il mio tempo. Il tempo è mio, soltanto mio, poiché si identifica col mio essere, con la mia stessa esistenza. Io sono il mio tempo, poiché io sono la somma di tutte le mie azioni. Il mio agire è il mio tempo. Il mio tempo è il mio agire. Da morto non avrò più tempo, poiché non agisco più. E sarò fuori dal tempo. Per passare nel nulla, secondo il materialista. Per passare nella dimensione inedita (per me) della eternità. Ma io non sono per la morte, secondo l’affermazione del filosofo esistenzialista Heidegger. Sono tempo, per intanto: vivo, agente, operante, gioendo, sofferente, piangente. Tempo prezioso il mio: ogni istante è tutta storia, la mia storia. Il passato è un vivere di ricordi. Il passato, che è solo mio, è nel mio cuore, e mi fornisce saggezza, maturità, candore di capelli, nostalgia dei momenti felici, rammarico per il bene che avrei potuto fare e non ho fatto. Anche il presente è mio, soltanto mio: un atomo di me, che non fa in tempo a passare all’attualità, perché presto diventa una molecola del futuro. Anche il futuro sarà mio, soltanto mio, col carico di speranze, di attese, di progetti. Di qui la responsabilità nell’uso migliore del tempo, messo a disposizione dalla Provvidenza. Tempo riverberato di eternità è quello della preghiera, comunità di aneliti e di umiltà. Tempo soffuso di sacralità è quello trascorso ai piedi di Gesù Eucaristia, che trascorre i secoli in costante, perenne attesa di adoratori. Tempo redentivo è quello vissuto sull’altare della malattia, nella ricerca di uno spazio, anche piccolo, a fianco del divino Crocifisso. Tempo benedetto è quello consacrato alle opere di carità. Vivere è amare, il tempo è amore. “ Tutto travolge il tempo”(Foscolo, I Sepolcri): mai potrà travolgere e cancellare tutta la messe di bontà e di carità accumulata negli anni. Il tempo! Il mio tempo! Il tempo a me Kairos: tempo favorevole, tempo di grazia (non Kronos).

Il tempo di Padre Pio
“La tua missione non è ancora compiuta e, più che essere assorbito in Dio, devi avere sete della salute dei fratelli: Sitio (ho sete)” ( Epist. 1,1116). Così scrive padre Benedetto, ministro provinciale, a Padre Pio che desidera morire. E Padre Pio riconosce la saggezza della considerazione del padre provinciale. Continuerà a vivere, per una missione altissima.  La vita è realizzo di una missione. Il tempo è vita. Il tempo è prezioso strumento per adempiere il compito affidato dalla Provvidenza. Padre Pio di certo non perdeva tempo: si rammaricava di non avere mai tempo sufficiente per ascoltare le folle che a lui si rivolgevano. Considerava perdita di tempo il sonno, cibarsi, accudire alle cure essenziali di se stesso. Aveva“fretta”. C’era sempre tanto da fare: pregare, celebrare la messa, confessare. La giornata di Padre Pio cominciava prestissimo, quando ancora la notte è fonda, per iniziare la preparazione della celebrazione della messa. Era  impaziente fin dal sorgere dell’alba, quando il sole fa capolino dai monti del Gargano, per poter scendere finalmente in Chiesa.  Il tempo di Padre Pio aveva toni di eternità, anticipava cioè quello stato di estasi, che, diventato perenne, costituisce la beatitudine del Paradiso. Padre Pio viveva in anticipo al di là del tempo. Padre Pio era libero anche in questo: non è stato schiavo del tempo: pensiamo alla durata della celebrazione della santa messa; nessuna preoccupazione del tempo che passava. In confessionale sarebbe rimasto tutto il giorno, se non ci fosse stato qualche confratello a ricordargli altri impegni. In preghiera? Sarebbe rimasto per tutta la vita, in adorazione serafica e cherubica. Io credo ( potrei sbagliarmi!) che Padre Pio non abbia mai portato con sé orologio: e se anche lo avesse avuto, non lo ha mai consultato. Un tempo permeato di eternità. Una eternità che si impastava di tempo.
Mio carissimo lettore a te e a me il Signore ha concesso il dono di aver visto l’aurora di un nuovo anno. Tanti giorni davanti a noi: come altrettanti fogli bianchi su cui scrivere la nostra quotidiana esistenza. E ancora: “Dio ci dà il tempo necessario per convertirci”. Buon anno! Con affetto.

Il vostro don Antonio

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