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La fortezza di Lucera tra nuovi studi e consueto degrado




Sabato 1 ottobre è stata presentata al Circolo Unione la relazione introduttiva di quello che sta per diventare un nuovo libro, basato sugli studi della storica dell’architettura Rosanna Di Battista, dal titolo: Il Palazzo Imperiale di Federico II a Lucera.
L’incontro è stato organizzato dall’Associazione Culturale Lucera c’è per continuare a tenere alta l’attenzione sul potenziale archeologico, storico-artistico e soprattutto culturale che offre la nostra Fortezza Svevo-Angioina.
La ricercatrice parte dall’analisi dei disegni realizzati da Jean-Louis Despréz, in visita presso la Fortezza alla fine del ‘700, per ricollegarli alle sezioni planimetriche disegnate dallo studioso del ‘900 Arthur Haseloff, affiancato da Eduard Sthamer, sulle quali, successivamente, si basa l’ipotesi ricostruttiva di Carl Arnold Willemsen.
La tesi sostenuta dalla Di Battista individua nell’attuale Palatium federiciano la sede del tesoro imperiale poiché la struttura risultava inespugnabile e sguarnita di accessi.
La reale dimora dell’Imperatore invece era situata dove oggi è possibile vedere il perimetro di quello che viene individuato come il palazzo del re D’Angiò, nella zona Sud-Ovest della Fortezza.
Sicuramente un’interpretazione dei documenti interessante che sarà  illustrata con maggiori dettagli in un altro incontro previsto tra circa un mese, sempre a Lucera.
Negli ultimi tempi le occasioni di approfondimento su vari aspetti che riguardano la nostra Fortezza hanno avuto un forte incremento.
Le vicende legate al progetto Terre e Torri del Puer Apulie iniziano a coinvolgere l’opinione pubblica e a breve si terrà anche il secondo appuntamento dedicato a Lucera Medievale promosso dal Club Unesco.
Una certezza emerge incontrastata: c’è bisogno di campagne di scavo archeologico accurate ed estese all’intera area del sito. Solo attraverso metodologie di studio e ricerca condotte da un’equipe interdisciplinare (archeologici, storici dell’arte, storici, restauratori, architetti, geologi) si potrebbe ridare giusta dignità alla Fortezza più grande d’Europa.
Una dignità che allo stato attuale sembra davvero irraggiungibile: il degrado, l’incuria e lo stato di abbandono in cui versa il monumento restano immutati e nonostante le ripetute denunce a mezzo stampa, all’interno del Palatium continua ad alloggiare e ad essere alimentato un nutrito branco di cani randagi.
Le soluzioni sarebbero facilmente individuabili ma si stenta, inspiegabilmente, ad attuarle.
Continuando a mescolare termini come conservazione, salvaguardia, valorizzazione e fruizione senza far corrispondere le giuste azioni al loro esatto significato non si riusciranno ad ottenere risultati adeguati.

Eleonora Zaccaria

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