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La mostra dei Carlantinesi nel Mondo

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Felice Tagliaferri e Candido Cannavò I dipinti di Giovanni Salcito

Dipinti, disegni, opere su pietra e la storia di Felice Tagliaferri, scultore cieco che vede con le mani

CARLANTINO (Fg) – Dipinti, sculture, opere scolpite nel legno, disegni e arte della pietra per rappresentare il talento dei Carlantinesi nel mondo: ha avuto un grande successo la mostra allestita nell’ambito della festa dedicata agli emigranti. Per diversi giorni, la palestra della scuola elementare si è trasformata in una galleria d’arte che ha messo in mostra il talento di artisti provenienti da ogni parte d’Italia, tutti di origine carlantinese.
Uno degli artisti più importanti di Carlantino, autore di una statua dedicata ai Carlantinesi nel mondo realizzata nel 2008, è Felice Tagliaferri che oggi risiede a Bologna dove dirige la Chiesa dell’Arte. Tagliaferri ‘vede con le mani’ perché è uno scultore non vedente. Ha 40 anni ed è cieco da quanto ne aveva 14. La sua notorietà si deve anche al compianto giornalista Candido Cannavò che, qualche anno fa, dedicò a Felice un capitolo del suo libro intitolato “E li chiamano disabili”. Un volume che Cannavò ha voluto dedicare a quelle persone che hanno saputo trasformare la loro disabilità in qualcosa di positivo. Tagliaferri scolpisce il marmo, il legno o la pietra di Vicenza. L’opera più nota realizzata dallo scultore è “La sete della Madonna” anche se, tra i suoi lavori, non va dimenticata la statuetta di creta raffigurante un cane lupo regalata ad un paesino siciliano, Alì Marina, dov’è nata una scuola di cani guida per ciechi. Un’altra grande opera è la “lupa” di Roma, regalata all’A.S. Roma e consegnata nella mani del capitano della società giallorossa, Francesco Totti. Felice ha esposto le sue opere in decine di mostre in diverse città italiane, ma non rinuncia mai a tornare a Carlantino e a esporre le proprie opere nel paese che gli ha dato in natali. Assieme a lui, Giovanni Salcito e molti altri artisti, ‘carlantinesi nel mondo’, questa estate sono tornati in paese e hanno contribuito a realizzare un’iniziativa che racconta la passione, il talento e la voglia di esprimere bellezza e poesia attraverso il linguaggio universale dell’arte. L’arte che ha sempre cittadinanza, l’arte che non è mai estranea, straniera, poiché i suoi codici sono riconoscibili e comprensibili a ogni latitudine.

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