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In the Mirror e Unseen - arte e teatro fisico in una sola sera a Lucera



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Un'unica serata, inizio alle 21 ad ingresso libero, con la mostra "In The Mirror" di Giuseppe Petrilli e la performance di teatro fisico "Unseen" a cura di Maggie Salice, a Lucera, presso la Galleria Manfredi, martedì 3 gennaio, in collaborazione con il Teatro dei Limoni. L'introduzione sarà affidata ad Antonino Foti, docente dell'Accademia di Belle Arti di Foggia e organizzatore di UGallery.

Chi ha detto che Eros è morto? Interrompete la funzione funebre, quel nanerottolo con le ali è più vivo che mai. Certo, rifugge gli sguardi della folla e si nasconde, segue percorsi tutti suoi e detesta luci e clamori, come ci ha insegnato Apuleio.
Nell’era dei selfie, quelli che un tempo si chiamavano autoscatti e fecero la fortuna di riviste che oggi paiono terribilmente obsolete e fanno quasi tenerezza, la seduzione è stata svuotata di ogni intensità, appiattita dall’assenza di naturalezza e spontaneità e, siccome queste immagini tutte uguali e tutte tristissime invadono la nostra società grazie alla prepotenza dei social network, il pennuto armato di arco e dardi infuocati si è rifugiato negli sguardi, tra le pieghe, nella carne, tra i capelli e i corpi delle donne ritratte da Giuseppe Petrilli.

Eros, e l’erotismo, hanno nell’artista lucerino l’ultimo e più strenuo cantore. La sua arte, da sempre, punta una dolce luce su donne che conoscono il significato della seduzione e il vero valore della sensualità. Gioiose come pin up, fatali come maliarde, infallibili conquistatrici: come piante carnivore, è impossibile sottrarsi alle loro bocche. E siccome la bellezza ha un potere incontenibile, la sua arte ha raggiunto gli occhi delle donne con la stessa aerea leggerezza con cui una fragranza raffinata e penetrante raggiunge nasi lontani.
Su invito di Petrilli o rispondendo a una volontà personale, donne di ogni età, taglia, orientamento sessuale, colore, hanno inviato all’artista un loro autoscatto.

E agli occhi dell’artista, e adesso anche ai nostri, si è presentato il caleidoscopico universo delle identità femminili. Sfrontate, timide, gentili, impertinenti, aggressive, violente, angeliche, diaboliche: chi ama le donne sa come in ognuna di esse sappiano essere presenti tutte le anime del mondo. E Petrilli, con quel suo linguaggio così riconoscibile e personale, le omaggia ritraendole: come un moderno e inoffensivo Barbablù, arricchisce la sua collezione di fanciulle. E il risultato è così colmo di messaggi, suggestioni, chiavi di lettura da ispirare una performance al Teatro dei Limoni che porta in scena tutte queste anime femminili.
Giuseppe Petrilli, inoltre, riabilita una figura quasi dimenticata ai giorni nostri, quella della musa. Oggi sono tutte icone, anche per cinque minuti, purché abbiano uno o un milione di like. Ma la donna che decide di abbandonare abiti e pudore per lo sguardo di un artista è una che la sa lunga, e che della seduzione conosce i veri segreti. Ed è un gioco di reciproco possesso: chi possiede davvero l’altro? È l’artista, a impadronirsi del corpo e dell’immagine della sua musa, o è la modella a guidare il gioco e a condizionare l’artista? Basterebbe guardare la Grande Arte di ogni tempo, per trovare una risposta: Gala che tiene in pugno la follia di Dalì, Jeanne Hébuterne che soffia sul fuoco malato che arde nell’anima di Modigliani, la Fornarina che si consegna allo sguardo rotondo e armonioso di Raffaello.

Le muse di Giuseppe sono donne vere, del mito non hanno i contorni né vogliono averli. I loro corpi sono autentici, diversi l’uno dall’altro e quindi unici, imperfetti come si richiede alla perfezione; siamo talmente vittime di quella grande e diffusa dismorfofobia collettiva, drogati come siamo dall’irrealtà marziana delle modelle e dall’iperbolicità plastica delle pornostar, da poter indicare come difetti proprio quegli elementi che fanno di quel corpo il corpo di quella donna e di quella donna soltanto. Seni acerbi o generosi, gambe affusolate o morbide, sguardi lascivi o imbarazzati, capelli perfettamente acconciati o privi di ogni cura, fianchi che seguono il disegno che la vita, le esperienze, il tempo hanno voluto imprimere. Viste così, quindi, le donne di Giuseppe Petrilli si uniscono e formano un compatto, agguerrito esercito: non marciano e non sparano, ma ci fronteggiano coi loro sguardi per portare a termine la loro missione, che è poi la stessa dell’artista: firmare un’appassionata, sincera, coinvolgente, contagiosa – e assolutamente necessaria - Ode alla Sensualità Femminile.

Tony di Corcia

Giuseppe Petrilli è nato a Lucera (Fg) nel 1970 dove vive e lavora. La sua attività artistica si sviluppa attraverso la pittura, l’illustrazione, la digital-art e la fotografia. In particolare la serie erotica “Piante Carnivore” è il risultato di una personale ricerca volta a trovare la giusta alchimia tra il gesto artistico più classico, il disegno, e le nuove tecniche digitali, al fine di utilizzare e sviluppare le numerose soluzioni espressive che esse offrono. La serie “True_Fakes” è un’ulteriore evoluzione di tale alchimia e consiste in manifesti di film inventati, ispirati ai b-movies degli anni 60/70. L’ultima progetto, “In the mirror” consiste in una serie di ritratti di donne, che allo specchio mostrano il lato più naturale della propria sensualità. Ha partecipato a diverse mostre collettive e personali a Miami, Chicago, Los Angeles, San Francisco, Montreal, Berlino, Zurigo, Roma, Milano, Firenze, Verona, Napoli, Salerno, Catania, Bari, Lecce, Taranto, Foggia.

Galleria Manfredi, Corso Manfredi 12, Lucera (Fg)






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