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A Lucera dall'11 dicembre 2015 al 15 gennaio 2016 'EVOLUZIONI 1985/2015', mostra fotografica di MONICA CARBOSIERO



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Mediaweb Grafica - Lucera - tel +39 0881548334
“EVOLUZIONI 1985/2015” Mostra fotografica di MONICA CARBOSIERO
A cura di Giuseppe Petrilli - Testi di Berenice Di Matto

Dall'11 dicembre 2015 al 15 gennaio 2016 presso Bacco&Perbacco - Vineria e Cucina di ricerca - Piazza Duomo, 21 • Lucera (Fg)

Vernissage: venerdì 11 dicembre – ore 19.30

“Evoluzioni” è una sorta di viaggio in due mondi, diversi ma visceralmente collegati: quello della fotografia attraverso i cambiamenti che l’hanno caratterizzata negli ultimi 30 anni dalle macchine analogiche, le pellicole, gli acidi per la stampa, arrivando al digitale, alla stampa fine art e a Photoshop, e quello di Monica, la cui passione per la fotografia, nata praticamente nello stesso istante in cui è venuta al mondo, l’ha portata, appena diciannovenne, a lavorare in un prestigioso laboratorio fotografico foggiano punto di riferimento per tutto il sud Italia.

Vent’anni di collaborazioni con giornali locali e nazionali, anni in cui il suo obiettivo ha immortalato fatti di cronaca, spettacoli e inchieste. È forse proprio questa esperienza a plasmare la sua forte sensibilità nei confronti dell’altro, la sua predisposizione al racconto, la sua attenzione per il modo in cui un altro essere umano porta avanti la propria esistenza, il suo desiderio di guidare lo sguardo su aspetti del quotidiano e di altre culture che spesso ci lasciamo passare accanto senza osservarli: Monica, invece, ci fa sentire quella normalità o quell’essere altro, la profondità di queste vite, le emozioni, i mali e le gioie che le connotano. Molti dei suoi scatti raccontano posti, gesti e storie che ormai non ci sono più.
Ma le sue sperimentazioni fotografiche sono completamente rivolte alla sua interiorità che prende vita nello studio delle luci e delle ombre nelle quali Monica ha sempre proiettato quel duello intimo tra sorrisi e lacrime, ottimismo e angoscia, confusione e speranza, in una sorta di studio psicologico. L’onirico, con figure disciolte ed indistinte mescolate in sovrapposizioni e trasparenze, prende vita in una fotografia che diventa concettuale combinando pensieri e sensazioni in un senso di vertigine e disordine.
La sensibilità è ciò che caratterizza la fotografia di Monica da 30 anni, una carriera lunga che è impossibile ripercorrere in poche righe ma che si è sempre fondata sul sentire: lo scatto che il suo occhio sceglie non è una scena qualunque e non è una scena costruita, preparata, ma è vita vera, sono percezioni autentiche, suggestioni genuine con le quali sente una connessione e che riporta all’osservatore attraverso la fotografia nella quale imprime le sue sensazioni del momento.
Un talento affermato e certificato dai numerosi premi e riconoscimenti in tutta Italia dal primo concorso nazionale vinto nel 1987 all’onorificenza di AFI – Artista della Fotografia Italiana assegnatole nel 2005 dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) alla quale è iscritta dal ’92, passando per il Premio Celeste, La Coppa “Carmen Crepaz”, il Trofeo Internazionale "Andrea Pollitzer", solo per citarne alcuni, senza dimenticare i due scatti che Lanfranco Colombo – fotografo e gallerista tra i massimi esponenti della storia e della diffusione della fotografia italiana – ha voluto per sé e sono ancora oggi nella Galleria Il Diaframma di Milano.

La storia di Monica comincia da un’orma nella sabbia immortalata nell’85, la sua prima foto, una diapositiva stampata in negativo esposta in originale in questa mostra. Un’orma perché c’era in lei il desiderio di affermare la propria presenza, di lasciare un segno, proprio come fa la fotografia fissando qualcosa che altrimenti passerebbe per sempre.
I primi anni sono quelli in cui si dedica al mondo che la circonda così come le appare immortalando la nevicata dell’86 o lo storico barbiere Luigino, ambasciatore di gesti e confidenze ormai svaniti.
Dell’88 l’intenso ritratto scelto come immagine dell’evento, anche questa una posa rubata. In uno stanzino spoglio illuminato da una semplice lampadina Monica immortala la collega durante una pausa. Il buio profondo dal quale emerge il profilo elegante e naturale della donna avvolta dal fumo della sua sigaretta richiama alla mente, come le hanno già fatto notare, il famoso fotografo Newton.
Nei primi anni ‘90 s’impegna in un reportage sulla comunità Rom, un’esperienza seguita anche dai media dell’epoca che l’ha portata a vivere per 6 mesi con queste persone realizzando poi la sua prima personale in cui la fotografia si mescola ai video e alle musiche originali dei matrimoni della comunità. Ha sempre avuto la predisposizione alla contaminazione Monica, una sorta di approccio sinestetico all’arte che la porterà nel 2001 all’allestimento di una grande mostra sulla danza che i foggiani ancora ricordano per suggestione e fascino: all’inaugurazione delle donne vestite di bianco danzavano su coreografie di una ballerina norvegese togliendo i veli che coprivano le foto di grandi dimensioni che, montate su pannelli, ruotavano a loro volta contribuendo al forte dinamismo. Una fusione di danza, musica, fotografia e scenografia che hanno fatto sognare il pubblico.
Persegue con costanza l’esplorazione del contrasto tra la luce e le ombre e l’osservazione dell’umanità: è di questo periodo lo studio sulla luce e il movimento attraverso una serie di scatti ad una bottiglia tra polaroid e pellicola, e il viaggio in Turchia alla ricerca di storie, non di folklore, di uomini e non di differenze culturali.

Gli inizi degli anni 2000 rappresentano il passaggio al digitale. Lo fa principalmente per essere al passo coi tempi nel suo lavoro ma, per le sue sperimentazioni personali, la pellicola rimane ancora la via preferenziale.
Pian piano però il digitale si “guadagna” un posticino anche nei viaggi, nelle sperimentazioni d’ispirazione Man Ray, e nella serie sui manichini che andrà a comporre la mostra “In – animati” presso Palazzo Dogana.

Monica Carbosiero è un’artista guidata dall’emozione. È quello che sente a decidere tutto e a dare vita a fotografie che non si curano di riempire superficialmente lo sguardo ma parlano alla sensibilità, muovono alla riflessione, provocano sensazioni, conducono in luoghi sconosciuti, raccontano e sussurrano al cuore.

Berenice Di Matto






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