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CULTURA > Associazionismo



Stele antropomorfe di Bovino, la posizione di Promodaunia



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Si è da poco diffusa la notizia che la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia ha disposto lo spostamento delle stele antropomorfe di Bovino dall'attuale collocazione, il Museo Civico "Carlo Gaetano Nicastro", al Museo Nazionale Archeologico di Manfredonia nel Castello Svevo-Angioino.

La vicenda ha rappresentato un motivo di riflessione sulle scelte inerenti la gestione e la valorizzazione dei reperti, nello specifico se sia opportuno non conservare gli stessi nelle zone in cui sono stati ritrovati. Una questione spinosa e di vecchia data questa che, come ben sappiamo, ha visto negli anni coinvolti anche reperti di ben più ampia eco.

Le statue-stele di Castelluccio dei Sauri - anche dette di Bovino - e rinvenute tra il 1954 e gli anni ottanta nell'area denominata Sterparo Nuovo - a pochi chilometri da Castelluccio dei Sauri e Bovino - sono riconducibili al fenomeno delle statue-stele e statue-menhir diffusosi nell'Età del Rame che coinvolse in modo particolare la Puglia. I primi ritrovamenti in zona Sterparo Nuovo, dicevamo, risalgono al 1954, ad opera del Prof. Michele Leone (ai tempi Ispettore Onorario delle opere d'arte della circoscrizione) che segnalò il ritrovamento di quattro pezzi al Museo Pigorini di Roma. Nel '60, poi, ci fu la prima pubblicazione scientifica di M. Ornella Acanfora che cominciò a rendere note le stele nell'ambiente. I ritrovamenti continuarono e nel 1991 si intervenne col sondaggio di scavo che diede ai monumenti un contesto cronologico certo, inquadrabile nella seconda metà del III° mill., età Eneolitica, già sospettato in precedenza per la tipologia dei pugnali incisi. 

Si comprende, dunque, l'importanza storica/culturale che le queste stele rappresentano essendo un tassello prezioso della storia non solo della zona in cui sono state ritrovate, ma di tutta la Puglia e, addirittura, dell'Europa essendo le prime vere statue antropomorfe che l'umanità abbia concepito.

Promodaunia, visto l'intento da sempre perseguito di valorizzare le ricchezze, le bellezze e le risorse che la Daunia possiede, si schiera accanto a chi sostiene necessaria la permanenza delle stele nel luogo in cui sono state ritrovate e di cui descrivono e testimoniano cultura, tradizioni e riti di un tempo ormai lontanissimo che altrimenti ci sarebbe rimasto sconosciuto. Promodaunia si muove nell'ambito di quella politica culturale che ha permesso già in passato il rientro di reperti nei luoghi a cui appartengono come nel caso dei Grifoni di Ascoli Satriano rientrati dal Getty Museum di Malibù e della collezione Rizzon che più recentemente è ritornata a Manfredonia dopo anni di dislocamento improprio in Veneto.

Diverse stele dei Monti Dauni hanno già trovato collocamento in musei esterni all'area del loro ritrovamento, come il Museo Civico di Foggia e il Museo Nazionale di Taranto. Lo spostamento dei reperti di Bovino costituirebbe l'elisione fisica e culturale di una testimonianza fondamentale della storia locale dalla stessa terra che tali segni ha fatto riemergere.

Le stele di Bovino rappresentano uno dei pochi elementi identitari fisici della cultura dei Monti Dauni a fronte di innumerevoli beni culturali immateriali costituiti da tradizioni e riti. Privare Bovino delle sue stele sarebbe come impedire ai Petraioli di ricondurre in maggio Sant'Alberto a Montecorvino.

La vicenda, inoltre, suona ancora più paradossale se si considera che, da una parte, il MIBACT promuove un Progetto di Eccellenza turistica dei Monti Dauni (in cui Promodaunia è attivamente coinvolta) e, dall'altra, un suo organo territoriale, la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Puglia, dispone la privazione di un'evidente eccellenza a suddetto territorio.







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