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POLITICA > Italia



Tutti chiedono qualcosa mentre stiamo affondando!



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L’angolo di Antonio Di Muro

E’ davvero singolare, anzi paradossale la situazione politica e finanziaria italiana. Mentrestiamo affondando, con la non lieve preoccupazione di vedere in bilico anche le pensioni, sia pure povere, politici e sindacalisti sembrano vivere  su un altro pianeta. In un momento in cui i partiti dovrebbero fare fronte unico per difendere quelle poche possibilità  che portano alla ripresa dell’economia, invece cosa fanno? Si beccano in continuazione, anche componenti della stessa maggioranza, facendo perdere di giorno dopo  giorno quel poco di credibilità internazionale che ancora pensiamo di avere. Questi partiti delle cosiddette larghe intese dovrebbero sostenere la legge di stabilità messa in votazione dal Governo da essi espresso, se non altro perché il documento finanziario e di programmazione è stato preventivamente sottoposto alla valutazione del sindacati e degli organismi di categoria, nonché degli esperti degli stessi partiti. Avviene curiosamente il contrario. La legge viene attaccata ogni giorno e ciascuno se la tira da tutte le parti, chiedendo cose impossibiliti, facendo riferimento a risorse che non ci sono.  Anche i sindacati fanno sciopero, ben sapendo che le loro richieste non possono trovare in alcun modo collocazione nella legge finanziaria che, sotto il controllo ferreo europeo, deve mirare non a concedere, ma a tagliare per rientrare nei parametri che possano portare gradualmente alla riduzione del debito pubblico. Confindustria, Confcommercio compagnia cantando sono sulla stessa strada, anche se partendo da posizioni comprensibilmente diverse. 

Non v’è dubbio che ciascuno deve recitare la sua parte. Ma, questo deve avvenire in tempi normali, quando la coperta è così larga da poter accogliere almeno una parte delle rivendicazioni. Noi, invece, ci troviamo in una situazione davvero drammatica, che forse l’opinione pubblica non percepisce completamente.  In questi momenti tutti dovrebbero concentrarsi su quelle riforme, predicate da tutti ma poi dimenticate, che possano davvero portare al miglioramento della situazione, riforme che devono mirare soprattutto alla eliminazione degli sprechi, dei doppini in termini di investimenti, a rendere la burocrazia meno impietosa in modo da favorire la crescita del mercato, alla soppressione dei tanti enti inutili, alla riduzione dei parlamentari e quant’altro che può essere coniugato con l’efficienza e il risparmio . Questi nostri politici, tutti, sembrano  non avvertano la gravità della situazione, che di giorno in giorno si fa sempre più pesante. Come quando si torna a parlare di nuove elezioni, come se portarsi frequentemente alle urne costituisca la panacea per farci  portare al di là del baratro che sta per inghiottirci.  Continuano i riti stucchevoli, stanchi della Prima Repubblica, con partiti che si formano ed altri che si spengono tra l’indifferenza generale, con i vari leader che si preoccupano più della loro sorte che di quella del Paese. Forse non hanno compreso che il declino dell’Italia potrebbe bruciare anche tutti i loro propositi o sogni di gloria personali.






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