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POLITICA > Italia



Tutti vogliono la riduzione delle tasse. E le risorse?



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L’angolo di Antonio Di Muro

Particolarmente in questo periodo, si sprecano sulla stampa gli interventi che invocano l’immediata riduzione delle tasse. Illustri penne del giornalismo economico, associazioni imprenditoriali e professionali, semplici cittadini e quant’altro non fanno altro che ripetere la stessa litania, quasi che il Governo nutra una ostilità preconcetta a varare l’operazione di una minore incidenza del Fisco sulla tasche delle aziende e dei  lavoratori.  Paradossalmente anche i partiti che sostengono il Governo dicono le stesse cose, mentre farebbero molto prima e meglio a presentare le proposte di legge in Parlamento per risolvere il problema.   Però, nessuno, diciamo nessuno, indica come fare in concreto.  Che, in termini spiccioli, significa trovare le risorse compensative, quelle cioè disponibili e, quindi, non impegnate in bilancio da utilizzare per abbassare il tasso di fiscalità. La musica è sempre la stessa: tagliare gli sprechi, tagliare la spesa improduttiva, far dimagrire le strutture ministeriali e pubbliche in generale, come se tutto ciò fosse semplice. Perché, ad esempio, come si fa a mandare a casa tanti dipendenti in esubero  e sfaccendati annidati nei meandri del pubblico impiego, unitamente al fatto che costoro, quasi sempre, stanno sotto l’ombrello protettivo dei sindacati? E, ancora: ammesso che ciò fosse possibile, costoro non andrebbero ad infoltire la già folta schiera dei disoccupati?

Anche qui si fanno delle affermazioni generiche, di principio, populiste, giusto per accaparrarsi simpatie elettorali.  Nessuno indica chiaramente quali sono le spese parassitarie dello Stato e degli enti pubblici ed affini, il che significa metterli in una lista con nome e cognome. Ma, si sa, così si bruciano i consensi, per cui è meglio fare proclami, ma non sporcarsi le mani e perdere voti.  Ma, anche se tutto ciò fosse possibile, i risultati non aiuterebbero a far scattare quella ripresa, che è la sola a determinare gli spazi di crescita economica e, quindi,  a dare ossigeno all’economia reale e consentire allo Stato di incassare altre tasse, che non siano, però, il giroconto, partite di giro  di altre passate da un capitolo all’altro di spesa pubblica.  Anche il famoso debito pubblico è presentato come un mostro, rispetto al quale tutti hanno terrore, specie quando ci vengono ricordati e talvolta i limiti di bilancio dall'odiata Europa.  Il debito pubblico va aggredito con interventi risolutivi che liberino finalmente il mercato da lacci e laccioli e consentano alle nostre imprese di affrontare alla pari la concorrenza estera.  Certo, la riduzione di tasse è importante, ma anche le regole del gioco devono cambiare per essere messi al passo degli altri che operano fuori delle mura nazionali.  Il tutto insieme alla serietà con cui si affrontano questi temi, che sono diventati logorroici da parte di chi  ne parla e che persino hanno seccato un po’ tutti.






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