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CULTURA > Storia



Risposta della cittadinanza a soppressione del Tribunale nel 1923



Acquedotto ricorso al re (21.7.1923)
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Nel 1923 tutta la città si ritrovò unita nell’impostare la grande lotta per il ritorno del Tribunale, che si concretizzò ne 1938.

Superato nel 1903 il rischio di perdere il ruolo di capoluogo giudiziario della Capitanata, che suscitò, come già accaduto nel 1861 e nel 1885, vivaci manifestazioni di protesta, conclusesi il 5 marzo 1903 con un caloroso comizio popolare nella chiesa di S. Francesco, nel 1923, il trasferimento a Foggia del Tribunale di Capitanata, che da quattro secoli alimentava la vita materiale e spirituale di Lucera, inflisse un duro colpo alla cittadinanza, che visse anni di angoscia, durante i quali vide di colpo declinare le proprie fortune e smembrarsi una classe di intellettuali.
La soppressione del glorioso organismo giudiziario provinciale, che aveva avuto ininterrottamente sede a Lucera fin dal XVI secolo, per tacere dei periodi precedenti, produsse inevitabili danni economici. Non era solo un’istituzione che moriva, ma un’intera civiltà che scompariva, facendo perdere alla città di Lucera il secolare primato intellettuale nella provincia.
Profondamente amareggiata e delusa dal regime appena instauratosi in Italia, anche per il modo con cui l'inatteso provvedimento venne adottato ed eseguito, la borghesia professionista ebbe uno scatto di orgoglio e tutta la città, con la sola eccezione della massa proletaria, si ritrovò unita nell’impostare la grande causa di ripristino del Tribunale, parzialmente concretizzatasi dopo oltre 15 anni.
Nella riforma delle circoscrizioni giudiziarie del Regno, che aveva la finalitĂ  di abolire quelle che si riteneva costituissero un onere ingiustificato per lo Stato, il Tribunale civile e penale di Lucera non era indicato tra quelli da sopprimere, perchĂŠ era l’unico della provincia ed il quarto del Regno per numero di affari (il Tribunale aveva quattro sezioni, tre promiscue e una penale, la Procura del Re, la Corte d’Assise e da esso dipendevano, oltre a quella di Lucera, 28 Preture) Ma, per interessamento di influenti uomini di partito del capoluogo (in particolare, di un finanziatore della Marcia su Roma), con R.D. 24.3.1923 il Tribunale di Capitanata venne capoticamente trasferito a Foggia, sebbene – come ricorda l’on. Antonio Salandra (tra i primi ad essere informato del provvedimento da Mussolini al termine del Consiglio dei Ministri del 23 marzo 1923) –  per la breve distanza tra le due cittĂ , legate dalla ferrovia, e per l’antica consuetudine, “nessun movimento d’opinione v’era nella provincia a favore delle aspirazioni di Foggia”; mentre in Lucera, sede anche dalla maggiore istituzione scolastica, si era costituito “un ambiente di elevata cultura e una tradizione di sommo rispetto alla Magistratura”. E ciò perchĂŠ i Tribunali conferivano all’antica cittĂ  lustro e vita per via del numeroso ceto forense che vi si raccoglieva e per le centinaia di famiglie che traevano la loro sussistenza dalle occupazioni accessorie. Spostarli significava offendere la cittĂ  nei suoi vivi e legittimi sentimenti e arrecarle danno gravissimo, mentre Foggia viveva di altre e maggiori risorse.
Contro la soppressione tuonarono le proteste ufficiali delle autorità cittadine, essendo vietate le adunate popolari con intenti ostili al regime. Il sindaco, la giunta ed il Consiglio comunale dovettero dimettersi per avere osato ricorrere al re; Il Popolo di Capitanata, periodico liberale cittadino, fu costretto a cessare le pubblicazioni, mentre il suo direttore, avv. Alfonso de Peppo, fu diffidato, con altri redattori del foglio, per il contegno ostile da essi tenuto nei riguardi del provvedimento. Il vescovo Giuseppe Di Girolamo, ricevuto in udienza da un irremovibile Capo del Governo, dovette prendere atto dalle poche parole del Duce – il quale non seppe neppure pronunciare il nome della nostra città (che chiamò Lùcera) – della decisione ormai presa e tornarsene sconsolato in Puglia. Senza alcun esito rimase, naturalmente, un ricorso presentato al Capo dello Stato il 21.7.1923, nel quale, tra l'altro, si faceva presente come, contrariamente ai principi informatori di quella riforma, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere non era stato trasferito a Caserta, sede del capoluogo di quella provincia.
Sebbene il ripristino del Tribunale non si fece attendere, quella soppressione fu l'inizio di un decennio di nuove conquiste per la città, la quale, su richiesta dagli amministratori comunali e con il sostegno di alcuni influenti cittadini, come il prof. Riccardo Del Giudice, capo della Confederazione dei lavoratori del commercio dal 1934 al 1939 e futuro sottosegretario di Stato all'Educazione Nazionale (1939-1943), fu dal governo fascista in qualche modo compensata della grave perdita. Nel 1924 il Governo istituiva in Lucera una Colonia Agricola per gli orfani dei contadini caduti in guerra e un Regio Istituto Tecnico, il secondo in provincia dopo quello di Foggia. Quest’ultimo, richiesto dal Comune, fu attivato al primo piano del Palazzo di Giustizia con sezioni di Ragioneria e di Commercio e intitolato l’anno successivo al re Vittorio Emanuele III. Fu inoltre particolarmente favorito il rilancio dell’immagine storica e artistica della città: nel 1932 un impegnativo lavoro di scavi riportò alla luce l’anfiteatro romano, preparandone la ricostruzione, conclusasi nel 1945; nel 1934, una serie di scavi portò al rinvenimento, sul ciglio del colle Belvedere, della Stipe votiva del Salvatore e alla costituzione di un nuovo museo cittadino (3.3.1934), trasferito e riallestito nell'antico palazzo dei marchesi de Nicastri, pervenuto per donazione al comune e dedicato all'archeologo napoletano di origine lucerina Giuseppe Fiorelli (deliberazione podestarile del 20.1.1934). Parallelamente venne intrapresa una felice stagione di restauri, che interessò i due monumenti nazionali (la fortezza svevo-angioina nel 1925 e nel 1934 e la cattedrale nel 1926-28 e nel 1934), mentre non andarono a buon fine le iniziative di recupero della lex lucerina de luco sacro dal muro del palazzo Bruno, nel quale si vuole che a metà ‘800 la pietra venne riutilizzata con la faccia rivolta verso l’interno.
Ma il ripristino del Tribunale non si fece attendere, e rappresentò una delle pagine piÚ gloriose della storia della città; infatti, con R.D.L. n. 579 del 25.4.1938, annullata la riforma del 1923, seppure con giurisdizione ridotta, il Tribunale ritornava a Lucera.

Massimiliano Monaco







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