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Dalla scuola media “Altamura” di Foggia, nel cuore del Rione Candelaro, lettere aperte ai detenuti, dopo la lettura di “Colpevoli”: “Riflettete sugli errori, così guadagnate un’altra possibilità”




Annalisa Graziano ha incontrato i giovani studenti foggiani per presentare il libro sul carcere. Un alunno 13enne, figlio di un ex recluso: “Mi stavo perdendo, poi ho capito che non volevo finire in cella anche io. E allora ho smesso di frequentare gli amici sbagliati e di fumare; ho scelto di fare una vita onesta. Voi continuate così, portate le associazioni dentro, fate attività: non lasciate soli i detenuti, devono sapere che c’è una strada diversa”.

 “Mio padre è stato in carcere per alcuni anni. Ora è fuori, ma è stato un periodo difficile per me, anche perché mia madre è andata via. Io mi stavo perdendo: cattive compagnie ed errori, uno dopo l’altro. Poi ho capito che non volevo finire dentro anche io, che quella vita non la voglio fare. E allora ho smesso di frequentare gli amici sbagliati e di fumare; ho scelto di fare una vita onesta. Voi continuate così, portate nel carcere le associazioni, fate attività: non lasciate soli i detenuti, devono sapere che c’è un’altra possibilità”.

Nelle parole di un alunno 13enne della scuola media “Altamura” di Foggia (Rione Candelaro), che la vita ha fatto maturare troppo in fretta, si ritrova tutto il senso dell’incontro di presentazione di “Colpevoli. Vita dietro (e oltre) le sbarre” di Annalisa Graziano.

L’INCONTRO - L’autrice, il 23 febbraio scorso, ha incontrato alcune classi della scuola media e della” Pascoli” presso l’Aula Magna di Piazza De Sanctis. Un incontro fortemente voluto dalla docente Gianna Campanella, organizzato in collaborazione con la collega della scuola media “Zingarelli” Lucia Palmieri.

Nelle scorse settimane, i giovanissimi studenti hanno letto alcune storie contenute nel libro edito da “la Meridiana”, insieme con la docente, e si sono confrontati sul tema della detenzione, del rapporto con le vittime e sul futuro possibile, dopo la pena.

LE LETTERE - Undici di loro hanno scritto lettere ai detenuti foggiani, le cui storie sono contenute nel libro, chiedendo all’autrice di farle recapitare agli interessati.

“Anche se hai commesso un errore – scrive su un cartoncino verde Federico a Luigi – hai bisogno di tempo per riflettere e comprendere il peso e gravità delle tue colpe e di avere una seconda possibilità, come tutti. Spero che quando uscirai potrai riabbracciare la tua famiglia e vedere come è cambiato il mondo fuori, ma fino a quel momento cerca di vivere il presente serenamente”. “Caro Vincenzo – scrive, invece, Barbara – mi dispiace per te, perché hai dovuto mantenere le tue sorelline da solo, senza l’aiuto della tua mamma. In realtà, una mamma dovrebbe essere sempre presente, come pure il papà. Devi sapere che mio padre ha perso sua madre e oggi anche suo padre. Spero tu mi risponda con un’altra lettera, però ora voglio farti una domanda: è brutto vivere in prigione?”.

Nel corso della mattinata, numerose sono state le domande poste all’autrice, a cui gli studenti hanno fatto dono di due cartelloni, sulla vita in carcere e sulle possibilità che si possono incontrare all’esterno, dopo aver scontato la pena.

IL VOLUME - La prefazione di “Colpevoli”, realizzato con il sostegno della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia e in collaborazione con il CSV Foggia, porta la firma di don Luigi Ciotti. “Queste pagine - scrive il presidente di Libera - ci aiutano a ricordare che il carcere non è una terra marginale o un mondo a parte, ma un’eventualità nella storia delle persone. Scaturita certo da scelte sbagliate, di cui è giusto rendere conto, ma anche da opportunità negate, dall’assenza di alternative”. La postfazione è stata affidata a Daniela Marcone, vicepresidente di Libera e figlia di Francesco Marcone, vittima innocente di mafia.

L’autrice, che ha raccontato agli studenti anche le storie di alcune vittime innocenti di mafia, ha rinunciato ai diritti d’autore: saranno investiti per realizzare attività di volontariato all’interno del Carcere di Foggia.

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