POLITICA Europa         Pubblicata il

La commisione UE: il Sud Italia sempre meno competitivo




L’angolo di Antonio Di Muro

La Commissione UE, attraverso l’indice 2013, ha  rilevato che il Sud è sempre meno competitivo, pur tenendo conto del quadro complessivo nazionale alquanto deprimente per la nota crisi in atto. Anche le regioni del Nord soffrono, ma da noi le cose vanno, ovviamente, peggio. Per consolarci constatiamo che la grande e imbattibile Lombardia, motore dell’Italia, è passata a quota 128 da 95. La Puglia perde ben 29 posizioni, piazzandosi a 232 su 262. Tutto ciò è stato determinato in misura maggiore dal mancato utilizzo delle risorse  europee, che continuano a fare da specchietto per le allodole per tutti, ma nei fatti vengono disattese più o meno clamorosamente. Naturalmente i dati sono passati al setaccio degli organismi politici, i quali, anziché fare il mea culpa, si sono messi a fare le pulci tra loro, dimenticando che alla guida della Regione, alternativamente, ci sono stati un po’ tutti. In questi casi, la logica dice che bisognerebbe rinserrare le file e unire le forze perché il gap venga superato, al di là delle barriere ideologiche e dei soliti inutili tatticismi. Dalle nostre parti ci troviamo dinanzi a tre problemi. Talvolta non ci sono proprio le risorse, anche perché non siamo in grado di conoscere la loro esistenza, come  spesso capita nei nostri Comuni ed enti territoriali più in generale.

Ed è grave che ciò accada in tempi di magra, al punto che le Amministrazioni locali sono costrette a dotarsi di esperti esterni per andare a cercarle laddove sostano sconosciute e inoperose. Tante volte gli aiuti comunitari vengono utilizzati in maniera non opportuna, nel senso che sono distribuiti tra tanti rivoli inutili ai fini di un processo virtuoso che possa davvero risollevare strutturalmente i comparti più deboli dell’economia del territorio.
 Capita spesso, inoltre, che le risorse ci sono e ci vengono sbandierate sotto gli occhi, anche con la minaccia di farle tornare al mittente in caso di inutilizzo, ma il risultato è sempre lo stesso. Tra i tre problemi nasce così una area di inerzia che condiziona ogni attività di proposta e  di realizzo operoso. E’ una situazione che dalle nostre parti non ci possiamo assolutamente permettere, perché gli ultimi dati ci dicono che la disoccupazione continua a galoppare al Sud, soprattutto a carico dei giovani e delle donne, come rilevato recentemente dall’Istat. Questi dati sono impressionanti non solo perché manca il nuovo lavoro, ma soprattutto perché quelli che ce l’hanno lo perdono per effetto della cessazione dell’attività da parte delle aziende a seguito della mancanza di ordini, in conseguenza della riduzione dei consumi o per la messa in liquidazione di diverse attività in difficoltà ad autofinanziarsi.  Negli ultimi tempi, non stiamo davvero facendo bella figura, se si pensa che ci posizioniamo in gara solo per evitare la collocazione agli ultimi posti delle graduatorie,  come dimostra la classifica delle nostre Università che sembrano battersi per la maglia nera della classifica generale. Naturalmente la situazione complessiva, al di là delle responsabilità della politica, risente dalla distanza strutturale che ci separa dalla zone più forti del Paese, dove sono in difficoltà, d’accordo, ma possono salvarsi ricorrendo ad un retroterra consolidato di maggiore benessere. Ed è per superare il citato  gap che bisogna scazzottare, per stabilire chi prima arriva al traguardo! E non ultimi!

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